Riceviamo e pubblichiamo integralmente:
Ah, il meraviglioso sport nazionale del ‘no a prescindere’! Non sia mai che si provi a modernizzare un paese. C’è chi preferisce tenersi un Comune stipato dentro un palazzo storico, magari con uffici dove d’inverno si battono i denti e d’estate si impara a convivere con l’effetto serra. Perché sia chiaro: guai a toccare la Biscotteria, anche se l’assenza di riscaldamento e condizionamento è ormai un tratto distintivo. Essendo un edificio storico, i vincoli dicono che non si potranno mai installare… ma ehi, vuoi mettere il fascino di fare la fila all’anagrafe con il cappotto o di congelare l’impiegato pur di salvare la tradizione?
E poi c’è la perla del centro storico ‘maltenuto’. Certo, perché la colpa del degrado è sempre del Comune o del destino cinico e baro, mai dell’inciviltà di chi ci vive o ci passa e scambia i vicoli storici per una discarica a cielo aperto o un parcheggio selvaggio. È molto più comodo gridare al complotto liberista e alla gentrificazione piuttosto che ammettere che il decoro urbano comincia dai sacchetti della spazzatura lasciati dove capita.
Pensare a una sede civile, accessibile e magari dotata di parcheggi veri per i cittadini sembra un reato imperdonabile. Secondo i professionisti del declino, se gli uffici si spostano in un luogo idoneo e dignitoso, crolla la civiltà occidentale. Continuiamo pure a pretendere che il centro storico viva di pura burocrazia e faldoni umidi, invece di capire che una città moderna ha bisogno di servizi efficienti e che il rispetto per l’arte comincia dall’educazione di chi la abita!”

