Con la scomparsa di Salvatore Masia, Seccheto e l’intera Isola d’Elba perdono uno degli ultimi autentici custodi dell’antica tradizione della lavorazione del granito.
Per decenni, nel suo laboratorio di Vallebuia, nell’entroterra di Seccheto, Masia ha trasformato la pietra elbana in opere destinate a case, piazze, giardini e luoghi della memoria, mantenendo vivo un mestiere che ha segnato profondamente la storia e l’identità delle comunità granitiche dell’isola.
Scalpellino esperto, artigiano paziente e profondo conoscitore della materia, apparteneva a quella generazione che aveva imparato il mestiere direttamente sul campo, attraverso il lavoro quotidiano e il contatto con la pietra. Nelle sue mani il granito non era soltanto un materiale da costruzione, ma diventava espressione di una cultura del lavoro fatta di competenza, sacrificio e rispetto per il territorio.
Nel corso della sua attività ha contribuito a preservare e tramandare un sapere antico che oggi rischia di scomparire. Le sue realizzazioni testimoniano non solo la qualità del lavoro artigianale, ma anche il forte legame con una terra che dal granito ha tratto per secoli una parte importante della propria storia economica e sociale.
Tra le opere che ricordano la sua maestria vi è la copia dell’antica ara romana dedicata a Ercole, collocata nel cortile del Palazzo Comunale di Portoferraio. L’originale, databile tra il I e il II secolo d.C. e dedicato da Publio Acilio Attiano, prefetto del pretorio dell’imperatore Adriano, è conservato presso il Museo Archeologico della Linguella. La riproduzione realizzata da Masia rappresenta un significativo esempio della sua capacità di confrontarsi con la storia e con le tecniche tradizionali della lavorazione della pietra.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda la disponibilità, la semplicità dei modi e l’orgoglio con cui raccontava il mestiere degli scalpellini, una professione che ha contribuito a modellare il paesaggio e la memoria dell’Elba occidentale.
Con la sua scomparsa viene meno una preziosa testimonianza vivente di un sapere tramandato per generazioni. Restano le sue opere, disseminate sul territorio, e il ricordo di un uomo che ha dedicato la propria vita a custodire e valorizzare una delle tradizioni più significative dell’isola.



