Fabio, un compagno e un caro amico. Lo ricordo così

di Danilo Alessi

Per me Fabio non era solo un compagno e un caro amico. Il mio rapporto con lui, prima ancora che lo seguissi a Roma, e anche dopo, quando il suo impegno è venuto progressivamente meno a causa delle conseguenze dovute al doppio trapianto di reni avvenuto nel 2008, è stato quello simile ad uno di famiglia, più che fraterno direi. E la sua improvvisa scomparsa lascia in me, davvero, un vuoto difficile da colmare, un’afflizione che solo il tempo potrà lenire.
Anche per questo ho volutamente ritardato di esprimere pubblicamente
l’impatto emotivo che, di prima mattina, mi ha procurato la ferale notizia.
Perché le parole che volevo scrivere mi parevano inadeguate, ed ancora mi pare che lo siano, rispetto a ciò che veramente avverto in me.
Con Fabio, dal 1996 al 2004, ho vissuto una straordinaria esperienza politica e umana che ha lasciato un traccia profonda nella mia vita, personale e politica, non solo fin quando ho continuato a svolgere un ruolo attivo nelle istituzioni e negli organismi politici della mia isola, ma anche negli anni successivi, fino ad oggi, che da tempo non ho più alcun incarico particolare.
A lui devo l’intuizione di rappresentare, attraverso me, un territorio, quello insulare, che per la sinistra è sempre stato oggettivamente emarginato e mai in grado di avere riferimenti formali e concreti a livello nazionale. Al momento in cui divenne presidente del gruppo Pds della Camera nel giugno del 1996, scelse me, e non altri del continente, magari più accreditati dal punto di vista politico e istituzionale, affidandomi una carica prestigiosa e di grande responsabilità quale quella di segretario particolare della presidenza, soprattutto in un momento in cui la sinistra era al governo del Paese.
Chi, come me, ha trascorso con lui otto anni, fianco a fianco, giorni e spesso notti, in giro per l’Italia, dove ovunque era reclamato perché noto per la sua preparazione politica e per la sua inimitabile retorica e tagliente ironia, può confermare quanto fosse estesa e raffinata la sua cultura, senza limiti la sua disponibilità, rigoroso con sé stesso prima ancora che con gli altri, profonda seppur volutamente dissimulata la sua umanità.

L’ultima volta che l’ho visto, un po’ smagrito ma ancora con voce decisa e vibrante, è stato il 19 giugno scorso in occasione della presentazione del bel libro di Luana dedicato alla sua infanzia al Cotone dove entrambi sono cresciuti per poi incontrarsi fin da giovanissimi ed avviare il loro lungo e appassionato rapporto d’amore. Ed è a Luana, – va detto, che pur avendo accanto un uomo di tale statura intellettuale non ha esitato, in piena autonomia, a intraprendere con successo la sua strada di esperta e brava giornalista – e alle figlie Valentina e Gaia, va oggi il mio pensiero accorato e la mia vicinanza in un momento così triste e doloroso, soprattutto per loro che lo hanno avuto accanto come marito e padre affettuoso.
Ciao, Fabio, sarai sempre nei nostri cuori.

Danilo Alessi

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