I recenti fatti di cronaca, riportati sempre più costantemente su queste pagine, hanno raccontato di eventi critici presso la Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” di Porto Azzurro dove in effetti la situazione è sempre più grave, come constato personalmente e quotidianamente. Innanzitutto il sovraffollamento, che sta toccando picchi impressionanti a causa anche dei recentissimi arrivi dal carcere di Sollicciano dove il Tribunale ha sequestrato 7 sezioni per le gravi condizioni igienico-sanitarie. A questo si aggiunga anche la tipologia di detenuti, i più non adatti ad una Casa di Reclusione perché con pene brevi, senza nessun legame o rete parentale, spesso molto malati e incompatibili con il regime carcerario e per i quali quindi non è possibile un progetto trattamentale e di reinserimento. Anche la carenza di personale, riguardante tutte le categorie, rappresenta un’emergenza perché non solo non permette la gestione ordinaria, in sicurezza, della vita e delle attività dei reclusi, ma frena se non vanifica i loro percorsi, inficiando di fatto il fine ultimo della detenzione, cioè quello della rieducazione e del reinserimento sociale, fissato dalla Costituzione stessa. In carcere, inoltre, non tutti riescono a lavorare se non saltuariamente e dopo un lungo periodo dal loro arrivo, mentre il lavoro rappresenta un aspetto della detenzione molto importante perché non ha solo una valenza rieducativa, ma permette al recluso di mantenersi e di spedire qualcosa a casa: non riescono a lavorare perché diminuiscono i finanziamenti per questo capitolo e non tutti i reclusi hanno i requisiti per un lavoro all’esterno. Per non parlare delle carenze di tipo strutturale poiché la manutenzione ordinaria e straordinaria è praticamente impossibile in una ex fortezza spagnola del ‘600 davvero invivibile in tutte le stagioni. Infine, ma non per questo meno importante, a fronte di una tipologia di detenuti spesso molto malati e con seri problemi psichiatrici e di dipendenza, la carenza di personale sanitario è a dir poco drammatica.
Tutto questo è vero ed imputabile a precise scelte governative ed è giusto che sia i sindacati sia tutto il personale e i volontari lo denuncino, come fanno e hanno fatto in passato (vedi una recente lettera dell’Associazione Dialogo apparsa su queste pagine). Ma vorrei ora portare alla conoscenza della nostra comunità anche le esperienze positive che, nonostante tutto, nonostante le enormi difficoltà indicate prima, vengono realizzate all’interno della casa di reclusione, l’ultima la Festa della Musica e della Letteratura che ha visto Giovedì 25 Giugno 2026 alcuni detenuti musicisti del laboratorio di Musica del carcere, guidato da tre volontari, esibirsi con perizia e, davvero, con professionalità in alcuni brani musicali. Alla musica si è alternato l’intervento di uno scrittore locale, Alessandro Bosi, che ha letto e commentato insieme ai presenti il suo libro La vacca è morta, riguardante la vicenda del rapimento di Fabrizio De Andrè e che annoverò fra i sequestratori anche un abitante dell’Isola d’Elba poi arrestato e detenuto proprio a Porto Azzurro. La partecipazione dei detenuti ai due momenti, ben armonizzati fra loro grazie soprattutto all’organizzazione orchestrata da un educatore referente del progetto, è stata notevole, appassionata, convinta, come pure gli interventi di volontari e di altri educatori. Nel pomeriggio è seguita la proiezione del film L’orchestra stonata, di E. Courcol, a cui ha partecipato un discreto numero di detenuti che ha poi commentato il film con interventi profondi, personali, mirati: il film li ha colpiti veramente.
Ecco, alla luce di questa esperienza, veramente intensa, colta e davvero educativa, che dimostra come, nonostante tutto, sia immane lo sforzo per garantire un livello umano e dignitoso, grazie alla volontà di tutti, ecco io invito la nostra comunità a tenere più in considerazione la realtà carceraria di Porto Azzurro, parte integrante, lo si voglia o meno, della nostra società, di non pensare ad essa come ad un mondo a parte, da rimuovere: si tratta di personae che hanno indubbiamente sbagliato e che stanno pagando a caro, carissimo prezzo le loro colpe, ma si tratta di esseri umani, al cui fianco operano lavoratori e volontari che si prodigano con innegabile dedizione per realizzare quello che è un dettato costituzionale: Art. 27” Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” La comunità elbana, insieme ai suoi ospiti che in queste settimane sempre più numerosi affollano l’isola, tengano conto anche di questa realtà e riflettano di conseguenza.
Grazie per l’ospitalità
*Raimonda Lobina
Grante dei diritti dei detenuti della Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” di Porto Azzurro


