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San Giacomo, il restauro riporta alla luce un simbolo

Conclusi i lavori sulla facciata, ora il recupero interni con il coinvolgimento dei detenuti

Un importante tassello del patrimonio storico e religioso di Porto Azzurro torna a nuova vita. Prosegue infatti il progetto di restauro della chiesa di San Giacomo, situata all’interno della Casa di Reclusione di Forte San Giacomo, con il completamento dell’intervento sulla facciata e l’avvio della fase dedicata agli interni. L’obiettivo è restituire entro l’autunno del 2026 un luogo di culto e di memoria alla comunità locale e alla popolazione detenuta. Alla presentazione dei lavori sono intervenuti il vicesindaco di Porto Azzurro Aldo Tovoli, la direttrice della Casa di Reclusione Martina Carducci e il soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno Valerio Tesi. Il vicesindaco Tovoli ha ricordato il profondo legame della chiesa con il paese. «Questa è la prima chiesa di Porto Azzurro – ha sottolineato –. Da bambino venivo qui per la messa della domenica e per i matrimoni. È sempre stata un punto di riferimento per la nostra comunità e siamo felici che possa essere restituita ai cittadini. È un luogo di grande valore storico e culturale che, inserito all’interno del contesto carcerario, assume anche un significato ancora più importante». Tovoli ha quindi ringraziato la direzione dell’istituto penitenziario, in particolare la direttrice Martina Carducci, e la Soprintendenza per la collaborazione che ha reso possibile l’intervento. La direttrice Martina Carducci ha evidenziato come il progetto rappresenti molto più di un semplice recupero architettonico. «Restituiamo un bene alla città e al territorio – ha spiegato – ma anche uno spazio condiviso in cui la dimensione spirituale, la memoria storica e quella comunitaria possano ritrovare nuova vita. Il valore di questo intervento è nella capacità di coniugare la tutela del patrimonio culturale con la funzione rieducativa della pena». La prossima fase del progetto vedrà infatti il coinvolgimento diretto della popolazione detenuta nel restauro degli interni della chiesa, attraverso un percorso di formazione professionale che consentirà di acquisire competenze spendibili anche una volta conclusa la detenzione. «Prendersi cura di un bene storico – ha aggiunto Carducci – significa anche costruire un rinnovato senso di appartenenza alla collettività». Il soprintendente Valerio Tesi ha definito San Giacomo «un vero gioiello» del patrimonio monumentale elbano, ricordando come il recupero rientri in una più ampia collaborazione tra Ministero della Giustizia e Soprintendenza per il restauro dei beni culturali presenti negli istituti penitenziari della Toscana. «La facciata della chiesa era da troppo tempo in condizioni di grave degrado – ha spiegato Tesi – e oggi possiamo finalmente consegnare un intervento di qualità, realizzato grazie al lavoro degli architetti Domenico Zaccaria e Leonardo Gambi e dell’impresa Antonio Lauria».
Il soprintendente ha inoltre sottolineato il valore sociale dell’iniziativa, che segue analoghi interventi realizzati negli istituti di Volterra e Gorgona. «Il cantiere di restauro diventa anche un luogo di formazione, inclusione e recupero sociale. Conservare questi monumenti significa custodire l’identità delle nostre comunità e, nello stesso tempo, offrire nuove opportunità di crescita e responsabilizzazione alle persone detenute». Se il cronoprogramma sarà rispettato, entro l’autunno la chiesa di San Giacomo potrà tornare ad accogliere le celebrazioni religiose e diventare nuovamente un punto di incontro tra la comunità di Porto Azzurro e quella penitenziaria, restituendo alla collettività uno dei luoghi più significativi della storia del paese.

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