Lettera aperta

A Italo Bolano a due anni dalla sua partenza

di Alessandra Ribaldone*

Caro Italo, due anni fa lasciavi fisicamente questo mondo, “facevi le valige”, come spesso dicevi scherzosamente ai tuoi amici quando, raramente, affrontavi l’argomento.

Ti scrivo oggi dalla tua Isola, dal tuo Giardino dell’Arte, ma questo già lo sai perché tu sei sempre qui attorno, ad osservare quello che stiamo realizzando con il tuo sguardo attento e profondo. Con questo sguardo, un po’ perso nel vuoto, nei giorni della tua malattia mi dicesti: “… peccato, ho lavorato tanto…”. Non hai lavorato una vita per nulla, te lo posso assicurare e assieme a me tante persone che ti hanno conosciuto o che ti stanno conoscendo attraverso le tantissime opere che hai lasciato e che stanno collaborando a mantenere vivi i tuoi progetti di bellezza e di arte per la tua Isola che amavi definire “femmina misteriosa e cangiante”…

Chi giunge all’Elba, culla di cultura e di infinita bellezza e arriva in questa piccola Isola di natura e di pace, “un’ Isola nell’Isola” come tu la definivi, chi arriva nel tuo Giardino costellato di opere da te realizzate in una vita, rimane affascinato e spesso conquistato dall’atmosfera che si respira. Me lo dicono con gli sguardi, quando ci separa una lingua straniera che impedisce di esprimere appieno ciò che provano, me lo dicono parlando piano, quasi timorosi di spezzare l’incanto dello stormire di alberi altissimi e dei richiami di mille uccelli.

Quest’anno il tuo Giardino dell’arte ha espresso in gran parte le sue potenzialità. Artisti elbani e stranieri si sono qui riuniti per celebrare l’arte e la natura, fanciulle vestite di veli d’acqua hanno danzato, abbiamo celebrato l’arte giapponese del riparare le crepe dell’anima con l’oro e abbiamo celebrato antichi riti del te; decine di bimbi festosi hanno appreso dai loro animatori chi sei e hanno vissuto momenti di gioia intensa alla scoperta dei piccoli oggetti preziosi realizzati con e loro mani. E poi abbiamo celebrato la tua amicizia con il grande Mario Luzi, abbiamo intrattenuto decine e decine di persone ammirate dalla magia del fuoco notturno che crea bellezza o attorno al tavolo dove rinasceva l’antica arte dell’affresco. Abbiamo celebrato la poesia, abbiamo celebrato l’acqua e le sue meraviglie, abbiamo proiettato film originali realizzati con passione intorno al mondo, abbiamo ascoltato conferenzieri di vari generi , presentato libri celebrato la natura e le sue meraviglie. Abbiamo presentato un bellissimo progetto per dare corpo ai tuoi sogni portati avanti fin dagli anni ’60: la realizzazione di sale espositive e laboratori per la Scuola d’Arte all’Elba. Persino una voce d’angelo ha cantato, nel buio della notte, melodie orientali e brani senza tempo.

Tu eri sempre lì tra i tuoi vetri scintillanti all’ultimo raggio di sole, o dietro agli splendidi fiori che, effimeri, sfoggiano la loro bellezza in un solo giorno.

Tra poco il tuo Giardino tornerà a riposare per l’inverno, ma la tua arte ritornerà ad animarsi a Prato dove il tuo Open Studio si popolerà di Artisti e di Arte.

Stiamo lavorando, per mantenere vive e dare corpo alle tue idee che sono anche di tante persone, Arte e Natura, la parte più bella e più nobile di questo mondo troppo spesso attraversato dall’odio e dall’egoismo. Stiamo lavorando per i “giovani che stanno nel nostro futuro” quei giovani ai quali hai dedicato 40 anni del tuo insegnamento e che ti portano nel cuore per quanto generosamente hai loro insegnato.

Grazie Italo: abbiamo lavorato molto ma molto c’è ancora da fare.

Concludo con le parole impresse sul libro in ceramica aperto nel centro del Giardino, che sono un po’ il tuo testamento spirituale: “Ars longa vita brevis: in questo paesaggio che è Arte, come una ninfa meravigliosa e fuggitiva, non mi sono accorto che la vita correva, più veloce di entrambi. Se qualcuno, con amore, continuerà la mia opera, anche io come l’antico poeta “non morirò tutto”. Italo Bolano, 1991.”

Ciao Italo.

 

*Alessandra Ribaldone FONDAZIONE ITALO BOLANO

 

Nelle foto:

Italo Bolano nel suo Giardino dell’arte nelle foto dell’amico Daniele Piazzini

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