Belinda Biancotti è lieta d’invitarvi sabato 6 giugno, ore 18,00 all’inaugurazione della mostra: Enzo Mauri – Il rumore di fondo Opere su tela. a cura di: Gabriele Bianconi.
Questo il programma:
PROGRAMMA DELL’EVENTO
• Presentazione e introduzione all’evento di Belinda Biancotti
• Presentazione della mostra a cura di Gabriele Bianconi.
• In esposizione selezione opere della Wip Gallery
• Drink, occasione per dialogare con la gallerista, il curatore e gli appassionati d’arte.
Inaugurazione: sabato 6 giugno 2026, ore 18,00
Durata: sabato 6 giugno – sabato 20 giugno
Luogo:
Wip Gallery di Belinda Biancotti
via Giuseppe Garibaldi, 21 Portoferraio – Isola d’Elba
Info. +39 335 700 8384 – www.belindabiancotti.com
Il rumore di fondo Di Gabriele Bianconi
La vita dipinta da Mauri si nutre di banalità solo apparente. Uno di quegli infiniti ‘frammenti’ quotidiani condivisi: nelle strade, sulla metro, al bar, è lì raccontato sulla tela. Sembra uno ‘scatto rubato’, un selfie. Non è una casualità se l’interesse del Maestro si concentra su ciò che accade durante. Prendendo in prestito il titolo del libro di Georges Perec, Mauri è un poeta dell’Infra-orinario. Congela una visione, un istante inutile, anonimo e, come accade al suono ‘incantato’ prodotto da un tasto tenuto premuto sull’organo, così quel ‘fotogramma’ sembra generare un’eco. Mauri si appropria mentalmente di ciò che vede e quando ci restituisce il soggetto, la scena dipinta è carica di stupore, di interrogativi. Non ce ne rendiamo conto subito, ma tra quegli sconosciuti dipinti sulla tela ci siamo anche noi. Le nostre vite sono anche la somma di mille momenti dimenticati, sbiaditi, vissuti un giorno o un altro, tra un sorriso, uno spintone, una coda. Anche noi siamo stati seduti su quell’autobus dipinto, ci siamo guardati intorno annoiati e curiosi. Attenti a particolari scivolati fuori dalla vita degli altri. Ci siamo sorpresi a pensare: “chissà chi è? cosa fa? cosa pensa?”. Un gioco di specchi, di facce. Tra tanti sconosciuti forse quel giorno la solitudine ci ha sorpreso. Oppure ci siamo ‘appoggiati’ al tran-tran, abbiamo trovato sicurezza in quel già vissuto. È facile immaginarci pensierosi, assonnati, ascoltare un
ragazzino slavo che suona, il rumore del traffico, la pioggia… A volte in metro ci siamo riconosciuti nelle persone vicine, perché siamo stati anche noi, come loro, ragazzi, o fidanzati felici, o turisti con la guida stretta in mano per le strade di una città lontana. Potremmo facilmente continuare all’infinito. Non ce ne è motivo. Tutto ciò ci basta per capire che l’artista s’interroga sui sentimenti, sui pensieri, sui caratteri, sui mondi portati e vissuti da quei passanti. Sulle realtà, le psicologie, le mode, gli scambi e chissà quant’altro accade in un solo attimo, fermato, rielaborato e dipinto. E già perché Mauri è pittore e i suoi colori sono le parole del suo racconto, come l’autore di un romanzo; di un regista che blocca l’azione e si sofferma sull’ambiente, sulle luci, gli sguardi. Da un punto di vista formale, l’artista adotta una stesura della materia calibrata. Questa superficie apparentemente levigata viene però interrotta, in punti strategici, dall’uso di densi grumi di pigmento puro. Tale stratagemma tecnico non è un mero esercizio virtuosistico, ma una scelta semantica per guidare l’occhio dell’osservatore verso i dettagli chiave della narrazione. Procede sicuro come qualcuno che conosce la ‘strada’ e colora i dettagli quel tanto che basta a coinvolgerci, a portarci nella sua ‘fiaba’, trasformando la casualità della routine in un racconto universale di cronaca cittadina. La storia raccontata è la storia del nostro tempo. Fantasia e realtà si confondono, si sovrappongono, diventa impossibile scioglierle. Un ‘flash’ sulla vita che scorre, sempre diversa, sempre uguale. Forse sta a noi il compito di restituirle attenzione, profondità, senso. Un senso che appartiene ai valori, alla storia, alla sensibilità, alla cultura di ognuno di noi. Siamo nel presente, è vero, ma alle domande rispondiamo ognuno in forza di una propria coscienza. È un percorso iniziato insieme al pensiero, che riguarda il sapere tutto: la scienza, la filosofia, la religione… Sono le eterne domande a cui l’uomo, pur non potendo dare una sola risposta definitiva, ha via via tolto margini di incertezza. Ci interroghiamo sul bene, il male, la vita, la morte, l’inizio, la fine… Oggi come in passato si tenta di trovare un denominatore comune, qualcosa che vada oltre il tempo e lo spazio e diventi ragione del tutto. Qualcosa che possa restituire valore, ragione, emozione, eternità, ad ogni banale attimo quotidiano.
Gabriele Bianconi


