Abbiamo appreso con profonda tristezza della scomparsa di Fabio Mussi.Con lui se ne va una figura importante della storia politica italiana, un uomo profondamente legato alla sua Piombino e alla Toscana, protagonista per decenni della vita democratica e parlamentare del nostro Paese.
Per noi, comunità dell’Isola d’Elba, ricordare Fabio Mussi significa anche ricordare una storia politica e umana nata e cresciuta in questo nostro territorio, tra la costa, le isole e quella Toscana operaia e popolare che ha segnato profondamente la sua formazione.
Nato a Piombino nel 1948, da una famiglia di operai, Fabio Mussi scelse giovanissimo l’impegno politico, iscrivendosi al Partito Comunista Italiano. Da quel momento la politica avrebbe rappresentato il filo conduttore di un’intera esistenza, vissuta con passione, rigore, cultura e una straordinaria capacità di interrogare il presente.
Parlamentare per cinque legislature, dirigente del PCI, del PDS e dei Democratici di Sinistra, capogruppo e poi Ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo Governo Prodi, Fabio Mussi ha attraversato alcune delle stagioni più complesse della storia politica italiana.
Ma ricordarlo soltanto attraverso gli incarichi che ha ricoperto sarebbe riduttivo.
Fabio Mussi era un intellettuale raffinato, una persona di grande cultura, curiosa e inquieta, capace di guardare oltre il presente e di non accettare mai passivamente ciò che sembrava inevitabile. Per lui la politica non era una carriera personale né un mezzo per conquistare posizioni e privilegi, ma uno strumento attraverso il quale comprendere e trasformare la realtà.
È rimasto nella memoria di molti il suo celebre: «Compagni, io mi fermo qui», pronunciato nel momento in cui decise di non aderire alla nascita del Partito Democratico. Una scelta che raccontava bene il suo carattere politico: mai settario, ma rigoroso; sempre disposto al confronto, ma incapace di rinunciare a ciò in cui credeva per convenienza.
Negli anni successivi avrebbe continuato il suo impegno nella costruzione di una sinistra autonoma, contribuendo alla nascita di nuove esperienze politiche e continuando a rappresentare un punto di riferimento per tante compagne e tanti compagni.
Nel 2017, nella relazione introduttiva al congresso fondativo di Sinistra Italiana, affidò a una frase un pensiero che oggi appare ancora più significativo: la necessità di mantenere fermo «uno sguardo di sinistra sull’Italia e sul mondo».
Uno sguardo capace di leggere le disuguaglianze, di difendere i diritti, di opporsi alle ingiustizie e di non arrendersi all’idea che non esistano alternative.
È forse questa una delle eredità più importanti che Fabio Mussi lascia a tutte e tutti coloro che continuano a credere nella politica come impegno collettivo e come strumento di emancipazione.
In un tempo in cui troppo spesso la politica sembra ridursi a propaganda, calcolo personale e ricerca del consenso immediato, la sua figura ci ricorda il valore della coerenza, dello studio, del pensiero critico e della partecipazione.
Fabio Mussi apparteneva a quella generazione per la quale la politica significava discutere, confrontarsi, studiare e, soprattutto, provare a cambiare il mondo. Senza la presunzione di avere sempre tutte le risposte, ma senza rinunciare mai alla ricerca di una strada diversa dalla rassegnazione.
La sua storia, partita dalla Piombino operaia e approdata alle più alte istituzioni della Repubblica, resta la testimonianza di un impegno vissuto senza mai dimenticare le proprie radici e la propria idea di giustizia sociale.
La comunità dell’ANPI dell’Isola d’Elba si unisce al dolore della moglie Luana, delle figlie Valentina e Gaia, della sua famiglia, delle compagne e dei compagni e di tutte le persone che gli hanno voluto bene.
A Danilo Alessi, che con Fabio ha condiviso un importante tratto di esperienza politica e umana, rivolgiamo un abbraccio particolare.
Ciao Fabio, e grazie.
Per ciò che sei stato.
Per le idee che hai difeso.
Per la passione con cui hai vissuto la politica.
E perché, anche nel tuo ricordo, continueremo a credere che alla rassegnazione ci sia sempre un’alternativa.
Continueremo a tenere fermo quel punto: uno sguardo di sinistra sull’Italia e sul mondo.


