Portoferraio 1772, una giovane ebrea diventa cattolica

di Marcello Camici

“ Avendo reso conto a Sua Altezza Reale delle due lettere favoritemi da Vostra Illustrissima in data di 20 e 22 decorso, riguardanti la Giovine Ebrea  che si è ritirata nello spedale  della Misericordia,per abbracciare la Religione Cattolica,la Reale Altezza Sua ha approvato che sia stato da Lei accordato ai parenti della medesima e ad un Massaro della sua Nazione di potere seco parlare con quelle cautele che Lei mi avvisa di aver usato in questa occasione ; come anche approva la Reale Altezza Sua che persistendo la detta giovine nella volontà di passare alla nostra religione Ella possa farlo e rimette alla prudenza di Vostra Illustrissima il procurare che il tutto segua senza che dai Parenti della medesima e da quelli della sua Nazione venga cagionato disturbo “

Questo è quanto scrive il conte Vincenzo degli Alberti da Firenze al governatore di Portoferraio, colonnello de Villeneuve, il 6 aprile 1772 (Carta 54 . Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770. Archivio storico comune Portoferraio )

La giovane ebrea che vuole “abbracciare la religione cattolica” fa parte della comunità ebraica accettata  nel granducato e confinata a vivere nel ghetto. A Portoferraio  nel 1772 ,anno in cui accade il fatto sopra ricordato , questa comunità doveva essere  piccola con un numero di soggetti non molto  discordante da quello registrato nel censimento avvenuto pochi anni prima, nel 1730,anno nel quale  gli ebrei erano 41 su un totale di abitanti di 4267.

“Stato delle anime che si ritrovano nel Presidio e Fortezze di Portoferraio l’anno 1730

 

Maschi a comunione                         726

Maschi minori                                     715

Femmine da comunione                    1306

Femmine minori                                  576

Milizia pagata                                      940

Reverendi . Sacerdoti                           30

Signori Chierici                                      23

Reverendi  Padri  di San  Francesco         8

Laici                                                       2

Nazione ebrea                                      41

In tutto sono  numero                           4267

L’anno passato erano n°4203.Sono cresciuti n° 64 “

(Archivio Mediceo.Filza 2577.Archivio di stato Firenze)

Si conosce anche il nome della famiglie ebraiche insediate in Portoferraio ( vedi “Le famiglie ebree a Portoferraio” Michele Sacerdoti. Lo Scoglio). A Portoferraio la comunità  ebrea era in maggior parte sefardita  cioè proveniente dalla Spagna e dal Portogallo. Godeva ancora dei privilegi economici derivati dalle leggi livornine introdotte da Ferdinando I de’ Medici nel 1591. Con il governatore Alessandro del Nero ,nei primi anni del settecento, aveva ottenuto la possibilità di vivere nel ghetto. Era situato in via degli Ebrei oggi Elbano Gasperi

La sua era una presenza di minoranza religiosa tollerata ma soggetta a  controlli con un regolamento che regolava in rapporti tra le due comunità religiose.

A questo riguardo la politica religiosa del granducato aveva istituito in Firenze la Casa dei Catecumeni deputata a ospitare e istruire gli “infedeli” che desideravano convertirsi al cattolicesimo.

Il passaggio dall’ebraismo al cattolicesimo era istituzionalmente possibile ma era una questione delicata e complessa dove autorità ecclesiastiche cattoliche intervenivano insieme a quelle civili dialogando con quelle ebraiche in modo particolare con la figura del massaro.

Il massaro era il responsabile amministrativo della comunità ebraica che  gestiva rapporti con le autorità della piazzaforte nonchè tasse e permessi e la disciplina interna del ghetto.

In ogni conversione ,come nel caso specifico della giovine ebrea di Portoferraio , era importante valutare che essa  fosse sincera e non ”forzata” od “opportunistica” per ottenere o raggiungere determinati scòpi. Era anche importante avere il consenso dei parenti della catecumena : il diniego di questi avrebbe potuto cagionare disturbo.

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