“Anglicismi sono un pericolo a lungo termine per l’italiano”

Arriva dalla Francia una risposta alla lettera di Giovanni Fratini, con molte precisazioni

Ha destato interesse addirittura oltralpe l’intervento di Giovanni Fratini sulla opportunità della proposta di legge arrivata in questi giorni per vietare l’uso dei termini inglesi nella lingua italiana. Fratini voleva essere forse più ironico sull’argomento, mentre l’intervento del nostro lettore, che scrive e si firma dalla Francia, rivela quanto il problema  effettivamente esista e venga contrastato anche in altre parti del mondo un interessante spunto di riflessione, che vi proponiamo integralmente.

Egregio Signor Fratini,

Mi permetto di scriverLe perché ho letto con grande interesse il Suo articolo alla pagina seguente :

 
Volevo solo precisare che l’uso dell’inglese è vietato in molti campi in Francia da anni, e nessuno si lamenta. Inoltre, questo tipo di reato – uso illegale dell’inglese – dà luogo ad azioni legali da parte dell’associazione per la difesa della lingua francese Francophonie Avenir, che spesso sfociano in condanne :
 

Ed è stato condannato il 20 ottobre 2022 per uso illegale del marchio Health Data Hub :

 
Allo stesso modo, il mese scorso sono state avviate quasi venti cause legali per uso illegale di anglicismi :

https://www.lefigaro.fr/actualite-france/pass-my-provence-let-s-cagnotte-la-croisade-du-collectif-osez-le-francais-contre-les-anglicismes-dans-l-espace-public-20230320

 

L’uso dell’inglese è vietato anche all’interno delle aziende, che siano pubbliche o private. Infatti, tutti i documenti di lavoro, compreso i software (logiciel in francese), devono essere legalmente disponibili in francese (quindi senza anglicismi). Le aziende che forniscono documenti in inglese ai propri dipendenti o che li fanno lavorare con software in inglese sono quindi nell’illegalità. Ecco cosa dice il codice del lavoro:

« Qualsiasi documento contenente obblighi per il dipendente o informazioni necessarie per l’esecuzione del suo lavoro deve essere redatto in francese. »

 

A seguito di questa legge, alcune aziende sono state pesantemente sanzionate per l’uso illegale dell’inglese. Ad esempio la società americana GEMS nel marzo 2006, condannata a una multa di 570.000 euro per aver trasmesso documenti in inglese senza traduzione ai propri dipendenti francesi. Stesso discorso per le società Nextiraone ed Europ Assistance, anch’esse condannate per aver voluto imporre ai propri dipendenti software in inglese senza traduzione:

 
Lo stesso vale anche per Danone, condannato nel 2012:
Più generalmente, gli anglicismi devono essere evitati il ​​più possibile perché considerati un pericolo da molti popoli. Questo è il motivo per cui molti paesi hanno adottato politiche terminologiche attive per sostituirli. Possiamo citare Francia, Québec, paesi di lingua spagnola, Armenia, Turchia e persino Islanda, che è sicuramente il campione in questo settore. Questa impresa neologica è ovviamente fondamentale perché una lingua che prende solo in prestito dall’inglese e che non è più in grado di descrivere la modernità con le sue stesse parole perde il suo prestigio internazionale. Sono un grande difensore della lingua francese contro gli anglicismi, e faccio la domanda seguente: chi vorrebbe ancora imparare il francese (lingua difficile) se questa lingua non fosse più nemmeno in grado di descrivere le realtà moderne con le sue stesse parole? La francizzazione dei prestiti, per quanto possibile, è fondamentale se non si vuole che il francese diventi un sabir anglicizzato, che inevitabilmente non avrà più alcun prestigio internazionale. Perché preferiamo sempre l’originale alla copia. Questo desiderio di evitare gli anglicismi si ritrova anche nello statuto di France Télévisions:
 
« Il personale che lavora in onda è tenuto a utilizzare correttamente la lingua francese, in conformità con le disposizioni della legge n. 94-665 del 4 agosto 1994. Si astiene quindi dall’utilizzare termini stranieri quando hanno un equivalente in francese. »

Gli anglicismi rappresentano dunque un pericolo a lungo termine per l’italiano, tanto più che, a differenza dei prestiti dei secoli precedenti, i prestiti attuali tendono a non essere più italianizzati e quindi non rispettano quasi mai le regole di ortografia e pronuncia dell’italiano. Inoltre, in Italia, non esiste una politica terminologica come nei paesi francofoni. Con la conseguenza di un’invasione del linguaggio quotidiano da parte degli anglicismi: computer, software, hardware, mouse, browser, homepage, link, know-how, byte, database, thread, chip, file, privacy, social network, provider, lockdown, ecc. . .
Al contrario, alcune lingue come l’islandese, l’armeno o il cinese non hanno praticamente preso prestiti da lingue straniere. Ad esempio, una lingua come il cinese – lingua della futura prima potenza economica mondiale – non usa alcun anglicismo, e designa con ideogrammi tutte le realtà moderne. Qualche esempio :  

 

Chaîne de blocs (in inglese blockchain) : 区块链

 

Mégadonnées (in inglese big data) : 大数据
Jeune pousse (in inglese start-up) : 初创企业

 

Infonuagique (in inglese cloud computing) : 云计算

 

Coentreprise (in inglese joint-venture) : 合资企业

 

Ordinateur (in inglese computer) : 电脑

 

Logiciel (in inglese software) : 软件
In conclusione, mi auguro che l’italiano riesca, come si fa in altre lingue, a limitare fortemente il numero degli anglicismi, che in nessun modo servono alla lingua italiana. Inoltre, questa onnipresenza dell’inglese in Italia conferisce al paese l’immagine deplorevole e offuscata di una colonia anglosassone. Questo atteggiamento di sottomissione all’inglese da parte di molti paesi europei è lontano anni luce dalla grandezza del generale de Gaulle, che difese spudoratamente la lingua francese ovunque poté, come dimostra la seguente lettera, da lui scritta :

“La lettera del generale de Gaulle del 19 luglio 1962, riesumata dai suoi archivi, da qualche giorno incanta i social network. Sicuramente indirizzata al Ministro delle Forze Armate, Pierre Mesmer, è così formulata: “Caro Ministro, ho notato, particolarmente in campo militare, un uso eccessivo della terminologia anglosassone. Vi sarei obbligato a dare istruzioni affinché i termini stranieri siano proibiti ogni volta che si può usare una parola francese, vale a dire in tutti i casi “queste ultime parole essendo scritte a mano…”

 

Cordiali saluti,

Daniel De Poli

4, rue Jean Racine
67400 Illkirch
France

 

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