Portoferraio - le foto

Le celebrazioni per il 25 aprile svolte in tre intensi momenti

La parole del sindaco Zini: "Il 25 aprile ci insegna ad essere uniti tra italiani e tra popoli"

La celebrazione di Portoferraio per il 25 aprile si è svolta in tre momenti. Il primo sul molo Elba dove autorità civili e militari insieme alle associazioni hanno celebrato la ricorrenza accompagnati dalle note della filarmonica Pietri e da un breve ringraziamento da parte della comunità Ucraina all’Elba per i “ponti di pace” che l’Elba sta costruendo per la loro nazione martoriata dalla guerra. Ecco le parole del sindaco di Portoferraio, Angelo Zini:
“Stamattina è una giornata molto bella perché siamo finalmente tutti insieme in piazza. Siamo tornati a poter celebrare insieme un anniversario, quello del 25 aprile, che per noi, popolo italiano, è uno dei passaggi più importanti, più forti della nostra storia recente.
Finalmente dopo due anni di pandemia possiamo stare finalmente insieme a vivere il ricordo più intenso e più importante, la liberazione dalla dittatura nazifascista e la riconquista della libertà del nostro popolo. Ci siamo detti in questi 24 mesi che proprio i valori fondanti di quella vera e propria rivoluzione popolare che fu la Resistenza ci hanno aiutato e sostenuto nel combattere un nemico moderno, rappresentato dal Covid 19. La solidarietà, l’agire comune, il dialogo, l’abnegazione verso chi aveva bisogno, l’ascolto, questi valori che sono stati fondanti della resistenza e la lotta per la liberazione, in questi due anni hanno dato un forte contributo per combattere un nemico che non è ancora vinto. E’ un nemico che abbiamo annientato con le campagne vaccinali , avendo imparato a conoscerlo lo abbiamo certamente reso meno forte e pericoloso ma è ancora tra di noi e quindi va ancora combattuto e vinto. E allora in questa occasione mi sia data l’opportunità di rinnovare ancora una volta il nostro più sentito ringraziamento e la nostra riconoscenza e ammirazione nei confronti delle tante donne e tanti uomini del nostro servizio sanitario nazionale e locale e del nostro mondo dell’associazionismo del volontariato che in questi mesi si sono spesi per noi. C’è però un altro aspetto che questa pandemia, proprio oggi è il caso di ricordarlo, ci ha insegnato e ci sta insegnando. E’ vero che insieme a questi valori che ci hanno reso ancora più forti in questi due anni sono emersi altri elementi meno positivi, forse proprio la mancanza di libertà che abbiamo vissuto in questi mesi, le restrizioni a cui abbiamo dovuto sottostare hanno fatto riaffiorare alcuni elementi non positivi e che non sono in linea con i valori del 25 aprile: egoismo, la cattiveria, il non volere ascoltare gli altri. Questo non fa parte del patrimonio del 25 aprile e io spero che quando la pandemia sarà definitivamente finita potremo superare anche questi aspetti. Il 25 aprile è la festa della Liberazione ma non cediamo alla tentazione di considerarlo come uno stanco rituale ripetuto di anno in anno come un mero esercizio retorico. Quest’anno forse più di ogni altro anno questo deve essere. Con quella straordinaria lotta di popolo che fu la Resistenza, insieme all’azione forte dei paesi alleati fu scritta la parola “fine” ad uno dei peggiori orrori dell’umanità: l’oppressione nazista e l’oppressione fascista. Riconquistammo la libertà, il bene più prezioso per far vivere e stare insieme le persone. Da allora, dal sacrificio dei nostri padri e dei nostri nonni, intere generazioni sono nate e cresciute pensando che il vivere in libertà sia una condizione naturale. Abbiamo imparato a muoverci, a parlare liberamente a viaggiare, a scegliere liberamente dove andare, andare a scuola, di quali affetti circondarsi. Credo che oggi dobbiamo sempre più capire che la libertà che si è conquistata in quel momento non è una condizione data, bisogna lavorare ogni giorno perché questo avvenga. Oggi non potremo cantare “Bella Ciao”, senza rivolgere un pensiero al popolo ucraino, anche loro una mattina si sono svegliati ed hanno trovato l’invasore. Anche loro stanno resistendo all’invasione perpetrata dalla Russia di Putin ad uno stato libero. Sono d’accordo con le parole del nostro presidente della Repubblica : la pretesa di dominare un altro popolo, invadere uno stato indipendente, di porta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo. In questi giorni ci siamo divisi sul concetto di pacifismo rispetto alla scelta di inviare aiuti anche in armi al popolo ucraino. Penso che dal nostro 25 aprile debba venire un forte appello ed una richiesta di pace, ora, un immediato “cessate le armi”. Ma come facciamo in queste ore a non mettere sullo stesso piano la resistenza dei nostri partigiani con quella dei ragazzi ucraini che stanno combattendo l’invasore russo? E’ impossibile non fare un paragone ed un accostamento. Si combatte ora come si combatteva allora per la dignità e la libertà di un popolo, Il 25 aprile ci insegna ad essere uniti tra italiani e tra i popoli. Che si fermi la guerra subito. Viva la pace, viva la libertà, viva la democrazia”.

 

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