Duro attacco politico sulla mozione di sfiducia a Lara Giusti

di Partito Democratico Portoferraio

Riceviamo e pubblichiamo

Abbiamo atteso qualche ora perché non credevamo ai nostri occhi.
Solo qualche giorno fa, di fronte ad una nota del Partito Democratico, il sindaco Nocentini rivendicava la compattezza della propria squadra che invece, ormai è palese, “perde pezzi”.
Se non bastassero infatti gli abbandoni, Portoferraio c’è fa di tutto per lasciare per strada proprio coloro che, con il loro carico di preferenze, l’avevano portata alla guida della città.
Avviene così che, dopo l’addio di Fornino e Tamagni, siano proprio loro, gli amministratori, ad alzare un muro verso Lara Giusti, la seconda più votata alle consultazioni del 2024 (dopo Fornino, appunto) ed attuale Presidente del Consiglio comunale, rea di aver osato chiarire alle tante persone che gliene chiedevano conto, la propria estraneità alla scelta del neo assessore Roberto Marini ed alla nomina della consigliera Bacci alla comunità del Parco.
Un fulmine a ciel sereno visto che, al netto di un imbarazzo iniziale, nessuno da fuori avrebbe pensato che la cosa avrebbe provocato l’ira funesta del gruppo di Piazza dell’Arcipelago che ha firmato compatto per la rimozione della Giusti dalla sua carica istituzionale.
Salta anche all’occhio che la stessa Giusti non abbia personalmente convocato proprio quell’assemblea che la vedrà doversi difendere dalle accuse di chi finora camminava con lei.
Corre l’obbligo però di fare due importanti considerazioni sulla mozione di sfiducia:
La giustificazione della mozione appare di natura prettamente politica ovvero la sintonia, venuta meno, con la linea della maggioranza e della giunta. La legge non permette una tale motivazione alla base di una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Comunale;
Sia lo statuto comunale che il regolamento stabiliscono che una mozione di sfiducia al Presidente debba essere votata dai due terzi dei “consiglieri assegnati”.
Per meglio comprendere è utile consultare il parere del Consiglio di Stato n.129 del 01/02/2021 che chiarisce che il sindaco deve essere considerato nel computo del quorum deliberativo, poiché rientra a tutti gli effetti tra i consiglieri comunali, come stabilito dall’articolo 39 del TUEL. Inoltre, in assenza di disposizioni esplicite differenti, il calcolo dei due terzi dei componenti deve sempre prevedere l’arrotondamento per eccesso alla cifra intera superiore.
Alla luce di quanto sopra il quorum necessario per approvare la mozione risulta essere di 12 consiglieri assegnati (su 17 compreso il sindaco), un numero che la maggioranza, composta complessivamente di 12 consiglieri (compresa Giusti), non è in grado di garantire, considerato che la Presidente dubitiamo che voterà per la propria estromissione. Su tale quorum inoltre, il parere chiarisce, non inciderebbero eventuali assenze.
Cosa si inventeranno stavolta? Certo che quanto accaduto finora ha superato anche la più fervida immaginazione ma “al peggio non c’è mai fine”..

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