Il 28 aprile prossimo, in occasione della giornata dedicata alle vittime sul lavoro, il sindaco Tiziano Nocentini adotterà anche per il Comune Portoferraio, una iniziativa di sensibilizzazione sul tema delle morti su lavoro consistente in una panchina bianca. Un gesto simbolico importante, che richiama il dovere della memoria sulle morti bianche. Ma la memoria, da sola, non salva vite.
Se vogliamo davvero onorare chi non è tornato a casa dal lavoro, dobbiamo avere il coraggio di fare di più. Molto di più.
Ogni cantiere edile dovrebbe esporre quotidianamente una bacheca con l’elenco aggiornato delle maestranze presenti. Uno strumento semplice ma fondamentale, che consentirebbe controlli immediati da parte delle autorità per verificare la regolarità dei lavoratori, il rispetto degli orari contrattuali e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Chi lavora senza essere registrato non è solo un’irregolarità amministrativa: è una vita esposta al rischio.
Ma i controlli non devono fermarsi al lavoro nero. Servono verifiche costanti sull’uso dei dispositivi di protezione, sulla sicurezza dei ponteggi, sulla qualità delle attrezzature e degli ambienti di lavoro.
Anche negli ambienti chiusi, come capannoni, fabbricati, cisterne e sotterranei, la sicurezza passa da impianti di aerazione adeguati e da una tracciabilità quotidiana del personale presente, per evitare sfruttamento, stanchezza e condizioni di rischio.
I macchinari devono essere controllati e certificati con regolarità, perché un’attrezzatura non sicura può trasformarsi in una condanna.
LA SICUREZZA E LA PREVENZIONE NON SONO EVENTI DA COMMEMORARE UNA VOLTA ALL’ANNO. È un impegno quotidiano che richiede controlli, regole e responsabilità.
È giusto ricordare le vittime. Ma è ancora più giusto fare tutto il possibile perché non ce ne siano più.
Perché il vero rispetto non si misura da una panchina, ma dal numero di lavoratori che ogni sera tornano a casa.
Francesco Semeraro

