Portoferraio, il segreto delle antiche “Mura Medicee”

Le fortificazioni conservano le specie a rischio dal cambiamento climatico

Le antiche mura storiche possono trasformarsi in inaspettati custodi della biodiversità e in alleati nella lotta ai cambiamenti climatici? È questa la suggestiva ipotesi al centro di un progetto di ricerca giunto al suo secondo anno di attività, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e la World Biodiversity Association (WBA), con il sostegno del NatLab di Portoferraio ed il fondamentale supporto del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Proprio nelle scorse giornate del 20 e 21 giugno, sfidando il caldo torrido, il botanico Prof. Angelino Carta e l’entomologo naturalista Leonardo Forbicioni hanno completato con successo il terzo turno di campionamenti sul campo, un passo cruciale per monitorare la salute di una specie simbolo della flora spontanea dell’Arcipelago Toscano.
L’oggetto principale dello studio è infatti Linaria capraria, una pianta erbacea perenne ed endemica dell’Arcipelago Toscano. La sua distribuzione è unica: oltre il 50% degli individui di questa specie si concentra proprio sui manufatti storici e sulle antiche fortificazioni della città di Portoferraio.
Se da un lato è noto che l’ambiente monumentale favorisce la sopravvivenza fisica delle piante, i ricercatori vogliono ora capire se questo contesto offra un reale vantaggio anche per il loro successo riproduttivo. Capire come si riproducono è fondamentale in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, che rischiano di stravolgere i delicati equilibri tra le specie.
La ricerca si concentra su un vero e proprio ecosistema che unisce la pietra, la pianta ed un ospite altamente specializzato: il coleottero curculionide Rhinusa incana. Questo minuscolo insetto svolge gran parte del proprio ciclo vitale proprio all’interno dei frutti della Linaria.
Gli scienziati ipotizzano che le popolazioni di Linaria situate sui monumenti storici godano di un tasso riproduttivo più alto rispetto a quelle che crescono sulle pareti rocciose naturali. Il contesto storico-monumentale potrebbe infatti stimolare una produzione di semi più abbondante o, al contrario, abbassare l’impatto del parassita. Se l’ipotesi venisse confermata, le mura di Portoferraio diventerebbero dei veri e propri reservoir (serbatoi) genetici fondamentali per la conservazione della specie.
Per giungere a conclusioni solide, il progetto prevede un monitoraggio triennale di oltre 10 aree permanenti, per circa metà sui monumenti storici e metà in natura, visitate durante le fioriture primaverili e autunnali.
I frutti raccolti in questi giorni dai ricercatori sono già stati trasferiti nei laboratori dell’Università di Pisa per valutarne la qualità e la germinabilità. Oltre alle pubblicazioni scientifiche, la conclusione del progetto prevederà un incontro con la cittadinanza per svelare a tutti i segreti delle Mura storiche di Portoferraio, un patrimonio non solo storico, ma anche naturale.

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