“Mia figlia torna casa, forse si anzi no, la nave non parte”

Il racconto e le riflessioni di un padre che osserva disincantato il traghetto "guasto"

Massimiliano Pardi, architetto di professione, lascia su Facebook uno sfogo”denuncia”  sull’ennesimo disservizio dei trasporti marittimi. Ecco ciò che ha scritto.

Stasera doveva essere semplice. Mia figlia tornava da Milano col pullman. Una cosa normale. Quasi moderna. Arriva il pullman, si prende la nave, si torna a casa. E invece no. Perché noi viviamo su un’isola. E su un’isola, si sa, anche una cosa semplice deve prima passare dal reparto “eventi imprevedibili ma ormai prevedibilissimi”. Allora penso: “Le vado incontro, perché non si sa mai. Magari ritarda il pullman, magari non parte la nave, magari succede qualcosa. E quando hai una figlia di 16 anni che deve rientrare a casa, non ragioni più per orari: ragioni per responsabilità. Perché se quella nave non la prende, resta lì, alla stazione marittima. Che uno immagina come un luogo attrezzato, vivo, pensato per chi parte e per chi arriva. E invece dopo le 19:30 chiude anche il bar. Il bar, in una stazione marittima. Cioè l’unico presidio umano rimasto tra un tabellone, una panchina e l’attesa di una nave che forse parte e forse no.
E allora non è ansia. È semplice buon senso isolano.” Che poi, detto così, sembra pessimismo. Invece è esperienza. Parto alle 18:00, arrivo alle 19:00.
Aspetto. Ma aspetto contento, perché quando aspetti una figlia il tempo passa meglio. Alle 20:15 arriva. Ci abbracciamo, ci avviamo verso la nave delle 20:30. Una nave d’epoca, primi anni ’80. Rinnovata. Fiammante. Fiammante, diciamo, nel senso poetico del termine. Un po’ come quando dici “ragazzo giovane dentro”. Arriviamo all’imbarco e vedo gli uomini della nave, quelli a bordo e quelli a terra, seduti sui new jersey con una serenità quasi filosofica.
Mi guardano. Sorridono. E io capisco subito che quel sorriso non è un sorriso. È un comunicato stampa. “La nave delle 20:30 non parte.” “Ah. E perché?”
Il sorriso si allarga. “Problema al motore.” Ora, io sono una persona positiva. Voglio crederci. Penso: sarà un sorriso educato. Il sorriso gentile di chi deve darti una brutta notizia. Poi guardo meglio. La nave d’epoca sta facendo rifornimento dalla bettolina. E allora nasce una domanda semplice, quasi infantile:
ma una nave guasta… fa il pieno? Meno male, penso. Almeno non è il carburante. Finisce il rifornimento. Chiude il portellone. Mette avanti tutta. Si stacca dal molo. E io: “Ah, però. La marcia avanti funziona.” Meno male. Poi si ferma in mezzo al porto. Mette la retro. E va a sistemarsi in un altro molo.
 Perfetto. Funziona anche la retromarcia.” Meno male davvero. A quel punto capisci che non è un guasto qualsiasi. È un guasto selettivo. Un guasto educato. Un guasto con senso dell’orientamento. Un guasto che non disturba troppo: si presenta sempre vicino al molo dalle 20.00 alle 20.30 in giorni infrasettimanali, mai in mezzo al mare. E questa, bisogna riconoscerlo, è una qualità. Ora la nave d’epoca è lì. Ferma. Riposa. Poverina. Del resto, a una certa età, dopo il pieno, un po’ di riposo ci vuole. E io voglio continuare a pensare positivo. Perché nella vita bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno.
O, in questo caso, la nave piena di gasolio. Meno male che esistono le coincidenze favorevoli. Meno male che avanti funziona. Meno male che anche la retro funziona. Meno male che il motore si rompe sempre al momento giusto, nel posto giusto, nell’orario giusto e mai nei festivi e prefestivi, col molo vicino. Meno male. Perché a forza di dire “meno male”, prima o poi, ci sembrerà quasi che vada tutto bene. @inprimopiano

7 risposte a ““Mia figlia torna casa, forse si anzi no, la nave non parte”

  1. Isolato Rispondi

    1.la compagnia e privata e agisce in condizioni di libero mercato, unica penalizzazione possibile e che il mancato uso della banchina vada pagato più di quanto si paga. 2. Il controllo dopo guasti e riparazioni dovrebbe aspettare alla capitaneria di porto, la prendono in giro? 3. La ribellione deve essere contro la compagnia privata, ma questa e in cattivo stato e vede l’Elba come mercato secondario, come dire ha spremuto quando c’era da spremere ora vivacchia, 4. Da elbani ci dobbiamo chiedere perché gli elbani hanno fatto un passo indietro in blunavy e perché questa compagnia non fa più corse di adesso?

    13 Maggio 2026 alle 8:19

  2. michelino riformato Rispondi

    Solidarietà all’Architetto Pardi: Non è sfortuna, è un sistema che fa acqua
    ​Caro Massimiliano, la tua non è “ansia isolana”, è la lucida diagnosi di un cittadino che ha smesso di credere alle favole e ha iniziato a guardare i fatti. Il tuo racconto descrive perfettamente il declino di un servizio che dovrebbe essere un diritto costituzionale (la mobilità) e che invece viene trattato come un “optional” meteorologico o meccanico.
    ​Sostenere la tua denuncia significa mettere in fila i punti oscuri di una gestione che offende l’intelligenza di chi vive l’Elba e di chi ci lavora:
    ​1. Il paradosso del “Guasto Intelligente”
    ​Hai centrato il punto: i motori che si rompono “con senso dell’orientamento”. È inaccettabile che una nave sia ufficialmente guasta per i passeggeri, ma perfettamente in grado di fare rifornimento, manovrare e spostarsi di molo. Se una nave può muovere le eliche per logistica interna, deve poterle muovere per onorare il contratto di servizio. Chiediamo trasparenza sui registri di macchina: un guasto che sparisce all’alba senza l’arrivo di pezzi di ricambio non è un’avaria, è una scelta aziendale.
    ​2. Il deserto della Stazione Marittima
    ​È paradossale che in uno dei porti più importanti d’Italia, dopo le 19:30 si spengano le luci della civiltà. Chiudere il bar e i servizi essenziali significa dire al passeggero: “Sei un intralcio, non un utente”. La stazione marittima deve essere un presidio umano e un rifugio, non un parcheggio buio tra i New Jersey.
    ​3. La lotteria delle corse straordinarie
    ​Dobbiamo smetterla di chiamarle “straordinarie” per giustificare prezzi gonfiati o incertezze. Il collegamento con l’isola è una strada, e una strada non può costare il triplo o sparire a seconda dell’umore della compagnia. Il controllo sui prezzi delle corse di recupero deve essere ferreo: il disagio del cittadino non può diventare il profitto dell’armatore.
    ​4. La dignità dei residenti e dei lavoratori
    ​La tua responsabilità di padre che va incontro a una figlia di 16 anni è la stessa responsabilità che lo Stato dovrebbe avere verso i suoi cittadini. Non si può vivere con l’incertezza cronica, basando la propria vita sul “meno male che è ripartita”.
    ​Cosa chiediamo insieme a te?
    ​Controlli di terze parti: Non basta che la compagnia dichiari il guasto; serve una verifica immediata dell’Autorità Portuale che certifichi l’impossibilità reale alla navigazione.
    ​Penali certe e pesanti: Se il guasto si rivela infondato o la nave “guarisce” magicamente per la corsa successiva più redditizia, le sanzioni devono essere tali da sconsaggiare il gioco.
    ​Servizi minimi garantiti: La stazione marittima deve restare aperta e presidiata finché l’ultima nave non ha mollato gli ormeggi o l’ultima emergenza non è stata gestita.
    ​Grazie, Architetto, per aver dato voce (e uno stile impeccabile) a un’esasperazione che non è più tollerabile. L’Elba non è un parco giochi che chiude la sera, è una comunità che ha diritto di tornare a casa.

    12 Maggio 2026 alle 17:05

  3. Mauro Rispondi

    Meno male che si guastano sempre quando il molo è “vuoto” pensate al disagio se fosse il contrario 😂😂

    12 Maggio 2026 alle 15:51

  4. FRA Rispondi

    Se chi conta invece di giustificarli, dicendo che quello è un privato (MOBY) e quindi può fare come vuole, gli mandasse degli ispettori “VERI” e gli levasse lo slot perché come servizio è quasi inesistente…!! vedrai che gli altri ci pensano due volte prima di dire che la nave è guasta……
    Buona giornata

    12 Maggio 2026 alle 14:46

  5. Daniele Lupi Rispondi

    Si..ci sono navi che funzionano un giorno si e uno no! non ne possiamo più di prese in giro,noi elbani ci dobbiamo ribellare!!

    12 Maggio 2026 alle 13:06

  6. Andrea Rispondi

    Buongiorno a tutti

    non è la nave che non funziona è la compagnia armatrice che non la fa funzionare
    La regione si svegli gli Elbani non ne possono più di questi presunti inconvenienti tecnici.
    Anfrea

    12 Maggio 2026 alle 11:12

  7. Anonimo Rispondi

    Siamo la vergogna

    12 Maggio 2026 alle 10:56

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

I commercianti del centro alzano bandiera bianca

"Dopo due anni di confronti e proposte a niente sono serviti i nostri sforzi"

Ungulati: l’Elba ostaggio del silenzio del presidente Giani

di Comitato Eradicazione Cinghiali Isola d'Elba