Dopo qualche ora dall’aggressione subita da un Poliziotto Penitenziario, colpito al volto con violenza da una persona privata della libertà, nella serata di oggi viene sventata un’evasione di un detenuto, di origini balcaniche, trasferito per ordine e sicurezza dal carcere di Parma a quello di Porto Azzurro.
Da tempo denunciamo – riferisce il Segretario Generale Provinciale della UILFP Polizia Penitenziaria di Livorno – che l’Amministrazione penitenziaria sbaglia ad assegnare al carcere elbano detenuti con pene da scontare al di sotto di cinque anni o residui di pena inferiori a tale soglia, alcuni anche sofferenti di patologie di natura psichiatrica.
Negli ultimi mesi nel penitenziario elbano registriamo un incremento della capienza di persone ristrette senza una ragione plausibile, logica, che abbia almeno riferimenti normativi.
Fuori d’ogni dubbio l’istituto penitenziario insulare non è più la Casa di Reclusione d’eccellenza che una volta vantava di garantire il trattamento intensivo volto alla rieducazione e al recupero delle persone detenute.
All’aumento delle presenze di detenuti si contrappone una riduzione progressiva del numero di unità di Polizia Penitenziaria dovuta ai pensionamenti, trasferimenti ad altre sedi e alle limitate assegnazioni di Agenti di nuova assunzione.
Tutto questo si traduce in una sproporzione delle risorse umane non solo rispetto ai livelli di operatività richiesti per garantire la sicurezza interna dell’istituto e quella pubblica, ma anche in termini di sostenibilità dei compiti istituzionali ai quali è chiamato il personale. Quel personale – sottolinea la UIL – a cui si chiede di essere leali nei confronti dell’Amministrazione Penitenziaria e che dalla stessa istituzione dello Stato subisce, quotidianamente, la compressione del diritto di lavorare dignitosamente e in piena sicurezza.
Chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – aggiunge il Segretario Generale Regionale per la Toscana – di restituire alla Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” la sua connotazione normativa, se l’obiettivo che aveva un tempo è ancora quello di incentrare le finanze pubbliche sulla rieducazione tramite il lavoro e al reinserimento nella società del condannato.


