Forte San Giacomo, restaurata la facciata della chiesa

Finito il primo lotto di lavori a Porto Azzurro. Il piano prevede il recupero degli interni

Completato il restauro della facciata della chiesa di San Giacomo Maggiore nel complesso di Forte San Giacomo a Porto Azzurro. Grazie all’opera della Soprintendenza, prosegue il percorso di recupero, tutela e valorizzazione della chiesa seicentesca situata all’interno della Casa di Reclusione “Pasquale De Santis”. L’intervento, reso possibile grazie al finanziamento del Ministero della Cultura pari a 254.957 euro, rappresenta il primo passo di un più ampio programma di recupero e di valorizzazione del monumento ed è frutto della stretta collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno e l’Amministrazione Penitenziaria., che hanno recentemente sottoscritto uno specifico accordo di collaborazione.
Il Soprintendente Valerio Tesi ha dichiarato: “Nel giugno del 2025, in visita alla Fortezza di Porto Azzurro insieme alla Direttrice Martina Carducci, ho potuto verificare le condizioni di degrado in cui versava la facciata della chiesa di San Giacomo. Per l’importanza del monumento e nella cordiale ed efficace collaborazione stabilita con l’amministrazione penitenziaria, abbiamo voluto subito avviare un intervento di urgenza, per restituire condizioni di sicurezza e per restaurare la facciata della chiesa. Ringrazio l’arch. Domenico Zaccaria, funzionario di questa Soprintendenza, e l’arch. Leonardo Galli, coordinatore per la sicurezza, per la passione e la competenza con cui stanno conducendo il restauro. Concluso questo primo intervento, vorremmo estendere il lavoro di restauro anche all’interno della chiesa, continuando a coinvolgere, per quanto possibile, anche detenuti della casa di reclusione, in modo che il restauro del nostro patrimonio culturale possa divenire occasione di formazione professionale e di recupero almeno di alcuni detenuti”.

La Dott.ssa Martina Carducci  Direttrice della Casa di Reclusione di Porto Azzurro  ha dichiarato:
“l’avvio dei lavori di somma urgenza, promossi dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, per il recupero della Chiesa di San Giacomo Maggiore costituisce un intervento di particolare rilievo ai fini della tutela di un bene di riconosciuto interesse storico e culturale. La conservazione della Chiesa non risponde esclusivamente all’esigenza di preservarne l’integrità materiale, ma concorre alla salvaguardia della memoria e dell’identità del territorio.
Il recupero della Chiesta segna un passaggio fondamentale per restituire piena funzionalità ad uno spazio che, per la sua collocazione e la sua storia, rappresenta un punto di incontro tra l’istituto penitenziario di Porto Azzurro e la comunità locale. Il completamento dei lavori consentirà di restituire alla popolazione detenuta e alla collettività la piena fruibilità di un luogo destinato alle funzioni liturgiche, nel quale la dimensione spirituale, quella comunitaria e il legame con la storia del territorio possono nuovamente trovare piena espressione.
Nelle successive fasi dedicate al recupero delle decorazioni interne potranno essere attivati specifici percorsi formativi rivolti alla popolazione detenuta. Il coinvolgimento diretto in tali attività consentirà di coniugare la tutela del patrimonio culturale con le finalità proprie del trattamento penitenziario, offrendo una opportunità concreta di qualificazione professionale e di crescita personale. L’impegno nella conservazione e nella valorizzazione di un bene culturale significa, infatti, assumere una responsabilità verso una storia che appartiene alla collettività. In questa prospettiva, il lavoro della popolazione detenuta assume un significato che va oltre le competenze tecniche: diviene esperienza di partecipazione, di responsabilizzazione e di restituzione sociale, nella quale la cura di un bene comune si traduce anche nella costruzione di un rinnovato rapporto con la comunità. La conservazione della memoria storica, la valorizzazione delle persone e il rafforzamento del legame con il territorio concorrono, in questa prospettiva, alla realizzazione di un progetto di autentico interesse pubblico.
Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Soprintendenza per la sensibilità istituzionale dimostrata e per l’impegno profuso nell’avvio di un intervento che consentirà di preservare e restituire alla collettività un bene di elevato valore storico, culturale e identitario. L’accordo sottoscritto tra il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Toscana e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno conferma il valore della collaborazione interistituzionale nel coniugare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale con la funzione rieducativa della pena. Una sinergia che rafforza le rispettive finalità istituzionali, promuove percorsi di responsabilizzazione e di acquisizione di competenze e contribuisce a generare un beneficio concreto per la società.

Note storiche
La chiesa sorge all’interno della fortezza edificata in soli due anni tra il 1603 e il 1605, quando Longone – l’attuale Porto Azzurro – faceva parte dello Stato dei Presidii, istituito dalla Corona di Spagna per rafforzare il controllo strategico del Tirreno. Costruita alcuni decenni dopo la realizzazione del forte, probabilmente intorno alla metà del XVII secolo, la Chiesa di San Giacomo Maggiore ha attraversato nei secoli numerose trasformazioni: ricostruita nei primi decenni del Settecento secondo i canoni del barocco catalano, fu nuovamente modificata agli inizi del Novecento con gli interventi dell’artista elbano Eugenio Allori.
Nel corso del tempo, il complesso ha assunto funzioni diverse: da presidio militare a residenza napoleonica durante il soggiorno di Napoleone Bonaparte sull’Isola d’Elba nel 1814, fino alla definitiva conversione in istituto penitenziario alla fine del XIX secolo. Ancora oggi il forte ospita la Casa di Reclusione, all’interno della quale si conserva la chiesa che dà il nome all’intero complesso monumentale.

Il restauro
Il restauro della facciata della chiesa di San Giacomo Maggiore ha preso avvio a seguito di un primo intervento in somma urgenza, con l’allestimento di un ponteggio provvisionale necessario per la messa in sicurezza dell’edificio. Le indagini successive hanno evidenziato un diffuso stato di degrado della facciata, con murature decoese, intonaci fortemente deteriorati e malte ormai prive di consistenza. Lo studio della complessa stratigrafia degli intonaci ha inoltre consentito di ricostruire le numerose fasi di trasformazione dell’edificio e di programmare interventi mirati di consolidamento e di restauro.
Particolare attenzione è stata dedicata agli elementi lapidei del portale e del rosone, realizzati in arenaria grigia e per lungo tempo nascosti sotto uno spesso strato di intonaco. Il loro recupero ha restituito alla facciata importanti dettagli decorativi, contribuendo a valorizzarne una più corretta immagine architettonica.
I lavori hanno interessato inoltre il consolidamento delle murature lesionate, il restauro degli intonaci e il miglioramento complessivo delle condizioni conservative dell’edificio.
Il restauro della facciata costituisce il primo e fondamentale elemento di un più ampio programma di restauro della chiesa di San Giacomo Maggiore. L’intervento è stato progettato e realizzato in modo da costituire la premessa per le successive opere di consolidamento e restauro delle murature laterali e posteriori dell’edificio, secondo una pianificazione organica delle lavorazioni e delle risorse.
Il risultato raggiunto è stato reso possibile grazie alla professionalità e alla dedizione dell’architetto Domenico Zaccaria della Soprintendenza, coadiuvato nelle attività di progettazione e di direzione operativa del cantiere dall’architetto Leonardo Galli.
Ci auguriamo vivamente che quanto avviato possa proseguire con il restauro dell’interno della chiesa, in particolare dell’apparato decorativo, già oggetto di studi e di approfondimenti specialistici, con l’obiettivo di conseguire il completo restauro del complesso e di restituire alla collettività un luogo di straordinario valore storico, artistico e identitario, parte integrante del patrimonio culturale di Porto Azzurro e dell’intera Isola d’Elba.

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