Portoferraio riscopre la sua memoria nascosta: la Cappella Votiva dei Caduti della Grande Guerra
E’ proprio vero , a volte basta il caso per riportare alla luce un pezzo di storia .È quello che è accaduto allo scrivente entrando nella Chiesa di Maria Assunta, nel cuore del centro storico di Portoferraio,in via Garibaldi .

Dentro la chiesa, appena entrati ,sul lato sinistro, si trova annessa la Cappella Votiva dei Caduti della Grande Guerra .Rimasta chiusa per anni si è improvvisamente mostrata. Un ambiente raccolto, silenzioso, che custodisce una memoria la quale l’isola non può permettersi di perdere.
Tutto è accaduto mentre gironzolando a piedi per le strade del centro di Portoferraio mi sono trovato davanti alla porta di ingresso aperta e sono entrato dentro la chiesa dedicata a Maria Assunta custodita dalla insigne Arciconfraternita del SS Sacramento .
Con grande mia sorpresa ho trovata aperta la cappella votiva .Era stata chiusa al pubblico da decenni a causa del deterioramento del soffitto e della mancanza di fondi per il restauro.
In questa cappella sono racchiuse memorie importanti della storia della città di Portoferraio memorie tali da renderla luogo simbolico per tutta l’Elba.La cappella è infatti legata alla memoria della grande guerra .E’ monumento che unisce arte ,devozione religiosa ,identità comunitaria ,facendola diventare un punto di riferimento per la storia civile e religiosa dell’isola.
L’architetto Gino Vai ,che nel 2013 ha eseguito una relazione tecnico illustrativa sullo stato delle condizioni della cappella,scrive che rappresenta uno dei primi esempi di costruzione in cemento armato.
Chi vi entra oggi può farlo intenzionalmente o per caso come è successo al sottoscritto. Ma una volta dentro, il colpo d’occhio è immediato: lapidi di marmo, nomi incisi, un’intera generazione di giovani elbani che non tornò mai dal fronte. Sono 374, suddivisi per comune, a testimoniare quanto la Grande Guerra abbia segnato l’Elba più di quanto si creda. La cappella fu pensata subito dopo il conflitto. L’Arciconfraternita del SS. Sacramento, storica istituzione cittadina fondata nel 1551, decise di trasformare una ferita collettiva in un luogo di memoria permanente. Il progetto venne affidato all’architetto fiorentino Severino Crott, ma la costruzione fu tutt’altro che semplice: fondi scarsi, materiali difficili da reperire, lavori rallentati.
Eppure l’isola rispose. Arrivarono offerte dai comuni, dalla società Ilva, dai confratelli, dai cittadini e perfino dagli emigrati elbani all’estero. Un gesto che racconta più di mille parole il legame tra la comunità e i suoi caduti.
La cappella venne inaugurata il 24 maggio 1934, data simbolica che ricordava l’ingresso dell’Italia nella guerra.
Oltre alle lapidi, la cappella conserva un piccolo tesoro artistico: le lunette dipinte dal pittore elbano Giuseppe Mazzei, autore di varie opere sacre diffuse sull’isola. Le sue immagini, delicate e narrative, aggiungono un tono intimo a un luogo già carico di significato.
Suo è il dipinto della Madonna Assunta in cielo che sovrasta l’altare maggiore della chiesa

Non è un caso che la cappella compaia in testi dedicati alla devozione popolare elbana: qui la fede incontra la storia, e la storia diventa identità.
Negli ultimi anni la cappella era stata chiusa al pubblico. Il soffitto necessita ancora di un restauro, gli ambienti mostrano segni di degrado, e il rischio di perdere un pezzo fondamentale della memoria cittadina è reale. Associazioni culturali e cittadini hanno più volte lanciato appelli per il recupero del monumento.
La recente apertura riaccende l’attenzione del visitatore. Chi vi entra oggi percepisce immediatamente il valore del luogo: non è solo un memoriale, è un frammento di identità collettiva.
La Cappella Votiva dei Caduti della Grande Guerra è uno dei luoghi più significativi di Portoferraio. Racconta una storia di dolore, di comunità, di fede e di arte. Racconta un’isola che ha pagato un prezzo altissimo.
Riaprirla, restaurarla e valorizzarla non è solo un dovere culturale: è un gesto di rispetto verso un’intera generazione che non ha fatto ritorno.
E’ memoria per conoscere il passato e monito a non dimenticare un passato per non essere costretti a riveverlo.
Dentro la cappella votiva si trova uno dei crocefissi più antichi dell’Elba .
E’ in legno scolpito.Va Distinto da un altro crocifisso posto nell’altare maggiore della chiesa .Il crocifisso della Cappella Votiva è molto più antico di quest’ultimo : l’opera risale al quindicesimo secolo.La croce di legno a cui è appeso il Cristo ligneo è incastonata in una d’argento decorata con motivi floreali: sul retro è la data 26 maggio 1912 probabile data della messa in opera.Posteriormente è una raggiera sempre in argento.
La leggenda narra che questo crocefisso sia stato ritrovato durante la fondazione di Cosmopoli tra i resti dell’antica Fearraja medioevale mentre si stava tirando su la città di Cosimo.
Fu esposto in una nicchia in via dei Granai ,conosciuta anche come via della Nicchia oggi via Victor Hugo ,alla sommità di via Camerini già Salita della Nicchia .Da qui il crocefisso è stato traslato nel 1751 nella chiesa della Confraternita del Corpus Domini ,dal 1792 del SS Sacramento, posto presso l’altare minore dedicato a Sant’Anna. Da qui fu trasferito dentro la Cappella Votiva dei caduti della grande guerra dove rappresenta il sacrificio e la morte redentrice in parallelo con il sacrificio dei caduti
Nel 1751 fu portato in processione da Paolo Danei,,fondatore dell’Ordine dei Pssionisti,divenuto santo col nome di San Paolo della Croce.


