A reti unificate MFE (MediaForEurope) è andata in onda la celebrazione del terzo anniversario della scomparsa di Silvio Berlusconi. Gli anni passano e resta la solita amarezza che espressi un triennio orsono, titolando la vicenda del Cavaliere come un’’occasione mancata’. Riprendo alcune considerazioni fatte allora dicendo appunto che egli non si è mai astenuto: come imprenditore, come imprenditore del calcio, come innovatore della televisione e come trasformatore dell’impatto che essa ha avuto negli ultimi trenta anni sulla formazione culturale italiana. Il suo non astenersi ha prodotto insieme ai risultati finanziari e imprenditoriali noti ed indiscutibili, probabilmente anche il risultato opposto ossia i germi di una sua inevitabile rovina. Nel paese dei Cavour e degli Andreotti (mi si scusi l’imperdonabile accostamento) una figura così temperamentale come lui non ha rappresentato un elemento di complementarietà, bensi inevitabilmente di rottura e alla lunga lo sfibramento generato dagli eccessi produce solo distruzione. Se anche per un attimo mettiamo da parte le decine di inchieste giudiziarie che lo hanno visto protagonista o vittima (a seconda dei punti di vista) e se pure vogliamo dimenticare tra archiviazioni, scadenza dei termini, prescrizioni la marea dei procedimenti giudiziari a suo carico e se vogliamo non aver visto certe ricostruzioni (anche cinematografiche), maniache senza dubbio, ma di certo sostenute anche da fatti di misfatti in un campo molto vario, dalla corruttela all’evasione fiscale, ciò che resta a chi scrive, che non lo ha mai sostenuto direttamente o indirettamente ma non ne ha mai espresso un parere negativo di tipo aprioristico, è un sotteso senso di delusione. Certamente il suo ingresso in politica un trentennio fa rende più difficile un giudizio nitido e cristallino e una certa sincera commozione anche di chi lo ha osteggiato da sempre come Michele Santoro in diretta tv, quando ricordò il suo pianto sulla spalla alla notizia della morte del padre, fanno ancora più pensare a come sia difficile scindere il giudizio sull’uomo politico e sull’imprenditore da quello sull’uomo ‘tout court’. Ancora meno meraviglia me, rispetto a quanto si disse meravigliato Marco Travaglio in tv, il fatto che ‘ci sia un coro a reti unificate televisive di beatificazione’ del personaggio e giù la nota tiritera sulle indiscutibili ombre che hanno circondato fino alla fine la sua figura. Non mi meraviglia perché i tre quarti dei protagonisti della storia televisiva, giornalistica e culturale italiana hanno avuto a che fare con lui nel bene soprattutto (come imprenditore) e nel male (talvolta come politico, molto di parte) e l’altra parte si è trovata a averne a che fare un po’ (come il giovane Travaglio penna de’ Il Giornale montanelliano prima della rottura di Berlusconi con il grande Indro) per poi spesso porsi in una posizione di totale e viscerale dissenso. Quindi sono migliaia le persone che in oltre trenta anni hanno potuto accostarsi al Berlusconi pubblico e a quello più privato che i vari Moretti e Sorrentino hanno saputo dipingere con maestrìa, per un pubblico come quello italico, avvezzo ai grandi amori che talvolta finiscono in una piazza a testa in giù. Ma questa è un’altra storia. A queste mie passate riflessioni aggiungo che, col tempo, certi dubbi sono aumentati invece che essersi stemperati. Dalla valigia morettiana de ‘Il Caimano’ che piomba su un Berlusconi sorridente e gaudente sino al ‘sistema mediaset’ denunciato da Corona, di cui nessuno parla (dico nessuno) per la tacita conclusione che non si sa mai visti i centinaia di milioni di risarcimento chiesti al re dei paparazzi per il reato di diffamazione, alla pochezza culturale che rimane di quel mondo che plasticamente è stato ieri sera, in modo agiografico, descritto dal ricordo televisivo a reti unificate (mediaset), passando per certe operazioni maldestre e ‘silenzianti’ (anche questa) come l’acquisto dei diritti del film ‘Loro’di Sorrentino per far sparire il film, al netto dei miei dubbi sulla sua qualità cinematografica. Ecco. Chi vive come me sin da ragazzo con uno spirito libero e libertario, pur non condividendo le numerose ‘enclicliche laiche’ dei suoi detrattori per professione, non si sente di beatificarlo. Alla fine i santi stanno in paradiso e quello non mi sembra un posto nel quale egli possa essere a suo agio. A meno di televendite o lottizzazioni di cui non siamo a conoscenza.
Jacopo Bononi- presidente


