Cosimo I dei Medici, il padre della Toscana moderna

Eugenio Giani ha dedicato un libro al granduca di cui ricorrono i 450 anni dalla morte

Nel 2024  – il 21 aprile, come ricorda il giornale on line nove.firenze.it – ricorrono i 450 anni dalla morte di Cosimo I de’ Medici (Firenze 1519-1574). Figura centrale nella storia e nella cultura è primo granduca di Toscana e artefice della sua trasformazione in Stato. Per celebrare questo protagonista della storia e dell’identità toscana, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha appena pubblicato da Giunti editore “Cosimo I dei Medici, il padre della Toscana moderna”. Nel libro ne ripercorre la vita e le imprese di governo, il rapporto con le arti e ne evidenzia soprattutto la dimensione di legislatore e statista capace di portare quella che fino allora era stata una piccola potenza regionale al livello delle corti e delle grandi nazioni del ‘500.

Figlio del condottiero Giovanni de’ Medici, detto delle Bande Nere, e di Maria Salviati, apparteneva per via paterna al ramo cadetto dei Medici detto dei Popolani. Giunto al potere dopo la morte violenta del duca Alessandro, consentì ai Medici di governare Firenze e gran parte della Toscana attuale fino alla fine della dinastia, avvenuta con la morte senza eredi dell’ultimo granduca, Gian Gastone, nel 1737. Mentre la struttura di governo creata da Cosimo durò fino alla proclamazione del Regno d’Italia.

Nel libro di Giani  – si legge ancora nell’articolo di Nicola Novelli su nove.firenze.it – il primo granduca viene raccontato in modo originale. Con un linguaggio spigliato e scorrevole la biografia di Cosimo viene ripercorsa in brevi capitoli intitolati ad un luogo teatro dello specifico evento. In questo modo l’autore riesce a dimostrare la rilevanza della figura del protagonista non soltanto per il suo casato, non solo per la città di Firenze, ma per tutti i territori che oggi si riconoscono nel nome Toscana.

Il pater patrie infatti costruì strade, opere di prosciugamento, porti. Dotò molte città di fortilizi. Intraprese la realizzazione di nuovi presidi, costruendo fortezze a Siena, Arezzo e Pistoia. A Sansepolcro fece abbattere tutti i borghetti esterni alle mura, preferendo fortificare l’antica cerchia muraria piuttosto che allargarla. Rafforzò le difese di origine medioevale a Pisa e Volterra. Fece erigere una nuova cinta muraria a Fivizzano a sbarramento dei passi appenninici. Fece fortificare San Piero a Sieve, Empoli, Cortona e Montecarlo di Lucca. Fece costruire ex novo la città-fortezza di Portoferraio all’isola d’Elba.

Cosimo seppe sfruttare il ruolo anche politico dell’arte, promuovendo numerosi cantieri che cambiarono il volto di Firenze, in modo da portare avanti un’immagine del suo governo come saggio e illuminato. Tra le varie opere da lui compiute, la creazione della fabbrica delle Magistrature, poi diventata Galleria degli Uffizi sotto il granduca Francesco I. Ampliò Palazzo Pitti, che divenne la residenza ufficiale dei granduchi, portando a compimento il Giardino di Boboli. Collegò la sua nuova residenza con Palazzo Vecchio attraverso il Corridoio vasariano.

La sua corte fu animata da artisti quali Giorgio Vasari, Agnolo Bronzino, Bartolomeo Ammannati, Benvenuto Cellini, Michelangelo Buonarroti, Francesco da Sangallo, Giambologna, Galileo Galilei. Appassionato di archeologia, intraprese ricerche di reperti etruschi a Chiusi, Arezzo ed in altre città, portando alla luce numerosi oggetti e statue.

Alla ricerca di una posizione di indipendenza rispetto alle forze europee, Cosimo abbandonò la tradizionale alleanza con i francesi, per passare dalla parte dell’imperatore spagnolo Carlo V.

Come nelle altre corti dell’Europa il principe sviluppo la struttura complessa di un casato, ricco di figure professionali e culturali. Esautorò da ogni carica la maggior parte delle famiglie fiorentine. Scelse funzionari di umili origini. Rinnovò l’amministrazione della giustizia, facendo emanare un nuovo codice criminale. Rese efficienti i magistrati e la polizia.

La Toscana ha una radice di 450 anni che deriva proprio dal fatto che lo statista Cosimo I seppe organizzarla come uno stato. Nessun’altra regione italiana ha questa caratteristica. Non a caso quando si costituì il regno d’Italia, la Toscana fu l’unica che, già da centinaia di anni, aveva una identità propria.

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