La storia di Katiuscia, la rondine dell’isola d’Elba

Il racconto nel bell'articolo di Francesco Mezzatesta su Italialibera.online

la foto è di Francesco Mezzatesta

Una rondine fa primavera, eccome. Specie se a questo uccello amato da tutti per la sua simbologia legata alla fine dell’inverno, si lega una bella storia. La racconta oggi sul quotidiano www.italialibera.online Francesco Mezzatesta, medico e naturalista, considerato fra i fondatori della Lipu, la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli, profondo conoscitore dell’isola d’Elba e della sua biodiversità.

“La primavera arriva ufficialmente oggi –  si legge su italialibera.online – e ci porterà finalmente a un decremento della pandemia. Come sempre la mite stagione sarà annunciata dall’arrivo delle rondini, portando gioia ai nostri occhi, soprattutto in questa nera primavera di guerra. La presenza di questi migratori transahariani per molti è sempre stata oggetto di allegria. Ma c’è chi le ama e chi meno. La storia della rondine Katiuscia che aveva scelto di nidificare sulla porta d’ingresso del bar, tutti — anche fuori dall’isola d’Elba — la conoscevano per i tanti articoli di stampa, tanto che il bar era soprannominato “il bar della rondine. La signora Lia, allora proprietaria del locale, con l’aiuto del marito Giovanni e del farmacista di Marciana Tony Carli, fece montare un’assicella sotto il nido per raccogliere gli escrementi salvaguardando la scelta del pennuto di convivere a stretto contatto con gli umani che prendevano un caffe, svolgendo al contempo la propria utile funzione di “insetticida naturale” catturando ogni giorno migliaia di mosche e zanzare.

Per molti anni Katiuscia di ritorno dai quartieri di svernamento africani è tornata a nidificare al bar di Pomonte e ogni volta entrava nel locale per “salutare” la proprietaria. Un anno la signora Lia si era allontanata dal bar per comprare il pane e Katiuscia è volata dal panettiere facendo volteggi e salutando la signora Lia con i suoi tipici gorgheggi. Inutile dire che Lia si commosse. La rondine infatti riconosce non solo il luogo dove ha nidificato l’anno precedente ma anche gli abitanti umani o meno che lo popolano. Ma non tutte le belle storie riescono a proseguire. Infatti in seguito la signora Lia ha venduto il locale e i nuovi proprietari non avendo vissuto le stesse esperienze precedenti di affiatamento con la rondine hanno montato delle ventole nei pressi dei nidi. Con grande tristezza per chi amava Katiuscia e i suoi discendenti con il montaggio delle pale del ventilatore (foto sopra) per la prima volta dopo 12 anni nel 2020 la rondine non ha più nidificato al “bar della rondine”. Alcuni sperano in questa primavera di rivedere la rondine ma, se non verranno rimosse le ventole nei pressi dei nidi, non sarà facile che ritorni.”

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