La cartolina, Napoleone, le notizie, e il tempo d’attesa

di Gaetano Dauria

Spedire una cartolina da Portoferraio a Rio Marina, appena una ventina di chilometri di distanza, nell’era dell’intelligenza artificiale fa sorridere. Ma fa anche riflettere perché la cartolina ha impiegato dieci giorni per arrivare a destinazione La cartolina, con l’avvento di Internet, dei social network e della messaggistica istantanea, è ormai quasi scomparsa. Eppure conserva qualcosa che nessun messaggio digitale può offrire: il tempo dell’attesa, il viaggio materiale delle parole, il piacere di ricevere un oggetto che ha attraversato luoghi e mani. Questo mi fa venire in mente un’altra storia, lontanissima nel tempo. Napoleone morì il 5 maggio 1821 a Sant’Elena, un piccolo punto nell’immensità dell’Atlantico. La notizia della sua morte impiegò settimane per raggiungere l’Europa: arrivò a Milano il 16 luglio e fu pubblicata dal Corriere il giorno successivo. Da quella notizia nacque l’ispirazione di Alessandro Manzoni per scrivere Il cinque maggio. Sono due episodi diversissimi, separati da oltre due secoli, ma entrambi raccontano una cosa che oggi abbiamo quasi dimenticato: le notizie, un tempo, avevano bisogno di tempo. Viaggiavano insieme alle persone, alle navi, ai cavalli, e l’attesa faceva parte del loro significato. Non è una polemica contro la tecnologia. È semplicemente una storia che mi piace, perché ricorda che, a volte, anche un piccolo gesto come spedire una cartolina a venti chilometri di distanza può avere un valore che va oltre la velocità con cui un messaggio arriva a destinazione. Una piccola precisazione storica: Napoleone morì il 5 maggio 1821 a Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale, più vicina alle coste dell’Africa che a quelle del Sud America. Inoltre, la notizia raggiunse Milano dopo oltre due mesi, un ritardo che rende ancora più suggestivo il confronto con una cartolina che oggi percorre pochi chilometri ma continua a custodire il fascino dell’attesa.

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