La lettera

Il soccorritore deve “usare sempre il metro del buon senso”

di Claudia Coletti

Mi permetto di scrivere alcune righe sulla vicenda raccontata dal sig. Alessandro Orlandini, a cui, prima di ogni altra cosa, vorrei esprimere la mia vicinanza.
Faccio parte del mondo delle pubbliche assistenze da oltre metà della mia vita; un percorso iniziato quando non ero ancora maggiorenne e che considero una delle scelte più significative della mia crescita. Sebbene nell’ultimo periodo, a causa di gravi conflitti ideologici con il direttivo della mia associazione, io non sia più una volontaria attiva, la lunga esperienza maturata mi ha permesso di conoscere a fondo le dinamiche di cui si sta dibattendo.
Diventare soccorritori dovrebbe essere, anzitutto, una scelta fatta con il cuore. Non è un passatempo da prendere alla leggera: richiede una formazione specifica e un impegno profuso. In merito alla formazione, ricordo bene il primo concetto appreso al mio primo corso da soccorritrice (all’età di 16 anni): “usare sempre il metro del buon senso”. Purtroppo, temo che in questo caso il buon senso sia venuto a mancare, lasciando spazio a una carenza di gentilezza ed educazione che ferisce profondamente, specialmente in un momento così delicato ed emotivo.
La verità è che, anche nelle situazioni più gravi, le procedure possono contemplare delle eccezioni; fatico a comprendere come un saluto di trenta secondi dal portellone o dal finestrino laterale potesse realmente infrangere un protocollo o compromettere il servizio. Con un pizzico di amara ironia, verrebbe da pensare che l’ospedale di Portoferraio si sia allontanato dal porto rispetto a quando ero in servizio io: allora distava solo pochissimi minuti! Ciò che sicuramente deve essere inderogabile, senza alcuna eccezione, è la composizione dell’equipaggio e le relative qualifiche, stabilite con precisione dalla legge. Auspico, pertanto, che le verifiche promesse dall’ASL sul percorso clinico e diagnostico si estendano anche alla regolarità del trasporto sanitario in questione, in modo da fugare ogni qualsiasi dubbio, accertando che il personale a bordo fosse in possesso dei requisiti formativi previsti dall’Art. 4 della L.R. 83/2019 della Regione Toscana, che disciplina rigorosamente la composizione degli equipaggi per il trasporto sanitario (in questo caso assistito).
Mi auguro che le verifiche promesse dalla ASL sul percorso clinico e diagnostico si estendano anche alla conformità di tutto quanto rientri nel Trasporto Sanitario in questione, con particolare attenzione alla verifica del personale a bordo del mezzo di soccorso ed al possesso dei loro requisiti formativi previsti dall’Art. 4 della L.R. 83 di Regione Toscana del 2019 in merito alla composizione degli equipaggi dei mezzi di trasporto sanitario (in questo caso trasporto assistito).
Provo amarezza, e persino vergogna, per le parole utilizzate dalla Presidente della P.A. Croce Verde. Invece che raccontare la sua versione avrebbe dovuto, a mio modestissimo parere, limitarsi a porgere le sue scuse. La divisa non ci rende onnipotenti. Sbagliare è umano. Tuttavia, allo stesso tempo, l’altruismo non esonera dal rispetto delle norme civili e di buona educazione che devono in qualsiasi momento restare alla base del nostro operato. Il volontario non ha sempre ragione e non è al di sopra delle regole.
In conclusione, sento il bisogno di rivolgermi direttamente al sig. Alessandro e ai suoi cari, rinnovando (immagino anche a nome di tutti coloro che fanno parte di quella grande famiglia di volontari che crede ancora nei valori come l’educazione, la gentilezza, l’umanità e
l’empatia) le mie più sentite scuse per non avervi permesso di trovare, in un momento di tale fragilità, la comprensione e la delicatezza che meritavate.
Vi auguro di riabbracciare il vostro caro al più presto e di poter dimenticare la sofferenza, la frustrazione e l’amarezza di questa brutta vicenda.
Claudia Coletti

2 risposte a “Il soccorritore deve “usare sempre il metro del buon senso”

  1. zio Emerenziano Rispondi

    SOLO CHI ERA PRESENTE AI FATTI POTRA’ ESPRIMERE UN COMMENTO “GIUSTO” bene che l’ASL chieda un confronto. Dall’altra parte si legge: …. i signori hanno insultato il personale sanitario, preso a colpi l’auto ambulanza, e si sono messi davanti alla camera calda, per impedire la partenza del mezzo. Gli era stato detto di recarsi al porto, così c’era la sicurezza dell’imbarco, nessuno gli avrebbe vietato di accompagnarlo a Piombino o a Livorno. ….. A me pare che in tutta questa storia le “vittime” siano: il paziente e l’autista, uno alla ricerca di curarsi, l’altro alla ricerca di portarlo a curare.

    23 Gennaio 2026 alle 7:51

  2. Monica Pierulivo Rispondi

    Sono Monica una delle figlie che hanno vissuto questa brutta esperienza,la ringrazio infinitamente delle sue parole.

    22 Gennaio 2026 alle 21:57

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