L’autismo non è contagioso, l’ignoranza invece si

Intervento sui social sull'episodio accaduto in un bar di Portoferraio

Dalle pagine social riprendiamo lo sfogo di chi era in compagnia di Lorenzo quando sono accaduti i fatti raccontati da Renzo Mazzei nella lettera inviata a ElbaPress.it. Ecco il racconto:
Lorenzo è un ragazzo autistico, conosciuto da tutti e tutte, un bimbo in gamba che ha raggiunto molti traguardi e io lo seguo quotidianamente nelle sue attività e routine. Premetto che io e Lorenzo ci concediamo spesso un momento di pausa con il caffè e un dolcino, lui ci tiene molto, non abbiamo un posto fisso ma quel luogo a Lorenzo piace tantissimo. Ci sediamo ad un tavolo dopo aver chiesto il suo amato caffè d’orzo e un caffè per me. Di fronte a noi sono sedute una giovane donna accompagnata da quella che penso essere la madre. Si gira verso di noi, mi fa un sorriso, io ricambio. Solo che, ad un certo punto, alzarsi e con fare indignato raccogliendo il cappotto, esclama a voce alta voce che lei in mezzo a degli “handicappati” non ci vuole stare.. Ora, il termine “handicappato” ,non è più usato da un sacco di tempo, è obsoleto, dispregiativo e ti sottolinea la marcata distanza che quella persona vuole tenere… Mi sale la rabbia, ma sono in un posto pubblico e non posso mettermi ad urlare ,non voglio che Lorenzo si agiti ma mi trattengo a fatica.. Grazie , rispondo, se vuole può andare da un’altra parte, d’altronde ci sono tavoli liberi, nessuno la trattiene! Noi non ci spostiamo, neanche per idea!
Vicino a noi persone indignate che scuotono la testa mentre mi risponde che non ce l’ha mica con noi.. Ah no?? Non mi pare proprio e non fa nemmeno una piega quando una ragazza le dà della maleducata più e più volte. E non è questione di essere portati o meno, è che mancano le basi nella nostra educazione, manca il rispetto, manca l’accoglienza, manca il senso di relazione e di questo ne sono fortemente dispiaciuta.

 

8 risposte a “L’autismo non è contagioso, l’ignoranza invece si

  1. Tino Rispondi

    Non vedo perchè indignarsi per un vocabolo che in fondo è quello che viene usato in quasi tutti i contesti e circostanze … dico invece che fa davvero specie anzi di più considero da sberle l’aver detto che non le va bene condividere un ambiente con un disabile … poverina … ognuno ha le sue disabilità!

    8 Aprile 2026 alle 12:12

  2. Massimo Forti Rispondi

    Quello che è successo in quel bar non definisce Lorenzo, né definisce voi e nessuna delle famiglie che vivono in prima persona la disabilità dei propri figli. Definisce esclusivamente la persona che ha pronunciato quelle parole. Usare termini carichi di disprezzo è il segnale di un isolamento umano che fa quasi paura: chi non sa stare in mezzo alla diversità, in realtà, non sa stare nel mondo e il mondo appartiene a Lorenzo tanto quanto a chiunque altro. Continuate a frequentare i posti che amate, continuate a sorridere a chi ricambia. Il mondo sta imparando, anche se purtroppo qualcuno è rimasto tragicamente indietro sui banchi dell’educazione e della solidarietà. Un abbraccio amico mio.

    7 Aprile 2026 alle 17:03

  3. Patrizia Lupi Rispondi

    Leggere il racconto di Renzo mi fa male e mi porta indietro nel tempo, quando avere un figlio con “handicap” era una vergogna, qualcuno lo nascondeva, altri avevano il coraggio di rivendicare il diritto di esistere, un diritto sacrosanto nella comunità dove si vive, dove si pagano le tasse, dove si soffre e, a volte, si vince. Si vince sull’egoismo, sull’ignoranza, sul pregiudizio, sui luoghi comuni, su un’immagine pubblica che nasconde inferni privati. Vergogna, vergogna, vergogna deve provarla chi nel 2026 si alza da un tavolino, baciato dal sole, perchè si sente migliore. Migliore di cosa? Migliore di chi? Migliore perchè?
    Settanta anni fa, avevo tre anni, sorridente e solare, ero già più alta di mio fratello Giuliano che ne aveva undici di più. Gli era capitato in sorte di essere nano, “lillipuzziano – diceva lui – era solo una questione di proporzioni e magari in qualche isola sperduta del Borneo sarebbe stato anche normale”. Lui si sentiva come gli altri perchè gli altri lo facevano sentire come loro, ogni tanto ci voleva un panchetto, ma niente di più. Ragioniere, ispettore di dogana, guidava la Cinquecento e si era anche sposato e, per un pelo, avrebbe avuto un figlio. Mio nipote. Ora riposa a Marciana nella nostra cappella di famiglia accanto ai nostri genitori che hanno avuto il coraggio di spingerlo fuori dal nido, come hanno fatto con noi, sorelle “normali”, con quei 30 cm di gambe in più che ci permettevano di portare la minigonna e capelli al vento sui sentieri del Capanne. E quella signorina, che la vita sia generosa con lei e senza figli, vorrei solo mandarla qualche ora a giocare con i ragazzi meravigliosi di “Amici per Sempre” dove Lorenzo, gli altri ragazzi, noi anziani, i genitori, l’Elba tutta dal cuore grande, si sente migliore, perchè vuole bene a qualcuno.

    4 Aprile 2026 alle 18:03

  4. Anna Lauri Rispondi

    Mi dispiace molto ,ma non è solo educazione…..un episodio simile mi è accaduto addirittura in Duomo a Portoferraio con mio figlio un giovane brillante e laureato con110 e lode ma x una piccola parte di una comunità Portoferraiese non empatica è comunque “diversamente abile”…….Renzo ha fatto bene a condividere questo brutto episodio . Francesco è uno di noi.

    4 Aprile 2026 alle 16:59

  5. michelino riformato Rispondi

    ​”La sua lettera descrive l’accaduto con estrema chiarezza e la ringrazio per aver scelto di condividerlo con la comunità. Mi permetto di aggiungere una riflessione: purtroppo, ognuno di noi elabora la realtà attraverso il filtro della propria cultura e della propria struttura cognitiva. Spesso, dietro certi comportamenti non vi è una precisa volontà di ferire, quanto piuttosto un’incapacità di prevedere l’impatto delle proprie azioni; il danno, pur essendo indiretto, resta comunque reale per chi lo subisce.”

    4 Aprile 2026 alle 14:20

  6. Alessandro Rispondi

    Mancano i cervelli ai genitori e qualche bel ceffone al bisogno. Un poco di legione straniera ne rimetterebbe tanti in riga.

    4 Aprile 2026 alle 13:23

  7. Luigi Rispondi

    Hai fatto bene Renzo a fare publicare questo articolo. Purtroppo la mancanza di educazione abbonda sempre più accompagnata dall’ignoranza di alcune persone. Complimenti del tuo tempo che passi con quel ragazzo , vi auguro una buona Pasqua , Luigi Cherubini .

    4 Aprile 2026 alle 12:24

  8. giuseppa anzaldi Rispondi

    Mi dispiace dover dire una parola ,forte
    ma questo modo di ragionare e,il cancro della società civile::::::::
    meglio andar avanti e non ti curar di loro!!!🥰

    4 Aprile 2026 alle 12:11

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