Ad un anno da quella sera, il tempo sembra essersi fermato

di Gabriele Rotellini

Sulle strade dell’Isola d’Elba, dove ogni giorno scorrono vite, abitudini e ritorni a casa, resta il ricordo di una tragedia che ha colpito nel modo più duro una famiglia e, con essa, tutta la nostra comunità. Un padre che non è mai arrivato a destinazione. Un impatto improvviso, imprevedibile, che ha spezzato una vita e cambiato per sempre quelle di chi gli voleva bene.

Oggi non è il tempo della rabbia. È il tempo del silenzio, del rispetto e di una riflessione sincera.

Perché a distanza di un anno, accanto al dolore, rimane una domanda che non può essere ignorata: cosa è cambiato davvero? Le parole non sono mancate, così come le promesse e gli impegni. I Sindaci si sono attivati, le associazioni di categoria hanno sollecitato soluzioni, cercando di tenere alta l’attenzione su un tema che riguarda la sicurezza di tutti. Eppure, ad oggi, quel cambiamento atteso non si è ancora concretizzato.

Nel frattempo, il problema continua a manifestarsi ogni giorno, in forme diverse ma sempre più evidenti: non solo sulle strade, dove il rischio è sotto gli occhi di tutti, ma anche nelle campagne, dove coltivazioni e lavoro vengono messi a dura prova da danni continui e spesso pesanti. È un equilibrio fragile quello tra territorio, attività umane e presenza della fauna, e oggi appare sempre più difficile da sostenere.

Non serve cercare responsabilità, ma trovare una direzione.

Il tema della presenza di ungulati e mufloni sul territorio è complesso, ma non può restare in sospeso. Ogni giorno che passa senza un passo avanti è un giorno in cui il problema continua ad esistere, silenziosamente, sulle nostre strade e nelle nostre terre.

Questa ricorrenza dovrebbe essere qualcosa di più di un momento di memoria. Dovrebbe essere l’inizio di un impegno reale, concreto, condiviso. L’individuazione di una guida, l’avvio di un percorso chiaro, la volontà di trasformare le intenzioni in azioni.

Lo dobbiamo a chi non c’è più.
Lo dobbiamo a chi ogni giorno percorre queste strade.
Lo dobbiamo a chi lavora e vive il territorio.
Lo dobbiamo a noi stessi, come comunità.

Con rispetto, con tristezza, ma anche con la speranza che da questo giorno possa finalmente nascere qualcosa di diverso. Qualcosa di concreto.

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