La fragilità e la vulnerabilità appartengono alla condizione umana. Spesso la consapevolezza emerge in alcuni momenti della vita, in particolare nell’età anziana. La società, che viaggia a grande velocità, tende a nascondere la fragilità o a considerarla un fattore limitante. E le persone fragili, fra queste gli anziani, vengono considerate marginali.
L’esperienza del Covid ha avuto un impatto forte su questa realtà, nel bene e nel male. Così, fra le altre azioni di forte valenza simbolica, papa Francesco istituì la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che giunge quest’anno alla sua sesta edizione (e si festeggia il 26 luglio, festa di Gioacchino e Anna, considerati dalla tradizione i nonni di Gesù). Per l’occasione, papa Leone ha diffuso un messaggio che reca il titolo “Io invece non ti dimenticherò mai”, le parole che Dio rivela al profeta Isaia (49,15).
L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto. Come vivere la vecchiaia?
L’esperienza ci mostra anziani sicuramente attivi, impegnati in attività di cura di sé e, talvolta, degli altri (a livello familiare, per esempio con i nipoti, o nel volontariato). Ma sono tante, purtroppo, le persone anziane che sperimentano un senso di abbandono, dimenticate a volte dai familiari e spesso dalle istituzioni. E’ per questo che papa Leone, rivolgendosi specialmente ai giovani, invita ad occuparsi di loro affinché sperimentino vicinanza e affetto. Gli anziani hanno bisogno di sentire che la loro vita è preziosa, che può ricevere e dare, nelle molte forme possibili.
Per questo è importante che ognuno prenda coscienza della fragilità come componente dell’esistenza umana (e non solo degli ammalati o degli anziani). Da questa consapevolezza può scaturire la solidarietà reciproca. Così, le persone anziane, come scrive il Papa, possono considerare il tempo presente come un’occasione per “per iniziare o riprendere una vita spirituale. In questo nuovo cammino si può riconoscere che Dio, come dice Sant’Agostino, «è madre perché riscalda, perché nutre, perché allatta, perché custodisce». È una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilità che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura”. E’ un modo per “rinascere da vecchi”. Proprio “in questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti”. Da qui l’esortazione del Papa “ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero”. E aggiungo io, un pregare con insistenza che si estrinseca nell’impegno attivo per la costruzione di un mondo diverso, più umano. Sì, perché anche gli anziani, e specialmente i nonni, possono e devono (per amore) essere artigiani di pace.
Nunzio Marotti


