Pianosa, Calamita, la destra elbana e il nucleare

di Umberto Mazzantini* e Circolo Isola d’Elba “Patrizia Piscitello”

Dopo che il governo Meloni – quello sovranista e della sovranità popolare – ha ridato il via al rinascimento nucleare in Italia nonostante due referendum popolari abbiano detto basta nucleare, alcuni sondaggi molto filo-nucleari (fin da come vengono impostate le domande) danno come risultato un’opinione pubblica spaccata a metà, anche se la contrarietà diventa grande maggioranza se la centrale nucleare dovesse essere costruita nella provincia o regione nella quale risiedono gli intervistati e la percentuale di contrari diventa bulgara se si parla di costruire un deposito delle scorie nucleari nel comune o provincia di residenza.
Anche all’Elba la destra esulta e fa un po’ di propaganda filo-nucleare a buon mercato sui social, pensando che tanto chi se ne frega: non ci faranno certo una centrale atomica o un deposito di scorie radioattive vicino a casa. Ma sbaglia.
Infatti, un po’ di anni fa, e poi ancora nel 2009, Pianosa venne inserita nella mappa dei governi come una delle 6 possibili localizzazioni del nucleare italiano. Ci furono prima la tragedia nucleare di Chernobyl del 1986 e poi quella di Fukushima Daiichi del 2011, due referendum, e fortunatamente non se ne fece nulla.
Ma intanto, nel marzo 2002 L’Espresso pubblicò la “segretissima” mappa dei siti idonei per interrare le scorie nucleari delle vecchie centrali nucleari italiane e tra questi c’era l’Isola d’Elba, esattamente le ex miniere di Calamita.
E, mentre Giorgia Meloni e il presidente di Confindustria ci vendono i nuovi reattori nucleari “piccoli e sicuri”, come scrive Andrea Capocci sul Manifesto, «Per aggirare i ripetuti stop referendari e dipingere il ritorno al nucleare come una svolta innovativa, il governo deve fare sfoggio di una certa creatività linguistica. La legge, ad esempio, punta sui cosiddetti “piccoli reattori modulari”, un tipo di impianto che “generalmente non supera i 400-500 megawatt”. L’uso dell’avverbio è curioso: al momento i piccoli reattori sono in fase di sviluppo e forse se ne parlerà per il prossimo decennio. “Generalmente”, cioè, i reattori modulari non esistono. In più, anche l’aggettivo “piccolo” è discutibile: le centrali atomiche italiane erano quasi tutte al di sotto di quella soglia, e solo Caorso la superava di non molto».
Insomma, se si sostituisse la vecchia centrale nucleare che si voleva costruire a Pianosa con una nuova “piccola centrale nucleare SMR”, la taglia sarebbe più o meno quella della vecchia centrale nucleare proposta anni fa e probabilmente devasterebbe l’isola Parco Nazionale e sprofonderebbe nella sua falda acquifera.
Se poi si va a vedere la produzione di scorie, in quegli SMR il combustibile varia tra circa 1 e 10 tonnellate di uranio (o equivalente) in funzione della taglia dell’impianto. Gli SMR produrrebbero da 2 a 30 volte più rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali. Un Paese che non ha ancora individuato il sito per il deposito nazionale delle scorie esistenti vuole costruire almeno 23 impianti che ne produrranno molte di più.
Il deposito di scorie nucleari di Calamita dovrebbe essere parecchio grosso.
Ma il trucco è quello di non parlare più di centrale nucleare: diventa un “modulo”, mentre le scorie radioattive diventano “materiale residuo”.
La destra filo-nuclearista elbana è d’accordo? La facciamo una mini-centrale atomica/modulo a Pianosa o da qualche altra parte, e dove? Lo facciamo un deposito di scorie nucleari/materiale residuo a Calamita o da qualche altra parte, e dove? Oppure l’Arcipelago Toscano non deve partecipare – pur evidentemente vocato secondo i governi di centro-destra vecchi e nuovi – allo strambo rinascimento nucleare di Meloni-Pichetto Fratin-Salvini?
Secondo il fantasioso Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima, nel 2050 i piccoli reattori nucleari italiani forniranno fino a 16 gigawatt di potenza, circa il 20% della domanda nazionale di elettricità. L’International Energy Agency prevedono che entro il 2050 saranno installati 50 gigawatt di nucleare in tutto il mondo, quindi, a dar retta al governo, l’Italia realizzerà un terzo dei reattori modulari di tutto il mondo nei prossimi 25 anni. E’ chiaramente una esagerata sciocchezza.
Come è una colossale sciocchezza parlare di sovranità energetica italiana, visto che le tecnologie SMR e il carburante per le centrali nucleari italiane dovremmo comprarli all’estero, proprio come il gas e il petrolio.
Legambiente spiega che «I problemi sono due. Il primo è che quegli impianti non esistono ancora. E i dati su quelli che sono stati provati sono impietosi. Il progetto SMR più avanzato al mondo era NuScale, negli USA: costi di produzione stimati tra 250 e 354 dollari per MWh, valori del tutto fuori mercato. Il progetto è stato cancellato. Gli unici tre SMR oggi in funzione nel mondo raccontano la stessa storia: lo Shidao Bay 1 in Cina è entrato in funzione 16 anni dopo l’annuncio iniziale, con costi aumentati del 200%. I due piccoli reattori galleggianti russi hanno superato il 300% del budget previsto. La seconda questione è che, se pure fosse vero che i primi reattori saranno pronti tra il 2034 e il 2035, famiglie e imprese hanno bisogno di ridurre i costi già oggi. Il nucleare arriverebbe troppo tardi».
Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha commentato: «Quello che è assolutamente evidente da tutte le stime di costi che ci sono è che l’energia prodotta da un impianto nucleare va sui 150 euro a megawattora, mentre il solare è 3 volte più basso. Tre volte più basso è qualcosa di enorme dal punto di vista industriale. Quindi è evidente che non c’è nessun motivo per cui si possa pensare che il nucleare possa essere conveniente dal punto di vista dei costi. Dire che il nucleare costi meno del solare sarebbe una balla così grande che credo che anche il Governo abbia qualche esitazione a dirlo».
Un eventuale programma nucleare italiano coprirà una percentuale irrisoria del fabbisogno elettrico nazionale e i suoi enormi costi infrastrutturali renderanno ancora più care le nostre bollette. Il nucleare è il modo più pericoloso, costoso e sporco di produrre energia. Conviene solo al governo.

*Umberto Mazzantini
Segretario Sinistra Italiana – Alleanza Verdi Sinistra
Circolo Isola d’Elba “Patrizia Piscitello”

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