La mostra biennale di Venezia e della discordia

di Jacopo Bononi – presidente Premio letterario La Tore isola d’Elba

‘Rifiuto lo schema vincitori/vinti. Se però migliaia di visitatori ceceni mandati da Ramzan Kadyrov voteranno il padiglione russo, sapremo chi ha vinto: Vladimir Putin. Ma il mio più grande rammarico è un altro. Se Pietrangelo ci avesse coinvolto nelle interlocuzioni che portava avanti con i russi da anni, forse avremmo potuto chiedere una contropartita. Sarebbe stato un trionfo riaprire il padiglione russo in cambio di un cessate il fuoco con la liberazione di cento bambini ucraini (…) Così il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che non sarà presente alla inaugurazione della Biennale di Venezia, in dissenso con il presidente della medesima Pietrangelo Buttafuco, vincitore del nostro premio nel 2021 e membro del Comitato d’Onore dello stesso. Ritengo questa decisione inaudita. Sintomo di una totale disorganicità tra i membri della maggioranza, specie in tema di Cultura. Non credo di violare alcun segreto se, parlando con Marcello Veneziani, di Guerri e di Buttafuoco egli mi disse con la simpatia e la sincerità che gli è propria: ‘ci vogliamo bene, ma non andiamo d’accordo su niente’. Di sicuro nessuno dei tre sarebbe arrivato a creare tensioni così eclatanti ed a esplicitare un ‘disagio istituzionale’ così evidente come quello della ‘querelle Biennale’. La causa scatenante è stata la decisione di Buttafuoco di riaprire il padiglione della Russia. Giuli ha definito questa scelta un ‘pasticcio’ e un errore politico, accusando Buttafuoco di aver voluto trasformare la Biennale in una sorta di ‘ONU dell’arte’ senza consultare il governo. Giuli ritiene che Buttafuoco si sia comportato da ‘battitore libero’, ignorando la linea ufficiale del governo italiano riguardo all’isolamento culturale della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Il Ministro ha dichiarato che Buttafuoco si è ‘auto-commissariato’ con le sue azioni, segnando una profonda spaccatura tra i due intellettuali, storicamente vicini alla stessa area politica. A causa di queste tensioni, il Ministro Giuli ha annullato la sua partecipazione a Venezia nei primi giorni di maggio 2026, disertando gli appuntamenti ufficiali in segno di protesta. Compresa la inaugurazione. Massimo Cacciari, nostro candidato alla edizione 2026 del premio, sostiene fermamente che nell’arte non possa esserci censura e che la scelta di Buttafuoco di includere la Russia (accanto a Israele, Ucraina e Palestina) sia corretta per mantenere la Biennale come uno spazio di dialogo e non di esclusione. Il filosofo ha invitato Giuli a superare quello che definisce un ‘complesso d’inferiorità’, accusandolo di voler imporre una linea politica ideologica su un’istituzione culturale che storicamente ha goduto di grande libertà, anche in epoche difficili. Cacciari ha precisato che si potrebbe chiedere la rimozione di Buttafuoco solo se il padiglione russo si trasformasse in palese propaganda bellica. In assenza di prove di questo tipo, considera le minacce di commissariamento come un attacco all’indipendenza della Fondazione. Egli ha inoltre definito ‘vile’ l’atteggiamento dell’Unione Europea nel minacciare il taglio dei finanziamenti alla Biennale, considerandolo un ricatto inaccettabile verso la cultura. Come non essere d’accordo con lui? Scaltra e accorta come sempre Giorgia Meloni. Meloni ha dichiarato esplicitamente che, pur considerando Buttafuoco una ‘persona capacissima’, lei al suo posto ‘non avrebbe fatto quella scelta’ di riaprire ai russi. Ha ribadito che il governo non condivide la decisione, ma ha sottolineato che la Biennale è una Fondazione autonoma e che Buttafuoco ha agito nelle sue piene facoltà di presidente. Interpellata sull’invio degli ispettori ministeriali a Venezia, Meloni ha preferito non entrare nel merito tecnico, affermando che bisogna ‘chiedere a Giuli’, evitando di avallare o sconfessare apertamente l’azione aggressiva del suo Ministro. Nonostante le critiche sulla Russia, Meloni ha definito ‘geniale’ la mossa di Buttafuoco di far assegnare i premi dai visitatori anziché da una giuria tecnica (che si era dimessa per protesta), definendo questa visione ‘autonoma e democratica’. Vi fu già una polemica aspra tra Giuli e Veneziani alcuni mesi fa. La polemica è nata dopo che Veneziani aveva criticato il governo e il Ministero della Cultura, definendo la loro azione come un ‘trionfo della mediocritas’ e priva di una vera visione identitaria. I punti principali della risposta di Giuli sono stati quelli di sversare ’bile nera’, a mio avviso con incredibile cattivo gusto, oltre che con una forma di latente autolesionismo. Egli ha replicato infatti alle critiche sopracitate del filosofo affermando che Veneziani ‘sversa su di noi la bile nera di cui trabocca il suo animo’, riferendosi metaforicamente alla malinconia e al risentimento personale che, secondo il Ministro, offuscano il giudizio dello scrittore. Il Ministro ha accusato Veneziani di essersi arruolato nel fronte del ‘nemichettismo’, un termine usato per descrivere chi, all’interno della stessa area politica, attacca il governo per puro pregiudizio o invidia. Giuli ha liquidato le critiche come frutto di un ‘cieco rimpianto’ per un passato politico e culturale che non esiste più, suggerendo ironicamente una terapia a base di ‘vaccino anti-nemichettista’. Insomma una vicenda prima ancora che spiacevole direi inopportuna. Tornando a Venezia le scelte politiche dei governi nel caso specifico russo e israeliano non hanno nulla a che vedere con la manifestazione artistica dei popoli e delle nazioni, i loro eventuali crimini anzi potrebbero essere più facilmente stigmatizzati da chi, da artista, ha una visone libera e indipendente. Più complesso il discorso sulla rappresentanza culturale della ‘destra governativa’ che, se escludiamo i tre amici citati’ per il resto è come il famoso romanzo di Thomas Mann appunto una ‘Morte a Venezia’. Un libro di una disarmante e cruda desolazione che il grande Luchino Visconti traspose in un capolavoro cinematografico agli inzi dei Settanta del Novecento. Che tutto finisca come il protagonista del romanzo sulla spaggia, morente, che nel guardare per l’ultima volta il suo Tadzio si spegne nella solitudine con il colore della tinta che gli cola sulla faccia? La ‘morte a Venezia’ della Cultura non è stata simbolica, nel non presenziare da parte di Giuli alla inaugurazione dell’evento culturale più significativo del nostro Paese, ma di sostanza.

Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

(L-R) Director of the Festival, Alberto Barbera, Italian undersecretary at Ministry of Culture, Lucia Borgonzoni, Italian minister of Culture, Alessandro Giuli and president of the Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, arrive for the opening ceremony and screening of ‘La Grazia’ at the 82nd annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 27 August 2025. The movie is presented in the official competition ‘Venezia 82’ at the festival running from 27 August to 06 September 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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