Una vicenda che solleva interrogativi profondi sul tema della dignità umana e dell’assistenza alle persone più fragili. Al centro della denuncia dell’associazione “Quei Bravi Ragazzi Family” c’è la situazione di F.B., invalido civile al 100%, che da circa nove anni vive all’interno di una roulotte in condizioni definite drammatiche. La segnalazione arriva dalla presidente dell’associazione, Nadia Di Rocco, che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo sull’Isola d’Elba accompagnata da una volontaria. Davanti ai suoi occhi si sarebbe presentato uno scenario di forte degrado: una roulotte fatiscente con infiltrazioni d’acqua, impianti elettrici di fortuna, accumuli di rifiuti, presenza di topi, insetti e altri animali, oltre a condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie. Secondo quanto riferito dall’associazione, l’uomo sarebbe privo dei servizi essenziali, senza bagno, senza acqua potabile e senza la possibilità di usufruire di acqua calda per l’igiene personale. Durante l’incontro, F.B. avrebbe manifestato tutta la propria disperazione, chiedendo aiuto affinché gli venga garantita una sistemazione dignitosa. La presidente Di Rocco ha quindi contattato il sindaco del paese di residenza dell’uomo. Dalle interlocuzioni sarebbe emerso un quadro complesso, legato sia ai tentativi di assistenza attivati nel tempo dai servizi sociali sia al fatto che il luogo in cui vive attualmente ricade nel territorio amministrativo di altro comune. Vista la situazione, l’associazione ha richiesto l’intervento del 118 e del 112. Sul posto sono intervenuti sanitari e forze dell’ordine che hanno disposto il trasferimento dell’uomo in ospedale per gli accertamenti del caso. Presente anche l’amministratrice di sostegno nominata dal Giudice Tutelare. L’associazione richiama inoltre i principi sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali a tutela delle persone con disabilità, sottolineando come il diritto alla salute, all’assistenza sociale e a una vita dignitosa debbano essere garantiti a tutti i cittadini, in particolare a quelli più vulnerabili. Nel frattempo il team legale dell’associazione, coordinato dalla vicepresidente e avvocato Guendalina Chiesi, sta raccogliendo documentazione e testimonianze per predisporre un esposto alla Procura della Repubblica. L’obiettivo è verificare eventuali responsabilità, omissioni o situazioni di abbandono che possano aver contribuito al protrarsi delle condizioni di vita dell’uomo. «Quando una persona disabile è costretta a vivere senza acqua, senza servizi igienici e in condizioni incompatibili con la dignità umana, non siamo di fronte soltanto a un’emergenza sociale. Siamo di fronte a una questione di diritti umani che impone una risposta immediata da parte delle istituzioni», ha dichiarato Nadia Di Rocco.


