Da Tangentopoli a Garlasco: Zurlo e la magistratura italiana

di Jacopo Bononi, presidente Premio Letterario La Tore Isola d'Elba

 

Sono giornate febbrili per la cronaca giudiziaria italiana e lo sono non solo per la gravità dei fatti contestati al nuovo indagato Andrea Sempio, quanto piuttosto per la assoluta straordinarietà del possibile atto di revisione che la procura di Milano potrebbe fare a favore del condannato Alberto Stasi. Il caso Garlasco fu seguito sin dall’inizio da Stefano Zurlo che sarà premiato il prossimo 25 luglio a Marciana Marina dalle 21.45, in piazza della Chiesa. Con lui ci sarà Antonio di Pietro per testimoniare il periodo di Tangentopoli che Zurlo seguì come cronista giudiziario, dopo aver avviato dalle colonne de’ L’Europeo la stessa inchiesta dalla quale partì l’inchiesta-terremoto milanese, ossia quella del ‘Pio Albergo Trivulzio’. Zurlo è stato, da Tangentopoli a Garlasco, il protagonista assoluto di tutte le vicende giudiziarie italiane e la sua continua partecipazione in tv a varie trasmissioni sulla cronaca si aggiunge al suo frequente ruolo di opinionista politico. Il garbo e la competenza si sposano con la sua determinazione nel sostenere le sue tesi e anche adesso che il caso Garlasco sembra prendere una ‘piega’ diversa da quella linea che egli sosteneva, ossia la necessità di non ribaltare a priori le sentenze passate in giudicato su Stasi, Zurlo mantiene una prudenza apprezzabile. Da garantista quale egli è non può non esserlo verso Sempio e la sua prudenza va di pari passo con la serietà delle sue analisi. Garlasco è il caso del momento e la sua critica costante verso nuove interpretazioni dei fatti e dei misfatti della vicenda fa da specchio alla sua onestà intellettuale. Chi meglio di lui, che ha contribuito a smascherare il caso più eclatante di ingiusta carcerazione italiana quale fu il caso Barillà, ha le carte in regola per essere attento e scrupoloso, al netto delle emozioni mediatiche così di moda oggi? Molteplici poi i suoi volumi sulla giustizia italiana. Ad esempio ‘Il nuovo libro nero della magistratura’ (uscito nel 2024 per Baldini + Castoldi). Ecco i punti chiave di questo importante volume di Zurlo: in esso egli analizza i ‘peccati’ e i ‘vizi’ delle toghe italiane attraverso le sentenze della Sezione disciplinare del CSM. Stefano Zurlo racconta casi di corruzione, arroganza e ritardi incredibili (come imputati dimenticati in cella), svelando un mondo spesso sconosciuto al grande pubblico. Invece in ‘Senza giustizia’, appena uscito in libreria e già un successo, sottotitolato ‘Miserie e debolezze delle toghe italiane’, egli approfondisce ulteriormente le derive del sistema giudiziario concentrandosi su indagini sbagliate e comportamenti inaccettabili che spesso finiscono con sanzioni lievissime. Né ‘Il libro nero della magistratura’ (2020) invece, primo capitolo di questa ‘inchiesta’ sulle sentenze del Consiglio Superiore, egli traduce il ‘burocratese’ giuridico per rendere accessibili a tutti le mancanze dei giudici. Zurlo, firma de Il Giornale, è diventato un punto di riferimento per chi critica l’attuale assetto dell’ordinamento giudiziario, denunciando quella che definisce una ‘casta’ che raramente paga per i propri errori. Insomma una autorità in materia, che lo pone al vertice in Italia per competenza e professionalità sui temi della giustizia, senza che la sua autorevolezza sia mai stata messa in dubbio dopo tanti anni di serio lavoro. Lo stesso Di Pietro ha accettato con grande piacere di onorare il suo lavoro partecipando al nostro premio il prossimo 25 luglio e per questo abbiamo pensato di onorare il suo contributo con il neonato ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ che sarà una bellissima opera di Francesca Groppelli. Lorenzo d’Andrea invece, anche lui membro del comitato d’Onore del premio come Francesca, sta realizzando il ritratto di Zurlo, ossia l’opera premio 2026. L’importanza di Stefano Zurlo nel giornalismo italiano risiede principalmente nel suo ruolo di ‘osservatore critico’ del sistema giudiziario e di cronista dei grandi misteri italiani. Inviato speciale de ‘Il Giornale’ dal 1994, è considerato una delle voci più autorevoli e incisive nell’ambito della cronaca nera e giudiziaria. Zurlo è considerato l’altra faccia della famosa ‘diaspora montanelliana’ del 1994. Zurlo infatti pose l’accento sulla tutela dell’imputato e sulla presunzione di innocenza. Criticò aspramente il ‘processo mediatico’ e gli errori giudiziari, sottolineando come spesso le carriere dei magistrati non risentano dei danni causati ai cittadini. Il suo alter ego, per così dire, fu Marco Travaglio che considerò la magistratura un baluardo contro la corruzione politica. Egli fu da sempre favorevole a norme più severe (come il blocco della prescrizione dopo il primo grado) e ritenne che il giudizio morale e politico dovesse precedere o essere indipendente da quello penale. Zurlo invece analizzò le criticità interne alla magistratura, parlando spesso di una ‘casta’ che si auto-assolveva tramite il CSM. Fu sempre favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il direttore del Fatto invece difese sempre l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati da quelli che definisce attacchi della politica. Pur concordando sul fatto che le riforme degli ultimi trenta anni abbiano creato confusione, le sue soluzioni mirano a potenziare gli strumenti d’indagine piuttosto che a limitarli. Insomma due visioni inconciliabili che però non hanno mai portato a scontri definitivi, anzi spesso i due si trovano in dibattiti pubblici, ognuno sostenendo le proprie tesi e rivendicando entrambi la ‘paternità’ giornalistica di Montanelli. Il rapporto tra Stefano Zurlo e Indro Montanelli è segnato dal momento cruciale del gennaio 1994, quando il fondatore lasciò ‘Il Giornale’ in polemica con Silvio Berlusconi per fondare ‘La Voce’. Sebbene Zurlo avesse una profonda stima per Montanelli, al punto da dedicargli anni un saggio per celebrare i 50 anni del quotidiano da lui fondato, la sua scelta professionale fu diversa da quella di molti colleghi. A differenza della ‘truppa’ di fedelissimi che seguì Montanelli nell’ avventura della Voce, Zurlo scelse di restare (o meglio, di approdarvi stabilmente proprio in quell’anno) sotto la nuova direzione di Vittorio Feltri. Le ragioni principali possono essere riassunte nel fatto che Zurlo era un giovane cronista in ascesa, reduce dal successo dell’inchiesta sul ‘Pio Albergo Trivulzio’. ‘Il Giornale’ di Feltri gli offriva il ruolo di inviato speciale per la cronaca giudiziaria, una posizione di prestigio per seguire le evoluzioni di ‘Mani Pulite’. Inoltre mentre Montanelli non accettava l’ingresso in politica di Berlusconi, Zurlo mantenne una posizione più vicina alla linea editoriale del quotidiano, che sosteneva il nuovo progetto del Centrodestra in chiave anti-giustizialista. Pur considerandosi un allievo ideale della scuola montanelliana (per stile e indipendenza di giudizio), Zurlo non ritenne che la fedeltà al Maestro dovesse coincidere con la condivisione della sua rottura editoriale. In sintesi egli ha saputo conciliare l’eredità di Montanelli con la fedeltà alla testata, diventandone una colonna portante anche dopo il ‘cambio di epoca’. Recentemente, ha partecipato a diversi eventi celebrativi, sottolineando come lo spirito delle origini del quotidiano sia ancora il suo riferimento principale. Insomma sarà un grande onore averlo in piazza alla Marina e non mancheranno di sicuro interventi dal pubblico sia per la sua storica partecipazione a inchieste come Mani Pulite sia per quelle che saranno le ultime novità sul caso Garlasco. Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia. La Libreria Libri in Piazza di Marciana Marina, nella persona della sua titolare Brenda Lazzeretti, partecipa all’evento. Acquista l’opera premio Acqua dell’Elba, grazie al suo presidente l’arch. Fabio Murzi. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il maestro Lorenzo D’Andrea realizza l’opera premio ossia il ritratto di Stefano Zurlo, mentre sarà di Francesca Groppelli il ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ ad Antonio Di Pietro. Il premio infine vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina e l’attiva partecipazione della ProLoco marinese.

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