Il caso

“Capo Poro luogo di memoria, ritorni alla nostra comunità”

"Un documento per riportare questo pezzo di storia nella disponibilità dei cittadini"

È questa la richiesta contenuta nella memoria con la quale il Comune di Campo nell’Elba ha partecipato all’istruttoria posta in essere dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Pisa e Livorno per il riconoscimento dell’interesse culturale della Batteria di Capo Poro.
Per la Soprintendenza di Pisa quella batteria militare costruita a partire dal 1929 ha tutti i requisiti di interesse culturale perché è una delle rare batterie costiere presenti nel territorio toscano ed è stata un importante presidio per il controllo di quel tratto di territorio durante la seconda guerra mondiale. Quel promontorio dominato dal Faro della Marina Militare fu anche teatro dell’operazione Brassard, uno dei momenti storici più significativi durante lo sbarco degli alleati. La proposta della Soprintendenza è stata avanzata alla Commissione Regionale Patrimonio Culturale della Toscana che potrà emettere il relativo provvedimento di tutela.
“Sarebbe un grande passo in avanti per la restituzione di un bene alla Comunità che rappresento – spiega il Sindaco Davide Montauti – ed è un riconoscimento del lavoro fatto da questa Amministrazione per riportare questo pezzo di storia, di testimonianza e di enorme valore paesaggistico nella piena disponibilità di cittadini, turisti ed appassionati.
La Soprintendenza ha ribadito che Capo Poro è un luogo di memoria per la comunità locale che lo identifica come bene collettivo, contemporaneo e immateriale e pertanto meritevole di tutela ai sensi dell’articolo 10 della legge 42/2004 e confidiamo nel riconoscimento del vincolo. Abbiamo presentato questa memoria per ribadire il valore di quel luogo e il legame con la mia Comunità manifestando la nostra intenzione di esercitare il diritto di prelazione se il bene dovesse tornare allo Stato ed essere di nuovo venduto”.
La storia di Capo Poro inizia nel novembre del 2016, quando l’agenzia del Demanio decise di vendere l’area dell’ex Batteria costiera, 10.410 metri quadri con i resti delle fortificazioni e i ruderi degli edifici militari. Tra questi la stazione vedetta posta nella parte più alta del promontorio e altri annessi destinati all’alloggio dei militari. All’epoca fu chiesto al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, all’interno del quale ricade tutta l’area di esercitare il diritto di prelazione ma L’Ente decise di non acquistare il bene che fu alienato ad un privato alla cifra di 36.560,00 euro.
Capo Poro da giugno non è più accessibile. Il proprietario ha recintato tutta l’area con rete metallica, pali metallici e filo spinato e due cancelli impediscono l’accesso a Capo Poro da sempre accessibile dal sentiero n.139.
“Ieri abbiamo emesso un’ordinanza per la rimozione, lo sgombero e il ripristino dei luoghi – ha spiegato il Sindaco Montauti-. Non può esserci nessuna recinzione perché la presenza della stessa risulta non giustificata da alcun atto. Tutti i titoli autorizzativi sono sospesi compreso il piano del Parco con il quale si autorizzava la recinzione “di cantiere”. Quell’area deve essere di nuovo accessibile per turisti e residenti e ritornare ad essere un bene collettivo”.
“L’amministrazione comunale” conclude il Sindaco, “ha già manifestato alle autorità competenti la ferma volontà di esercitare diritto di opzione per l’acquisto dell’intero complesso una volta che sarà concluso l’iter per il riconoscimento di interesse culturale della Batteria di Capo Poro, istruttoria alla quale il Comune di Campo dell’Elba non ha fatto mancare la sua fattiva collaborazione”.

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