Scrivere di un film volendo parlare di Letteratura Epica è come parlare dell’Odissea di Omero studiata al liceo classico in lingua greco-antica: non crea un cortocircuito solo in chi legge, ma anche in chi scrive. Eppure avendo studiato l’opera classica sia nell’ambito della letteratura greca sia dal punto linguistico, ossia avendo studiato il testo originale ciò aiuta non poco a fare in modo che tale cortocircuito si smorzi, come un temporale violentissimo dopo bagliori e tuoni. Non ho visto il film di Nolan. Tuttavia da cinefilo accanito mi riprometto di farlo, ma solo dopo aver ‘rivisto’ il testo originale con la traduzione a fronte. Vedere la parola non è come leggerla. Sono molte le critiche al film e molte sono entusiastiche, altre lo sono meno anzi tendono a diventare analisi da ‘maestrini dalla penna rossa’, magari di alto livello, ma sempre e solo maestrini. Migliori le critiche che si leggono di chi si lascia trasportare dalla visionarietà un po’ ruffiana e assai auto-referenziale col quale certi film del Nostro sembrano dirti: non sono io che sono complicato, ma sei tu che non ci arrivi. Quindi mi intriga di più, essendo un fan del Nolan di ‘Insomnia’ (in esso magistrale Al Pacino e superbo a dir poco Willliams) più che di ‘Inception’ o peggio di ‘Tenet ‘, tentare un’operazione ovvia ma poco tentata: ossia non quanto di Omero ci sia in Nolan, ma quanto Nolan ci sia in Nolan, parlado di ‘Odissey’. L’Odissea di Nolan è il soprannome critico dato al suo film di fantascienza Interstellar (2014), strutturato come un vero e proprio rifacimento moderno in chiave cosmica dell’Odissea di Omero. Mentre l’opera di Omero racconta il viaggio di un uomo che attraversa il mare per tornare a casa, il film di Nolan narra il viaggio di un uomo che attraversa l’universo (il nuovo mare ignoto) per salvare i propri figli e permettere all’umanità di trovare una nuova casa. Ecco un confronto diretto e schematico tra le due opere: Ulisse è un eroe astuto, soldato e padre che brama il ritorno a casa. Cooper è un ex pilota, ingegnere e padre costretto a partire per salvare la famiglia. Il ritorno a casa (Itaca) per ricongiungersi agli affetti, trovare una nuova Itaca nello spazio per l’umanità. Polifemo e Scilla e Cariddi: intese come forze della natura e creature mitologiche. In Interstellar ci sono i buchi neri e le onde giganti: le leggi della fisica, la gravità e il tempo dilatato. Da una parte c’è la guida spirituale Atena, ossia la Dea della sapienza, che assiste e protegge l’eroe dall’altra c’è TARS ovvero la scienza, l’intelligenza artificiale e la memoria di scienziati del passato. I Proci omerici che sono corteggiatori che distruggono la casa di Ulisse dall’interno. Di là c’è il dottor Mann (che nello spazio è lo stesso sempre convincente Matt Damon) che è l’esploratore egoista che tradisce la missione per la propria sopravvivenza. Ci sono poi analogie chiave della struttura narrativa, ossia la partenza forzata: Ulisse lascia Itaca per la guerra di Troia mentre Cooper lascia la Terra (morente) a causa di una piaga globale che distrugge i raccolti. Ulisse viaggia per venti anni, perdendo la giovinezza del figlio Telemaco. Cooper viaggia attraverso un buco nero subendo la dilatazione temporale: pochi passaggi sul pianeta di Miller equivalgono a decenni sulla Terra, facendogli perdere la crescita della figlia Murphy. Infine c’è la discesa negli inferi (Nekyia): Ulisse scende nell’Ade per consultare l’indovino Tiresia. Cooper si lancia nel Tesseract (all’interno del buco nero Gargantua), uno spazio multidimensionale in cui comunica con il passato per dare a sua figlia l’equazione della salvezza. Nel finale Ulisse torna vecchio e trasformato, venendo riconosciuto dal figlio e dalla moglie. Cooper torna alla fine del viaggio trovando la figlia Murphy ormai anziana sul letto di morte, realizzando il suo ‘ritorno a casa’ emotivo. Quindi le analogie sono forti e spiegabili. Risiedono nella sceneggiatura che nel film ‘Interstellar’ fu scritta a quatrro mani dallo stesso regista col fratello, mentre l’Odissea è frutto del lavoro del solo regista. Quindi ‘farina del sacco’ di Nolan che si traduce in una lettura simmetrica, nel senso che se c’era già molta Odissea in Interstellar ovviamente c’è molto Nolan nella rilettura filmica del mito epico greco. Insomma, dalle poche inquadrature viste vediamo il film prima di tutto come sua opera interiore e in secondo piano come rilettura del Mito, per non cadere nel tranello che anche qui il regista ci tende: Omero va bene, ma io sono un’altra cosa. Riuscendoci.



isolano desolato
vorrei vederlo ma sull’isola d’Elba il film non è pervenuto! che Odissea!! poveri noi sempre più isolati dalla civiltà!!
20 Luglio 2026 alle 11:31
Paolo Chillè
Arriva arriva
20 Luglio 2026 alle 13:01