ESA, i lavoratori dicono NO: scatta lo stato di agitazione. Al via la mobilitazione, prossimo passo in Prefettura…..
La FIT-CISL è l’unica organizzazione sindacale che, a seguito dei mandati chiari e schietti dei lavoratori, sta portando avanti con forte determinazione la loro voce.
L’ultima “chicca” è l’orario spezzato: questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e i lavoratori hanno detto NO. ESA S.p.A. ha imposto unilateralmente il turno spezzato. Noi abbiamo proposto di utilizzare altre forme di flessibilità, sostenendo che l’impatto peggiora soltanto la vita dei lavoratori e ne diminuisce il reddito. La risposta di ESA? “In termini concreti l’impatto sulla vita privata delle persone è pressoché nullo”.
Nullo? Lavorare con turni spezzati e riposi ridotti ai minimi non cambia la conciliazione vita-lavoro? Percorrere più chilometri comporta più costi o più efficienza? La società sventola anche il rischio di esternalizzare… un po’ in controtendenza rispetto alla direzione degli ultimi anni, che vede le aziende orientarsi verso l’internalizzazione. Esternalizzare costa solo di più!
L’orario spezzato è solo la punta dell’iceberg. I lavoratori ci chiedono come questi carichi di lavoro possano essere sostenibili??? Un uomo o una donna che fa un turno spezzato con doppia raccolta migliora o peggiora le proprie condizioni di lavoro? E anche questo non graverà forse sui costi?
Gli ultimi dati illustrano una forte carenza nel reperimento del personale. E per questo la FIT-CISL ha chiesto ad alta voce di stabilizzare le figure altamente professionali già presenti, che altrimenti si rischia di perdere ancora personale.
I lavoratori ci mettono quotidianamente il impegno affrontando le criticità ma allo stesso tempo denunciano criticità nello svolgimento dei servizi. Un po’ di verifiche nei Centri di Raccolta (CDR), negli impianti e sui mezzi non farebbero male.
Dagli articoli di stampa, inoltre, amministrazioni e cittadinanza non ci sembrano molto contente dell’organizzazione dei servizi… La FIT-CISL è da sempre al fianco dei lavoratori. La FIT c’è! Per un servizio pubblico umano, sicuro ed efficiente.




Pasquale Scopece
> *Basta con il tacito consenso.*
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> Da 50 anni la trattenuta sindacale in busta paga si rinnova da sola, anno dopo anno, se il lavoratore non fa niente.
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> Non è libertà sindacale, è pigrizia organizzata a favore del sindacato.
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> Il sindacato dovrebbe difendere il lavoratore quando il datore di lavoro trasgredisce l’accordo quadro, non vivere delle trattenute automatiche che il lavoratore ha firmato una volta all’assunzione e poi si è dimenticato.
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> La mia proposta è semplice: *abrogare il rinnovo tacito.*
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> Chi vuole iscriversi, lo fa con un atto consapevole ogni anno e paga la quota con bonifico / addebito diretto dal proprio IBAN, in accordo con la propria banca, come si fa per qualsiasi altro abbonamento o associazione.
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> Nessun intermediario in busta paga. Nessun datore di lavoro che fa da esattore. Nessuna trattenuta che continua perché uno non ha mandato la raccomandata di revoca.
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> Se il sindacato vale davvero, il lavoratore lo pagherà volentieri. Se vive solo di inerzia, è giusto che si estingua.
5 Novembre 2026 alle 13:26