Oggi, 10 ottobre, ricorre la memoria liturgica di San Cerbone, patrono della nostra Diocesi. D’origini nordafricane, l’uomo sarebbe fuggito dalla Tunisia, preda dei vandali e dell’eresia ariana, e approdato nella “Maritima” (Maremma) divenne Vescovo di Massa Marittima e Populonia. In seguito, per scampare alla furia longobarda, trovò rifugio all’Elba, all’interno di una ‘turpis laterba’ tra Poggio e Marciana conosciuta ancora oggi come “Grotta del Santo”. Ma «stando per morire, commandò a i suoi che lo portassero a sepelire nel suo sepulcro. Così, posto il corpo ne la nave, piovette di continuo sin che arrivarono in Populonia, ma non cadette goccia ne la nave»: era il 10 ottobre del 575.
Il presule-eremita innalzato all’onore degli altari, protagonista di eventi miracolosi, spesso intessuti da un substrato leggendario, come l’orso che gli risparmiò la vita e le oche che lo scortarono dal pontefice, è dunque profondamente legato all’Elba, specie nel versante occidentale, dove frequenti sono le escursioni a quell’eremo tra i castagni che si fregia del suo nome.
La devozione al Santo è dunque antica e non ha risparmiato neanche Longone, tant’è che alla fine del XVIII secolo, in una località tra S. Giuseppe e Barbarossa, poco oltre il sentiero che conduceva a Rio, la fam. Squarci volle far costruire una cappella privata dedicata a Cerbone (non si ha traccia dell’anno di consacrazione). E quando nel 1833 il Comune fu costretto (in forte ritardo rispetto all’Editto di Saint-Cloud del 1804) a individuare un luogo per il nuovo camposanto del paese (che fino ad allora continuava a inumare fuori le chiese della Marina – col placet del Vescovo – «le spoglie de li trapassati»), non ci pensò due volte a scegliere proprio il terreno adiacente alla chiesetta, terreno donato dallo stesso Innocenzo Squarci, il quale concesse di utilizzare l’edificio per la tradizionale veglia al defunto prima della recita del “De profundis”. E così è stato per tutto l’Ottocento. Il simulacro di S. Cerbone dominava sul feretro e divenne “de facto” anche il titolare del cimitero. Così, mentre Marciana lega a S. Cerbone castagni secolari, – dal suo canto (gregoriano, s’intende) – scelse i cipressi. Sì, una fitta schiera di cipressi, magari di quelli venduti dal romita di Monserrato.
Note
Gregorius I, Dialoghi, VI secolo
Archivio Storico Comune Porto Azzurro
Archivio Storico Parrocchia di Porto Azzurro


