Rio, “Nessuno vuole togliere le certezze al comitato 2.6”

di Mattia Guerrini*

A leggere la risposta del Comitato 2.6 al sopralluogo effettuato dall’Amministrazione comunale al campo Mario Giannoni di Rio Marina, viene quasi da pensare che il vero problema emerso in questi giorni non siano le condizioni in cui è stato trovato un bene pubblico, ma il fatto, ben più grave evidentemente, che qualcuno abbia osato pronunciare la parola “privato”.
Del sopralluogo, infatti, il Comitato sembra aver scelto di vedere soltanto questo: l’Amministrazione intende valutare anche il coinvolgimento di soggetti privati in un progetto di riqualificazione della parte superiore dell’impianto. Il resto, curiosamente, sembra essere finito fuori campo: i locali trovati in condizioni di degrado, i materiali e le attrezzature accatastati, i generi alimentari deteriorati (che spero che nessun componente di questo fantomatico comitato abbia ingurgitato), le serrature sostituite e persino un furgoncino privato trovato all’interno della struttura comunale. Soprattutto, restano sullo sfondo le domande poste dall’Amministrazione su chi avesse la disponibilità di quei locali e a quale titolo siano stati utilizzati nel corso degli anni, considerato che il regolamento comunale richiamato nel comunicato non li ricomprendeva tra quelli affidati all’Unione Sportiva. Ma evidentemente, per il Comitato 2.6, tutto questo è secondario. La parola privatizzazione sembra avere avuto l’effetto di una campanella: è scattato immediatamente il riflesso ideologico, quello che dalle vecchie sezioni di partito arriva direttamente ai giorni nostri, secondo cui se compare un privato bisogna necessariamente gridare alla svendita del patrimonio pubblico. Poco importa che si parli di un progetto di riqualificazione e non della vendita dello stadio: quando la politica diventa una fede, anche una possibilità di investimento diventa un attentato alla rivoluzione.
La cosa più curiosa, però, è che questa improvvisa passione per la difesa del patrimonio pubblico sembri manifestarsi soprattutto quando si può attaccare l’Amministrazione, mentre sia decisamente più flebile quando sarebbe necessario chiedere conto di come quel patrimonio sia stato utilizzato e conservato in passato. Anche perché alcune delle persone che hanno ricoperto ruoli all’interno dell’Unione Sportiva sono figure politicamente ben riconoscibili e, guarda caso, proprio su questo aspetto l’Amministrazione aveva già sottolineato la necessità di applicare a tutti lo stesso metro di giudizio: è legittimo criticare chi governa, ma lo è altrettanto chiedere chiarezza quando le responsabilità riguardano realtà e persone politicamente vicine. Insomma, sembra di assistere a una curiosa versione locale della vecchia teoria del “pubblico buono e del privato cattivo”: il primo può anche lasciare un bene nelle condizioni documentate dal sopralluogo, mentre il secondo diventa un problema ancora prima di aver presentato un progetto.
E allora una cosa al Comitato 2.6 vorremmo concederla: nessuno vuole togliervi le vostre certezze ideologiche, in linea con la vostra veneranda età, politicamente provenienti da un’altra era geologica e la cui opera salvifica ha fatto diversi danni in passato nel nostro territorio. Se per voi ogni privato che investe in un bene pubblico rappresenta ancora l’arrivo del capitalismo con la falce e il martello rovesciati, siete naturalmente liberi di continuare a pensarlo. Un’Amministrazione, però, ha il dovere di fare qualcosa di più concreto: valutare i progetti, cercare risorse, pretendere garanzie e soprattutto recuperare e valorizzare il patrimonio della comunità.
E visto che in questi ultimi giorni si è parlato tanto di USD Rio Marina, colgo l’occasione per fare nuovamente un grande in bocca al lupo al nuovo direttivo, che ha avuto il coraggio di cambiare. La speranza – anche alla luce delle idee un po’ polverose che emergono – è che presto la stessa ventata possa arrivare anche nella politica locale e nelle sue organizzazioni, dove qualche rinnovamento, forse, non guasterebbe. Ricordate i “probiviri”? È arrivato il momento.
*Mattia Guerrini, assessore al Patrimonio

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