Portoferraio

Emergenza foglia via Guerrazzi: scatta il “Protocollo Scirocco”

di Alberto Zei

Quando il problema lo vede chi sa guardare più lontano
Non tutti possiedono la stessa capacità di osservazione. C’è chi percorre una strada, vede una fronda, trova un po’ d’ombra e prosegue. E c’è chi, più attentamente, riesce a leggere nel presente le conseguenze future. In via Guerrazzi questa seconda categoria, per quanto sparuta, sembra aver trovato interpreti particolarmente sensibili: abbastanza, comunque, da intercettare un problema che alla maggioranza dei passanti potrebbe perfino sfuggire. Le foglie cadono. E, una volta cadute, possono addirittura fermarsi davanti a un ingresso.

Il privilegio di accorgersene prima degli altri
Portoferraio, com’è noto, non abbonda di strade alberate. Anzi, si può dire che il centro storico sia sostanzialmente privo di verde. La storia urbanistica della città, le fortificazioni, le mura, gli edifici e gli spazi ristretti hanno fatto sì che le piante si conservassero soprattutto nei giardini, nelle corti e nelle proprietà private. Via Guerrazzi presenta però un’eccezione. Da un giardino, fronde e petali riescono ancora a sporgersi verso la strada e, nelle ore più calde, a regalare qualche tratto d’ombra. Il passante comune, forse privo della necessaria profondità analitica, tende ad apprezzare soprattutto questo aspetto. Le sensibilità più evolute, invece, vedono oltre. Dove altri notano una fronda, questi intravedono già la foglia a terra; dove altri avvertono qualche grado di temperatura in meno, ecco che immaginano il futuro colpo di scopa. Ma se chi transita si limita a godersi un po’ di refrigerio, loro hanno già individuato la vera questione: chi pulirà per terra? Una capacità preventiva che merita rispetto. Queste rare sensibilità nostrane sembrano aver letto il titolo del recente libro, “I giardini nascosti di Cosmopoli”, come la prescrizione urbanistica che questi luoghi, a Portoferraio, possano esistere purché rimangano nascosti. La bouganville invece, ha avuto l’imprudenza di affacciarsi oltre il muro e rendere pubblico ciò che, secondo loro, avrebbe dovuto restare all’interno delle quattro mura. Ecco il misfatto.

Lo Scirocco aggrava il quadro
La situazione diventa particolarmente delicata quando soffia lo Scirocco. Il vento muove i rami, scuote le fronde e talvolta produce l’evento tanto temuto: petali e foglie si staccano, scendono e toccano terra. A quel punto, per l’occhio allenato, avviene una trasformazione immediata. Finché stavano sul ramo erano natura, ombra, verde, perfino poesia variopinta. Sul marciapiede, assolutamente no: diventano materiale da rimuovere. Se poi la pendenza della strada e il vento collaborano fino a condurli davanti a un esercizio, la questione assume inevitabilmente una dimensione superiore. È lì che le pochissime sentinelle del decoro mostrano tutta la loro utilità. Senza di loro, infatti, qualcuno potrebbe perfino commettere l’errore di considerare normale che un albero o un arbusto perda fiori e foglie e che ciò accada addirittura in città.

Il Protocollo Scirocco
La risposta, in questi casi, deve essere rapida: osservazione, individuazione, valutazione della traiettoria e rimozione. È ciò che potremmo definire il “Protocollo Scirocco”. Non serve aspettare che la situazione degeneri poiché chi possiede una sensibilità adeguata sa che il problema va affrontato alla radice, possibilmente prima ancora che la foglia cada: estirpare tutto e spargere sale. La prevenzione, del resto, è il fondamento di ogni buona amministrazione e, a quanto pare, anche di ogni buon ingresso sulla via.

Una minoranza particolarmente lungimirante
Sarebbe troppo generoso attribuire a tutti una sensibilità così selettiva. Essa appartiene a quella piccolissima parte dell’umanità dotata del raro dono di scorgere il futuro problema proprio là dove gli altri, più semplicemente, apprezzano il beneficio. Per costoro il verde è certamente gradito, purché non sporchi; l’ombra è benvenuta, purché non sia accompagnata da fiori, foglie o rametti; le piante sono accettabili, purché riescano, possibilmente, a non comportarsi troppo come tali. È una posizione sofisticata, non facile da sostenere, soprattutto d’estate, ma proprio per questo merita ascolto.

Il problema del beneficio indesiderato
La vera difficoltà sta nel fatto che l’ombra e le foglie che cadranno provengono dalla stessa vegetazione. Non è stato ancora trovato un sistema per chiedere alle piante di fornire scrupolosamente la prima e trattenere le seconde. La natura, sotto questo aspetto, continua a mostrare evidenti limiti organizzativi. E così le poche sensibilità ispirate a vigilare si trovano davanti a una scelta scomoda: accettare il beneficio e sopportarne le conseguenze, oppure immaginare una nuova forma di vegetazione urbana, più disciplinata, soprattutto senza foglie, così come possiedono….. tutte le città che si conoscono.

Alla ricerca dell’arbusto compatibile
Il modello ideale, in fondo, sarebbe semplice: una pianta capace di fare ombra senza foglie; priva di pollini, frutti, rametti, insetti e di qualunque altra manifestazione spontanea; silenziosa, pulita, immobile e possibilmente già conforme alle esigenze degli ingressi di maggior pregio. Dovrebbe inoltre evitare la produzione di filamenti e residui, capaci di intrecciarsi con ciò che lo Scirocco raccoglie lungo la strada: polvere, piccoli detriti e perfino qualche capello sfuggito alla disciplina umana. La ricerca scientifica, purtroppo, non sembra aver ancora prodotto risultati soddisfacenti. Resta sempre l’alternativa sintetica. Meno poetica, forse, ma certamente più obbediente.

Via Guerrazzi, per ora resiste
Nel frattempo, la maggior parte di chi passa sotto questi verdi rami per ripararsi un attimo dall’ implacabile sole estivo continua a comportarsi con sorprendente semplicità: trova l’ombra e qualche fiore, ci si mette sotto. Non domanda garanzie, non verifica la futura destinazione delle foglie e neppure calcola in anticipo il numero dei colpi di scopa per spostarle da un’altra parte.
Le sensibilità più attente, invece, continuano a vigilare. Perché tutti sono capaci di vedere un albero o una pianta, ma occorre un talento assai più raro per avvertire il fastidio di una foglia prima ancora che cada. E quando la foglia cade, ne cade anche più d’una, mentre lo Scirocco completa l’opera. Raccoglie e sparge fiori, petali, polvere, rametti e qualche capello li intreccia con cura e deposita il piccolo conglomerato urbano proprio dove un occhio esigente vorrebbe trovare una superficie impeccabile. È una sorta di alleanza impropria tra botanica, meteorologia e capelli vaganti. Ed ecco ripetersi l’incidente: la natura, ancora una volta sorpresa a comportarsi da natura.

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