Un anno difficile per l’Occidente, il prossimo sarà peggiore?

di Enzo Sossi

Il 2023 che si è appena concluso è stato un anno difficile, segnato dai conflitti internazionali e dai cambiamenti climatici. Siamo appena entrati nel 2024 che potrebbe essere probabilmente ancora più tumultuoso.

Negi Stati Uniti gli anni delle elezioni presidenziali sono sempre tempi di liti, rabbia e divisione. Per ciò il 2024 rischia di essere tra i più tempestosi della storia moderna americana. Donald Trump, che non se n’è mai andato dopo avere lasciato Washington, è il favorito nella corsa alla nomina repubblicana. Il suo crescente autoritarismo è stato sottolineato dalla retorica in stile nazista e dalle promesse di usare il potere della presidenza come motore di vendetta.

Se Trump vincesse la nomina repubblicana, l’unica figura che si frappone potrebbe essere il Presidente Biden, la cui profonda impopolarità significa che una campagna di successo per un secondo mandato rappresenterebbe un’impressionante rimonta. La più grande responsabilità del Presidente Biden sembra essere la sua età: ha già 81 anni ed è probabilmente in fase calante, scatenando i timori di una parte degli elettori che non sia all’altezza di servire per altri quattro anni dallo Studio Ovale.

Nel frattempo, Trump deve affrontare 91 accuse penali e potrebbe essere un criminale condannato entro il giorno delle elezioni, il che sta sollevando dubbi sulla propria attrazione tra gli elettori moderati. Ci vorrebbe probabilmente un grande sconvolgimento per Trump per essere battuto nella corsa alle primarie repubblicane, nonostante un’impennata forse tardiva di Nikki Haley. Anche se dopo il Colorado pure il Maine nega a Donald Trump un posto nelle primarie affermando che gli è vietato candidarsi alle elezioni presidenziali del 2024 ai sensi del 14° emendamento della Costituzione americana. L’unica cosa che possiamo dire con certezza su una corsa tra Trump e Biden è che la maggior parte degli statunitensi vorrebbe una scelta diversa. Poi, la questione che ora pare essere solo un’ipotesi, ma che forse sarebbe opportuno cominciare a ragionare: ci possiamo permettere che il possibile futuro comandante in capo di tutto l’Occidente, se Trump verrà condannato dalla giustizia statunitense e se verrà eletto come 47° Presidente, possa essere un criminale condannato?

Trump continua ad esercitare un’influenza enorme tra i propri sostenitori e nel Partito Repubblicano. La sua antipatia nei confronti dell’Ucraina, ad esempio, sta chiaramente guidando il rifiuto di molti repubblicani di sostenere gli aiuti statunitensi a Kiev. Ciò sta accadendo mentre il raffreddamento del sostegno per l’armamento e anche il finanziamento dell’Ucraina in Europa, dove pare stia nuovamente risorgendo un’ondata populista di destra e, solleva la vera questione che una democrazia sovrana potrebbe essere forse abbandonata di fronte alla brutale invasione del Presidente russo Vladimir Putin. Sarebbe un duro colpo per la credibilità e la reputazione di tutto l’Occidente.

Il 2023 sarà ricordato, probabilmente, come l’anno in cui una vaga affiliazione tra gli avversari delle democrazie occidentali ha forse posto la sfida più grave al dominio geopolitico dalla fine della Guerra Fredda. Russia, Corea del Nord, Iran e Cina, insieme hanno lavorato in modo informale per indebolire il potere occidentale, e in alcuni casi, poi, quest’ultimo trio ha lavorato per sostenere la guerra della Russia in Ucraina che per Putin è una lotta contro l’Occidente.

Tuttavia, forse in ultima analisi, la Cina pare rappresentare la più grande sfida a lungo termine per il potere dell’Occidente che finora ha dominato nel mondo e le maggiori tensioni nell’Asia-Pacifico sollevano enormi preoccupazioni sul fatto che una crescente Guerra Fredda potrebbe diventare calda nel 2024.

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