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Campionato Bowhunter, gli Arcieri del Mare fanno centro

di Arcieri del Mare

C’è un momento, nei boschi sopra Tarzo, in cui capisci che il tiro con l’arco non è più soltanto uno sport. È una prova di carattere. O forse un piccolo, ostinato atto di sopravvivenza.

Succede quando guardi il bersaglio — laggiù, lontano, inclinato, quasi beffardo — e ti rendi conto che non è lì per essere colpito. È lì per metterti in discussione.

Il 2 e 3 maggio, tra le pieghe ripide e silenziose delle valli del Valdobbiadene, si è svolto uno dei Campionati Italiani di tiro con l’arco più duri che molti ricordino. Non è un modo di dire. A fine gara infatti, sono stati consegnati score pari a zero. In termini tecnici, significa che alcuni arcieri non sono riusciti a segnare neanche un punto lungo le 28 piazzole del percorso. Un risultato che evidenzia in modo netto la complessità del tracciato.

Salite che tolgono il fiato, discese che rubano l’equilibrio, tiri quasi sempre al limite delle distanze — entro i 55 metri, certo, ma quel “entro” qui suona come una gentile concessione — e raramente in piano. I bersagli? Posizionati con una cura spietata, come se qualcuno avesse deciso che la bravura, da sola, non bastasse. Servivano nervi, gambe, e una certa capacità di dialogare con la frustrazione.

Eppure, in questo scenario che definire ostile è riduttivo, c’è chi non solo ha resistito, ma ha vinto.

Quattro nomi, allora, emergono da questo terreno impervio con la solidità di chi non ha semplicemente tirato, ma ha dominato portando all’Elba un importante titolo: Michelle Martorella, Marta Agnoli, Diego Martorella e Debora Del Ministro. Tutti Oro. Tutti Campioni Italiani Bowhunter. Accanto a loro, altre storie che parlano di precisione e tenacia come l’argento di Gabriele Muti e il bronzo di Antonella Mazzei. E poi c’è la storia che quasi diventa leggenda mancata: Andrea Sani, quarto, a soli due punti dal terzo posto. Due punti. La distanza più crudele che esista nello sport.

E infine, le rimonte. Quelle che non finiscono sui podi ma restano addosso. Carlo Gherarducci e Siria Agnoli partono in salita — metaforicamente e non — e si riprendono il secondo giorno con una prestazione che sfiora l’impresa. Non basta per salire tra i primi, ma basta per raccontare qualcosa di importante: che arrendersi, qui, non è mai stata un’opzione.

In un campionato dove qualcuno esce con zero, c’è chi esce con molto di più di una medaglia. Esce con la prova di aver saputo restare lucido quando il bosco sembrava stringersi, di aver trovato il bersaglio quando il bersaglio sembrava negarsi.

E alla fine, quando il bosco smette di essere un avversario e torna a essere solo bosco, resta la voce di chi ha guidato la squadra fin lì, ovvero il presidente, Andrea Sani. “Voglio ringraziare tutti,” dice, senza enfasi ma con la fermezza di chi sa cosa c’è dietro ogni tiro. “Ognuno di voi ha dato qualcosa, su ogni piazzola, in ogni salita. E voglio fare i miei complimenti a tutta la squadra: abbiamo dimostrato ancora una volta di essere una delle compagnie FIARC più forti d’Italia.”

Non è una frase celebrativa. È una constatazione costruita passo dopo passo, dentro un campionato, organizzato magistralmente dagli Arcieri della Vallata – 06ARVA, che non regalava nulla.

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