Vittorio, Gianna, Lorenzo e Cinzia erano in vacanza a Fetovaia sull’isola d’Elba. Dopo avere mangiato, riso e fatto il bagno lasciano i rifiuti di plastica sulla spiaggia. La notte una mareggiata e una pioggia estiva trascina il tutto in mare. Tre anni dopo tornano e il mare non mente quando restituisce sulla stessa spiaggia i rifiuti del loro pranzo, gli sta consegnando una fattura. Sarebbe arrivato il momento di pagarla.
Ricercatori hanno documentato quello che si sapeva: nel triangolo Elba-Corsica-Capraia, all’interno del Santuario dei Cetacei Pelagos, esiste una vera e propria “zuppa di plastica”. L’isola nel Mar Tirreno che non si vuole vedere: fatta di bottiglie, reti da pesca abbandonate e sacchetti e bicchieri monouso con milioni di frammenti invisibili di polimeri sintetici. Lo specchio impietoso della nostra civiltà dei consumi.
Un terzo delle balene trovate morte nel Mediterraneo e l’80 p.c. delle tartarughe marine avevano lo stomaco pieno di rifiuti di plastica. Solo il 15 p.c. della plastica rimane in superficie: la parte restante affonda sui fondali dove i danni all’ecosistema sono ancora più difficili da quantificare e affrontare. Una volta ingeriti dai pesci e dai molluschi arrivano all’uomo attraverso ogni pasto a base di pesce e sono praticamente impossibili da eliminare dal nostro organismo.
La stragrande maggioranza di questo materiale arriva dalla terraferma: dai fiumi, dagli scarichi urbani, dalla pesca che lascia reti e attrezzature in mare, dai rifiuti abbandonati sulle spiagge. Oltre la metà dei rifiuti e’ composta dalla plastica monouso: bicchieri, cannucce, cotton fioc, posate usa-e-getta. Oggetti che durano pochi minuti nella mano di chi li usa, e centinaia di anni nel mare.
Il problema, in altre parole, nasce nei supermercati, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari e nelle barche da diporto. Nasce in decenni di produzione e consumo senza cultura del rifiuto. La soluzione richiede un cambio di paradigma e sistemico, ma esiste. Il nodo e’ la volontà politica di sostenerla e la consapevolezza collettiva che il problema riguarda tutti.
Prevenzione: la prima e più efficace misura e’ ridurre la plastica prima che raggiunga il mare. Il divieto dei monouso va esteso e applicato con rigore. Il modello delle isole Tremiti, dove l’amministrazione locale ha vietato l’uso di stoviglie, bicchieri e contenitori di plastica ammettendo solo prodotti biodegradabili, e’ regolabile in Toscana e sulle isole dell’Arcipelago. Cuore del problema e’ che in uno degli angoli più belli del Tirreno abbiamo un’isola che non esiste sulla carta geografica fatta di plastica.
Tuttavia, i numeri del 2025 ci dicono che il tempo si sta esaurendo. Ogni anno che passa il problema peggiora. Le microplastiche, attraverso la catena alimentare si avvicinano sempre di più al nostro piatto di pesce. L’Ente Parco, deve intervenire in collaborazione e concerto con i Comuni che agiscono sul territorio e in stretti rapporti con le amministrazioni provinciali, la Regione Toscana, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. E’ il momento di agire in fretta per il bene comune di tutta la comunità.

