Quindici edizioni e tanti complimenti per il Neverending Music Festival. Ma i complimenti non arrivano dall’Elba, dove la manifestazione passa da anni (ingiustamente) quasi inosservata, bensì da Metal Hammer, rivista specializzata del settore che ne esalta i contenuti, l’identità e soprattutto la location, la magica collocazione all’Elba sulla spiaggia delle Ghiaie. Un articolo tutto da leggere, anche perchè fa della nostra isola una promozione turistica quasi pari alla bravura dei ragazzi che organizzano da anni questa manifestazione, nata in memoria di Claudio Leonardi nell’ormai lontano 2011. Ecco l’articolo, la foto è di Daniele Fiaschi.
Quindici edizioni non sono un traguardo qualunque, soprattutto quando si parla di un festival indipendente e completamente gratuito. Il Neverending Music Festival è riuscito, anno dopo anno, a ritagliarsi un’identità ben precisa nel panorama heavy italiano, portando sull’Isola d’Elba alcune delle realtà più interessanti della scena heavy rock, stoner, psychedelic, progressive e blues internazionale. Un progetto nato dalla passione di un gruppo di volontari che, con sacrificio e dedizione, continua a credere nel valore della musica dal vivo come momento di condivisione prima ancora che di spettacolo.
La cornice è quella della Spiaggia delle Ghiaie, a Portoferraio, dove un grande palco affacciato direttamente sul mare trasforma uno degli scorci più suggestivi dell’isola in un piccolo tempio del fuzz. Qui la musica si fonde con il rumore delle onde e con il profilo dell’Elba al tramonto, regalando un’atmosfera difficile da replicare altrove. E quando i concerti terminano, il festival non finisce davvero. Ritrovarsi alle due del mattino a fare il bagno con gli amici, gli organizzatori e gli stessi musicisti appena scesi dal palco diventa il naturale prolungamento della serata. Nessuna distanza tra artisti e pubblico, nessuna barriera, solo persone accomunate dalla stessa passione.
Negli anni il Neverending ha ospitato band del calibro di Psychlona, Daily Thompson, Margarita Witch Cult, The Black Wizards, Black Rainbows e Mr. Bison, costruendo un cartellone che ha sempre privilegiato la qualità e la ricerca rispetto ai grandi nomi da richiamo. Anche l’edizione 2026 conferma questa filosofia, proponendo una line-up internazionale capace di rappresentare le molteplici anime della musica psichedelica e dello stoner contemporaneo.
Dispiace, semmai, che un evento di questo livello non riesca ancora ad attirare il pubblico che meriterebbe. Chi era presente ha dimostrato un coinvolgimento raro: un pubblico attento, competente e fedele, che ha seguito ogni esibizione dall’inizio alla fine con il rispetto che si deve alla musica suonata dal vivo. L’organizzazione si è rivelata impeccabile, l’accoglienza calorosa e la qualità dell’audio sorprendente, permettendo a ogni band di esprimersi al meglio. Il Neverending non è soltanto un festival ben riuscito: è uno di quegli eventi che meriterebbero maggiore sostegno e una visibilità decisamente più ampia, perché rappresentano un esempio concreto di come la passione possa ancora fare la differenza.
La manifestazione prende il via già nella serata di venerdì 26 giugno, inaugurando il weekend con una line-up che ha confermato fin da subito la vocazione internazionale del Neverending. Sul palco si sono alternati gli australiani Child, con il loro coinvolgente heavy blues psichedelico, gli italiani Humulus, tra i nomi più solidi dello stoner rock nazionale, i travolgenti Gorilla Pulp, capaci di fondere garage, blues e desert rock in una miscela esplosiva, e i Desert Collider, che hanno chiuso la serata con il loro stoner dalle forti venature space rock, aprendo nel migliore dei modi un’edizione all’insegna della qualità.
Ad aprire la seconda e ultima giornata, quella a cui abbiamo avuto il piacere di assistere, sono gli Holy Giant, che conquistano immediatamente con una miscela di heavy psych e doom potente e avvolgente. Il trio costruisce un sound massiccio, fatto di riff profondi e ritmiche ipnotiche, ma senza rinunciare a una ricerca melodica che rende il set dinamico e coinvolgente. Un inizio capace di catturare l’attenzione del pubblico fin dalle prime note.
Con i Da Captain Trips il viaggio prosegue verso territori ancora più psichedelici. La band trasforma il concerto in un’esperienza immersiva, costruita su lunghe progressioni strumentali, improvvisazioni e continui cambi di atmosfera. Le loro composizioni respirano con naturalezza, lasciando spazio all’interazione tra i musicisti e accompagnando il pubblico in un percorso sonoro che sembra espandersi ben oltre il palco, trovando nella suggestiva cornice dorata delle Ghiaie il contesto ideale.
La Spiaggia delle Ghiaie, al tramonto, sembra appartenere a un’altra latitudine. Il sole cala lentamente dietro il profilo dell’Elba, la luce dorata si riflette sui caratteristici ciottoli bianchi e il palco, affacciato direttamente sul mare, diventa il centro di un paesaggio che ha ben poco dell’immaginario italiano e molto di quei festival costieri che siamo abituati a vedere tra California, Grecia o Croazia. C’è un respiro internazionale che nasce non soltanto dalla line-up, ma dall’atmosfera stessa: rilassata, spontanea, profondamente libera.
Dopo una giornata di caldo soffocante, la brezza marina accompagna ogni nota, rendendo il concerto un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. E c’è un privilegio che difficilmente altri festival possono offrire: entrare in acqua mentre la musica continua a riempire la spiaggia. Restare a galla, cullati contemporaneamente dal moto delle onde e dalle lunghe trame psichedeliche che arrivano dal palco, osservando il sole lasciare spazio alle prime stelle, significa vivere la musica in una dimensione completamente diversa. Per una volta non è soltanto un viaggio mentale: è un’immersione reale, fisica, in cui il paesaggio diventa parte integrante del concerto e rende il Neverending un’esperienza impossibile da separare dal luogo che la ospita.
È poi il turno degli spagnoli Saturna, capaci di fondere heavy psych, hard rock e suggestioni progressive in una proposta elegante e ricca di sfumature. Il quartetto alterna riff corposi ad aperture melodiche di grande respiro, richiamando la lezione del rock degli anni Settanta senza mai cadere nell’imitazione. Il risultato è un concerto intenso, raffinato e profondamente coinvolgente, accolto con entusiasmo da un pubblico che dimostra ancora una volta tutta la propria competenza.
A chiudere il festival sono i polacchi Weedpecker, tra i nomi più attesi dell’intera manifestazione e ormai punto di riferimento della scena heavy psych europea. Il loro live è un continuo alternarsi di tensione e liberazione: lunghe trame psichedeliche, improvvise esplosioni elettriche e melodie sospese si intrecciano con straordinaria naturalezza, dando vita a una performance magnetica che tiene la spiaggia con il fiato sospeso fino all’ultima nota. È un finale intenso e coinvolgente, capace di riassumere perfettamente lo spirito del Neverending: una musica che non cerca l’impatto immediato, ma invita ad abbandonarsi completamente al viaggio.
Il Neverending Music Festival continua a dimostrare che non servono produzioni faraoniche o numeri da capogiro per creare un evento memorabile. Bastano una line-up costruita con competenza, una squadra di volontari che lavora con passione e una location che, da sola, vale il viaggio. In un’estate sempre più affollata di appuntamenti, il piccolo festival dell’Isola d’Elba continua a distinguersi per autenticità, qualità e spirito di condivisione.
Ci si augura che il futuro possa regalare a questa manifestazione il pubblico che merita. Perché il Neverending non è soltanto un festival dedicato allo stoner e alla psichedelia: è un’esperienza che restituisce il senso più autentico della musica dal vivo. Un luogo dove si può assistere a concerti di altissimo livello, ritrovarsi a chiacchierare con gli artisti davanti a una birra e concludere la notte con un tuffo nel mare cristallino dell’Elba sotto un cielo trapuntato di stelle. In un’epoca in cui tutto sembra correre veloce, il Neverending ci ricorda che, a volte, le esperienze più preziose nascono lontano dai circuiti piú battuti.


