Piombino

Eugenio Giani ha annunciato il via libera al rigassificatore

La firma per l'autorizzazione del commissario tra stasera 24 ottobre e domani mattina

Via libera del presidente Giani, nelle vesti di commissario straordinario, al rigassificatore di Piombino. L’annuncio del parere favorevole, con prescrizioni, al posizionamento della nave Golar Tundra che rimarrà per tre anni nel porto della città – una nave lunga 297 metri e larga quaranta, ormeggiata di fianco ad una banchina di trecento – arriva al termine dell’ultima delle tre sedute della conferenza dei servizi che si è svolta venerdì  quasi tre ore di riunione, compresa l’interruzione di sessanta minuti per poter esaminare e leggere, da parte di tutti gli enti chiamati ad esprimere un parere, i nuovi documenti, con ulteriori eccezioni e contestazioni, inviati nelle ventiquattro ore precedenti dal Comune di Piombino.

Formalmente l’autorizzazione sarà firmata ed inoltrata da Giani tra lunedì sera 24 ottobre  e martedì mattina, subito dopo l’approvazione in giunta della proposta di intesa con il Governo che contiene le misure compensative che la Regione Toscana ha chiesto, discusse a suo tempo con i ministri del governo Draghi e presupposto al via libera all’opera: sconto in bolletta del 50 per cento per cittadini ed imprese ad esempio, strade e bonifiche attese da anni, investimenti per realizzare un parco delle energie rinnovabili, più collegamenti con l’Elba e poi ancora, tra le varie misure e richieste, sostegno alle attività di pesca, itticoltura e turismo, risorse per il parco archeologico o agevolazioni fiscali che deriverebbero dal riconoscimento di Piombino come zona logistica semplificata o zona economica speciale od equivalente.

Tutti e trentacinque gli enti chiamati ad esprimersi sull’autorizzazione all’opera, ad eccezione del sindaco e del Comune di Piombino, si sono espressi favorevolmente, con una serie di prescrizioni che il commissario Giani allegherà all’autorizzazione. Sono dodici, in particolare, i soggetti competenti al rilascio dell’autorizzazione: dal dipartimento della presidenza del Consiglio dei ministri che rappresenta tutte le amministrazioni statali alla Regione Toscana, dalla Provincia di Livorno, il sindaco e il Comune di Piombino all’autorità di sistema portuale, il Consorzio di bonifica Toscana Costa, Telecom Italia, Enel distribuzione, Asa-Ait, Terna, Enac, Anasa e società elettrica Ligure Toscana. Più di ottanta sono stati i pareri e le osservazioni espressi e depositati in quasi due mesi, prima e durante le tre riunioni della conferenza dei servizi, convocate il 19 settembre, 7 e 21 ottobre.

“Il sindaco e il Comune di Piombino – spiega Giani – hanno confermato la loro contrarietà, ma la Conferenza, alla luce dell’istruttoria compiuta, ritiene che gli argomenti posti siano superabili sulla base delle controdeduzioni inoltrate da Snam e dei pareri espressi, risposte fornite e prescrizioni richieste dai vari enti coinvolti”.

Prescrizioni, assicura Giani, che non ritarderanno il cronoprogramma delle opere e dunque rendono possibile a Snam di mettere in funzione il rigassificatore dalla prossima primavera. Di fatto l’opera di cantiere più grande da realizzare sarà la conduttura, lunga otto chilometri e ottocento metri, che passerà sul fondale del piccolo davanti al porto e collegherà la nave, rifornita da metaniere una volta in esercizio, al gasdotto nazionale che corre lungo l’Aurelia.

Quanto alla collocazione della piattaforma off shore, dove la nave sarà ormeggiata dopo tre anni, Snam non ha ancora indicato il sito. “Dovrà farlo entro quarantacinque giorni dal rilascio dell’autorizzazione alla collocazione della nave nel porto – assicura Giani – : un termine tassativo e vincolante che sarà parte del via libera ai lavori, assieme alle altre prescrizioni”. “Snam sta procedendo – anticipa il commissario-presidente – a studi e verifiche ingegneristiche ad ampio raggio, non solo nel tratto di mare davanti alle coste toscane ma anche oltre i confini della Toscana. Sicuramente, ma questa era già la prima condizione vincolante che avevo posto fin da agosto, la piattaforma off-shore, dove la nave continuerà ad operare per i successivi ventidue anni, non sarà allestita davanti a Piombino o nel golfo di Follonica”.

Giani si dice soddisfatti dei lavori e del clima registrato durante i lavoro della Conferenza dei servizi. “Ritengo – dice – che sia stato fatto un lavoro molto approfondito. La mole di documenti prodotti è consistente ed oggi abbiamo tirato le somme”. Sull’annunciato ricorso al Tar del sindaco si limita a commentare: “E’ nelle sue facoltà”.

Poi aggiunge: “A Piombino c’è un porto da duemila anni e al suo interno sorge una banchina, realizzata dalla Regione Toscana spendendo centodieci milioni di euro, al momento sostanzialmente sottoutilizzata. Doveva indatti servire allo smontaggio della Costa Concordia, che poi fu invece trasportata in Liguria”. “Una volta – dice – che ci si rende conto che Piombino è il luogo più adatto ad ospitare l’opera, essenziale per la situazione di emergenza energetica che l’Italia sta vivendo, anche come presidente della Regione devo farmi carico degli interessi generali. In ogni caso mi sento di garantire per la sicurezza degli abitanti di Piombino e vorrei che il Comune e i cittadini contrari all’opera non si ritirassero sul loro Aventino ma collaborassero con me per chiedere al Governo che si facciano quelle opere, bonifiche ed infrastrutture da tempo attese e non ancora realizzate, facendo del rigassificatore un’opportunità”.

Sulle prescrizioni il commissario-presidente spiega che sono “ampie ed articolate”. “Riguardano – annota – tre grandi questioni: la sicurezza, che asrà assicurata anche attraverso controlli e monitoragi continua, la possibilità di compatibilità ambientale affinché non si danneggino le attività oggi svolte e la prevenzione di tutto ciò che possa creare danni o alterare le condizioni del porto”. La nave, si sofferma, “non creerà ostacolo al transito delle navi nel porto nè per l’attività siderurgica nè per i collegamento verso l’arcipelago”. Quanto ai timori relativi a pesca ed itticoltura, il cloro e l’acqua fredda immessi in mare esauriranno i loro effetti nell’arco di duecento metri dalla nave, all’interno del porto, e dunque ben lontano dagli impianti e le attività economiche.

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