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Detenuti e storia: un libro racconta il Forte San Giacomo

Concluso il corso del CPIA: ricerca, arte e memoria nel volume donato al direttore

Un progetto che ha saputo coniugare studio, ricerca storica, creatività e crescita personale. Al termine del corso di alfabetizzazione scolastica, i detenuti della Casa di Reclusione di Porto Azzurro hanno voluto consegnare al Direttore un prezioso volume realizzato durante il percorso formativo, dedicato alla storia del Forte San Giacomo. L’opera rappresenta il risultato di un intenso lavoro di ricerca che ha portato i partecipanti ad approfondire la storia dell’Isola d’Elba, gli eventi che ne hanno segnato il passato e le vicende che hanno contribuito a costruirne l’identità culturale. Un percorso che ha consentito ai detenuti di conoscere più a fondo il luogo in cui vivono quotidianamente, osservandolo con una prospettiva nuova e più consapevole. Il volume si distingue anche per la sua raffinata realizzazione artistica. Le pagine sono state decorate a mano con motivi ornamentali ispirati agli antichi manoscritti, mentre titoli e capilettera sono stati impreziositi da effetti cromatici e dettagli realizzati con grande cura. Un lavoro che testimonia non soltanto la capacità di apprendere nuove conoscenze, ma anche quella di creare bellezza attraverso l’impegno, la pazienza e la perseveranza. Per i detenuti, lo studio della Fortezza ha assunto un significato particolarmente profondo. Il Forte San Giacomo non è apparso più soltanto come uno spazio fisico, ma come un luogo attraversato dal tempo, custode di memorie, vicende umane e trasformazioni che raccontano una parte importante della storia elbana. Le competenze acquisite durante il percorso, la capacità di collaborare, la disciplina richiesta dalla ricerca e dalla scrittura rappresentano un patrimonio destinato ad accompagnare ciascun partecipante anche oltre l’esperienza scolastica. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito la docente del CPIA Rosaria Addamo, l’area trattamentale della Casa di Reclusione composta da Giuseppina Canu, Loredana Pugliese e Giuseppina Biondillo, oltre al personale della Polizia Penitenziaria che ha supportato le attività durante l’intero percorso.

 

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