Una lettera -carta di archivio datata 13 aprile 1771 – arriva da Firenze al governatore di Portoferraio, colonnello de Villeneuve ,scritta dal devotissimo ,obbligatissimo servitore Vincenzo degli Alberti . L’Alberti conosce bene Portoferraio dove ha vissuto qualche anno prima, nel 1766, inviato dal granduca .Aveva scritto una relazione dal titolo “Relazione di Portoferraio a Sua Altezza Reale dal conte Vincenzo degli Alberti suo consigliere di stato”.Manoscritto conservato nella biblioteca comunale di Portoferraio .L’argomento trattato nel documento di archivio sopra citato è la sepoltura separata dei cadaveri in base alla causa della morte.
Al governatore de Villeneuve , l’Alberti ricorda che Sua Altezza Reale con rescritto del 4 aprile 1771 ha ordinato che i cadaveri che si trovano associati alla Compagnia della Misericordia di Portoferraio non si debba associare quei cadaveri dei morti per causa di giustizia cioè i condannati alla pena capitale ,annullando anche il privilegio che detta compagnia ha di associare privativamente i cadaveri dei morti che sono forestieri .
“Colonnello de Villeneuve
Governatore di Portoferraio
Illustrissimo Signor Mio Pronendissimo Colendissmo
Sua Altezza Reale con venerato rescritto del 4 del corrente ha ordinato che la Compagnia della Misericordia non deve in avvenire associare che i cadaveri che si trovano morti alla Compagnia, quei che muoiono per le mani della Giustizia e tutti quelli che avranno disposto di voler essere associati della Confraternita della Misericordia, annullando il privilegio che la medesima suppone di avere di associare privativamente i forestieri.
Partecipo a Vostra Illustrissima la sopraespressa Sovrana determinazione per Sua regola,e perché ne renda inteso anche codesto Signor Auditore ,mentre intanto con la più distinta stima mi protesto
Di Vostra Illustrissima
Firenze li 13 aprile 1771
Devotissimo Obbligatissimo Servitore
Vincenzo degl’Alberti”

(Carta 55 .Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770” C13.Archivio storico comune Portoferraio)
La sepoltura dei cadaveri morti per causa di giustizia a Portoferraio avviene ad opera della Compagnia (confraternita)della misericordia sin da quando è stata fondata nel cinquecento in Cosmopoli .La Confraternita della Misericordia di Portoferraio sin dal suo sorgere tra i còmpiti che si era data era quello di assistere il condannato durante l’esecuzione e provvedere alla sepoltura del cadavere,
Nel 1771 il quadro normativo toscano e asburgico lorense del periodo imponeva: progressiva proibizione delle sepolture intra moenia,(sepolture in chiesa ancora ammesse, ma limitate) , controllo sanitario delle fosse (profondità, calce, distanza dalle abitazioni), registrazione amministrativa dei cadaveri morti per giustizia , e ,appunto, la proibizione di associare più cadaveri nella stessa fossa, soprattutto se morti per cause giudiziarie .
Nel 1771 la separazione delle sepolture dei cadaveri morti per causa di giustizia non era solo una prassi morale o religiosa: era una necessità igienica, amministrativa e simbolica, pienamente coerente con il clima riformatore del Settecento. Le fonti settecentesche mostrano che la separazione rispondeva a tre grandi categorie di motivi: sanitari, giuridico amministrativi e religioso sociali. Per questi ultimi motivi,religisos-sociali, il cadavere del giustiziato era considerato “infame”, non idoneo a essere sepolto accanto ai fedeli che avevano ricevuto i sacramenti,i giustiziati ricevevano un rito minimo, spesso senza funerale pubblico e la sepoltura separata dai cimiteri parrocchiali rifletteva questa distinzione.
Per la sepoltura di cadaveri forestieri non residenti e di stranieri di passaggio(mercanti,soldati marinai) la sepoltura per motivi sanitari era rapida, spesso veniva usata calce viva e la fossa era registrata come “forestiero”, “marinaio”, “straniero di nave X”.
A Portoferraio un cimitero separato per morti in seguito a pena capitale era predisposto dietro la chiesetta suburbana di San Rocco in aperta campagna circondato da mura perimetrali ancora visibili in una foto di fine ottocento

MARCELLO CAMICI

