L’antica Cosmopoli, la storia attraverso il mare e la memoria

di Alberto Zei

Nel porto turistico di Portoferraio, ieri sera 7 luglio, all’interno del villaggio del Nastro Rosa Tour, la storia dell’Elba è tornata a parlare attraverso il mare, le sue rotte, le sue fortezze e le sue battaglie. Due conferenze, distinte ma profondamente collegate, hanno ricostruito il ruolo di Portoferraio, l’antica Cosmopoli, come presidio militare e marittimo della Toscana medicea nel cuore del Tirreno. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del Comune di Portoferraio e del Presidente dell’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, Gr. Uff. Dott. Umberto Menicucci il quale ha ricordato ai presenti la storia gli scopi e la attuale funzione dell’ Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano a . A moderare la serata è stato Giorgio Cuneo, Vicepresidente dell’Istituzione, che ha introdotto il significato complessivo delle conferenze, collocandole nel quadro della presenza medicea e stefaniana nel Mediterraneo.

Nascita e sviluppo strategico di Cosmopoli
Il primo oratore è stato l’ Architetto Pastorelli che ha ricostruito le ragioni della nascita di Cosmopoli, la Portoferraio voluta da Cosimo I de’ Medici non come semplice abitato costiero, ma come città-fortezza.Nel XVI secolo l’Isola d’Elba occupava una posizione decisiva. Chi controllava Portoferraio poteva osservare e presidiare uno dei punti più sensibili del Tirreno. Per questo Cosimo I comprese che la difesa della Toscana non poteva limitarsi alla terraferma, ma doveva proiettarsi sul mare, creando un avamposto capace di proteggere le rotte e di contrastare le incursioni barbaresche. Cosmopoli nacque dunque come progetto politico, militare e urbanistico. Non fu il risultato casuale di una crescita spontanea, ma una città pensata nelle sue fondamenta, adattata alla conformazione del promontorio, costruita per trasformare rocce, alture, dislivelli e linee di costa in un sistema organico di difesa.

Una formidabile piattaforma difensiva
La città Forte Falcone, Forte Stella, la Linguella, le mura, i bastioni, i camminamenti e i collegamenti interni non erano elementi separati, ma parti di una stessa macchina difensiva. La città doveva consentire controllo, osservazione, protezione e rapido movimento delle forze militari. Anche l’idea di percorsi protetti, capaci di collegare punti diversi della piazzaforte senza esporre truppe e comunicazioni allo sguardo esterno, rientra in questa logica di presidio totale. Pastorelli ha quindi mostrato come Portoferraio conservi ancora oggi, nella sua forma urbana, l’impronta di quella decisione originaria: non solo abitare un luogo, ma difenderlo; non solo costruire una città, ma renderla strumento di governo del mare. In questo senso, il nome Cosmopoli assume un significato più profondo. È certamente la città di Cosimo, ma è anche la città dell’ordine, della misura, della razionalità rinascimentale applicata alla difesa. Una città in cui architettura, politica e strategia militare diventano una sola cosa.

La battagli del canale di Piombino
Il secondo intervento, affidato al Professor Marco Gemignani, Presidente dell’Accademia di Marina dei Cavalieri di Santo Stefano, ha riportato l’attenzione sulla battaglia del Canale di Piombino del 1675, episodio di grande rilievo nella lunga guerra navale combattuta dall’Ordine stefaniano contro la pirateria barbaresca. Lo scontro avvenne nelle acque comprese tra l’Elba e la costa piombinese, uno spazio marittimo tutt’altro che marginale: quel canale rappresentava infatti una vera porta di passaggio del Tirreno, un corridoio obbligato per le navi che risalivano o attraversavano le rotte tra la costa toscana, le isole dell’Arcipelago e il Mediterraneo occidentale. Da una parte vi erano le galere toscane comandate dal cavaliere Camillo Guidi, dall’altra alcune unità corsare provenienti da Biserta, uno dei centri più temuti della guerra di corsa nordafricana. La forza della strategia stefaniana non consisteva soltanto nell’affrontare il nemico in mare aperto, ma nel saperlo attendere, individuare e stringere nel punto più favorevole.

Informazioni e intuizione tattica
Portoferraio, con le sue fortificazioni, i punti di osservazione e la sua posizione avanzata nel Tirreno, costituiva in questo senso un presidio essenziale: da lì era possibile controllare i movimenti sospetti, segnalare l’avvicinarsi delle vele corsare e predisporre l’intervento delle galere prima che il nemico potesse colpire le coste o disperdersi tra le isole. La battaglia del Canale di Piombino non fu dunque una semplice schermaglia locale, ma il risultato di una precisa concezione difensiva e cioè, trasformare l’Elba e il suo mare in una rete di avvistamento, intercettazione e risposta armata. Le navi corsare, abituate a muoversi con rapidità, puntavano sull’effetto sorpresa, sull’assalto improvviso e sulla cattura di uomini, merci e imbarcazioni. Le galere dell’Ordine di Santo Stefano dovevano invece opporre a questa mobilità una vigilanza costante, una conoscenza accurata delle rotte e la capacità di chiudere la via di fuga al momento opportuno.

Una grande vittoria
La cattura della Padrona di Biserta, sulla quale si trovava il celebre corsaro Ciriffo Moro, diede allo scontro un valore militare e simbolico particolare. Fu un combattimento duro e sanguinoso, attraverso speronamento e conseguente arrembaggio. La vittoria consentì la liberazione di qualche centinaia di cristiani ridotti in schiavitù sulla galera e colpì una delle presenze corsare più pericolose nel Tirreno. In quella cattura non vi fu soltanto il successo di una flotta, ma la conferma concreta dell’efficacia di un sistema difensivo costruito dai Medici intorno al mare, alle fortezze, agli avvistamenti e alla prontezza dell’azione navale. Gemignani ha così restituito alla battaglia del Canale di Piombino il suo vero significato: non soltanto un fatto d’armi, ma la prova della funzione marittima dell’Ordine di Santo Stefano, voluto dai Medici per difendere coste, navigazioni, traffici e popolazioni dalla minaccia corsara. Portoferraio, in questa prospettiva, non appare più come semplice scenario geografico, ma come uno dei cardini strategici della sicurezza tirrenica, sentinella avanzata contro le incursioni barbaresche e punto di riferimento essenziale nella difesa del mare toscano.

Il merito della serata
Le due conferenze hanno così composto un unico racconto: la nascita di Cosmopoli spiega perché Portoferraio fosse stata concepita proprio per quel ruolo e la battaglia (avvenuta proprio in questi stessi giorni del luglio 1675) dimostra l’importanza operativa dell’Elba nella lotta contro la pirateria barbaresca; Da una parte la città fortificata che osservava, avvertiva, proteggeva e sosteneva, dall’altra l’azione navale operativa. La serata ha avuto quindi il merito di riportare Cosmopoli dentro la sua vera dimensione storica: non periferia, non semplice porto isolano, ma avamposto decisivo della Toscana medicea nel Mediterraneo. Una città nata per guardare il mare e per difenderlo.

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