Il Foresi: “Siamo contro la riduzione del numero delle classi”

L'allarme della scuola elbana: "Dal prossimo anno si rischiano classi-pollaio"

Il personale dell’I.S.I.S. “R. Foresi” di Portoferraio esprime contrarietà e preoccupazione rispetto alla
tendenza alla riduzione e articolazione delle classi causata dalle scelte di ripartizione dell’organico
da parte dell’Ufficio scolastico provinciale. A partire dal prossimo anno scolastico, in previsione degli
effetti del decremento demografico al netto della stessa spesa per alunno, le scuole superiori elbane
subiranno una parziale contrazione dell’offerta formativa, con la creazione di classi articolate tra
indirizzi diversi e la formazione di “classi pollaio”. Si tratta di una scelta particolarmente infelice per
il territorio elbano in generale e per il nostro istituto in particolare. In primo luogo perché aggrava la
questione relativa all’organizzazione degli spazi per la didattica. Il nostro istituto, distribuito su tre
plessi, può contare su di un numero di aule ad ampia capienza estremamente limitato e che
difficilmente potrebbe soddisfare il criterio previsto dalla normativa di mq 1,96 per alunno. In barba
a quanto dovrebbe averci insegnato la recente pandemia, gli accorpamenti ci obbligheranno a
programmare le attività didattiche in spazi occupati da gruppi di 30 persone. Senza considerare che
le classi articolate liceo classico/scientifico rappresentano uno svilimento della matrice educativa e
formativa di due indirizzi veicolo di impostazioni culturali e obiettivi formativi specifici
tradizionalmente autonomi e distinti. Tanto più su un territorio come il nostro che non può contare
su una pluralità di istituti superiori che propongono gli stessi indirizzi. Dobbiamo ancora aspettarci,
nei prossimi anni, che la ripartizione dell’organico triennale dell’autonomia si faccia a prescindere da
quanto afferma la nota MI 13520 del 29 aprile 2021, per cui bisogna tener conto “del rapporto
alunni/classi e classi/posti; della presenza di alunni con grave disabilità, aventi impatto sulla
formazione delle classi; della conformazione geomorfologica delle aree geografiche; delle condizioni
socioeconomiche; dell’offerta formativa delle varie regioni”? Che si ignorino le deroghe per le piccole
isole previste dal D.P.R. 81/2009 e dalla Legge di bilancio di quest’anno (commi 344-347)?
È appunto la condizione di insularità che la tendenza all’accorpamento delle classi ignora o finge di
ignorare. Chi lavora o ha lavorato sul territorio elbano sa che la scuola all’isola d’Elba rappresenta
nei mesi invernali l’unico presidio culturale e che di fatto è l’unica realtà esistente che può incidere
sulla costruzione della comunità insulare. Pensare che nelle nostre scuole i ragazzi saranno privati
dalla reale possibilità di formazione e di crescita perché inseriti all’interno di classi il cui numero non
può in alcun modo garantire un percorso personalizzato è quanto di più deludente si possa
immaginare, oltre che un’immotivata vessazione del diritto allo studio. La condizione dell’insularità
per i giovani elbani può diventare un fattore ancor più discriminante, e lo è già nelle statistiche che
parlano della prosecuzione dei percorsi di studi dopo il diploma, se vengono privati delle opportunità.

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