“Annunciamo ufficialmente che il prossimo anno ci concederemo un anno sabbatico”. Il direttore artistico dell’Elba Book Festival, Marco Belli, lo ha detto durante l’inaugurazione della kermesse letteraria che per 12 edizioni ha animato il Comune di Rio nell’Elba prima e, dalla riunificazione con Rio Marina, l’intero territorio di Rio. L’avventura attraversata in questi anni è stata “straordinaria” ha visto nascere amicizie, amori e famiglie. Un progetto nato nel 2014 grazie all’intuizione di Roberta Bergamaschi, Andrea Lunghi e Marco Belli. Sul sagrato della chiesa, in piazza Giacomo Matteotti, accanto al direttore artistico e a chi in tutti questi anni ha lavorato per portare il nome di Rio e dell’Isola d’Elba in Italia e in Europa, c’è anche il sindaco Marco Corsini. A lui e all’amministrazione precedente, guidata da De Santi, che ha accompagnato la nascita di Elba Book, vanno i ringraziamenti dell’organizzazione.
“Ho sempre sostenuto – ha detto il sindaco – che investire nella cultura e schierarsi dalla parte della cultura significhi migliorare la qualità della vita. Elevare la qualità è sempre stato uno degli obiettivi fondamentali della nostra amministrazione. Questo è un Paese che ha bisogno di crescere in qualità: nella qualità dell’offerta turistica, essendo un territorio che vive di turismo, ma anche nella crescita culturale e intellettuale di chi questo territorio lo abita”. “Abbiamo – ricorda Belli – attraversato il mare di due amministrazioni comunali, assistito a un evento storico come la riunificazione dei Comuni di Rio nell’Elba e Rio Marina e collaborato con due commissari prefettizi. Per chi organizza un festival, una vera palestra di equilibrio emotivo: una sorta di moto perpetuo sulle montagne russe.”
Un festival che ha navigato, per riprendere il tema di quest’anno, tra radici, luoghi, vuoto, fatica, meraviglia, mappe, attenzione e chiavi di volta, solo alcuni dei concetti a cui si è “approdati in questi anni, temi che hanno raccontato il presente, ma anche la nostra storia”. E non è un caso, ricorda sempre Belli nel suo intervento, se “i media nazionali ed europei e gli operatori culturali hanno iniziato a riconoscere Elba Book Festival come il festival dell’editoria dell’Isola d’Elba”. “Siamo riusciti – rivendica – a portare il nome di Rio in giro per l’Italia. Siamo riusciti a immaginare e incentivare una nuova forma di turismo culturale che ha avuto ricadute economiche importanti sul tessuto territoriale. Abbiamo dimostrato che la nostra manifestazione è un moltiplicatore virtuoso di risorse pubbliche”.
Fin dalla sua nascita, ogni risorsa e contributo ricevuto dall’Elba Book Festival viene interamente reinvestito nell’economia locale, generando valore e indotto. “L’importanza di un evento come questo – precisa Belli – per un Comune, oltre che la valenza culturale, si misura anche e soprattutto in questo modo”. Nel corso di questi dodici anni sono stati un centinaio gli editori arrivati sull’isola da ogni regione d’Italia, qui il loro straordinario lavoro è stato valorizzato e si è affermata “un’idea di mercato per l’editoria italiana più equo, più democratico e più aperto”.
Ora è tempo di riflessioni, di prendersi il giusto tempo, “un tempo necessario, un tempo per realizzare impegni rimasti in sospeso, per recuperare le energie, per guardare con occhi lucidi i dodici anni percorsi”. Per gli ideatori del festival, mantenere i risultati raggiunti negli anni non è più sufficiente. Il livello dell’evento si mantiene alto, ma lo sviluppo si è fermato mentre l’ambizione è quella di alzare ancora l’asticella. “Credo che per tutti – sottolinea Belli – ci sia bisogno di una pausa: per noi, ma anche per il territorio. I libri ci insegnano che ogni storia ha bisogno di pause, di respiri e di silenzi. Questo sarà il nostro.”
Quello che è iniziato a Rio nell’Elba non è soltanto un evento estivo, “è il risultato di migliaia di ore donate, di idee condivise davanti a un tavolo, di telefonate infinite, di entusiasmi improvvisi e di ostinazioni tenaci. È il risultato di amicizie nate lungo la strada, di collaborazioni preziose e della fiducia che tante persone hanno scelto di accordarci anno dopo anno”. E ancora: “Quello che vedete oggi è il risultato di un lavoro di una squadra che ha raggiunto alti livelli di professionalità; ma soprattutto, ed è la cosa più importante, è il frutto di una comunità”. E sono proprio le comunità che, “quando nascono dalla passione, dalle idee, dalla fatica e dall’amicizia, riescono spesso a compiere piccole rivoluzioni”.
“Se siamo arrivati fin qui – conclude Belli -, il merito non appartiene a qualcuno in particolare. Appartiene a tutti. Buon festival!”






