Elezioni di Midterm USA: vince la democrazia

di Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

‘Tieni le tue fottute mani lontane dal nostro voto!’(…) Shut the fuck up Chiudi quella fottuta bocca (…) Se tutti gli americani non alzeranno la loro voce contro la tirannide, non saranno più uomini liberi.’ (Robert De Niro). L’attore americano che sostiene attivamente la tutela delle minoranze e l’accesso universale e facilitato al voto, contrapponendosi alle riforme elettorali restrittive promosse dai conservatori è stato uno dei principali avversari di Trump nelle ultime elezioni di Midterm. De Niro ha più volte criticato i tagli ai fondi federali per le arti, la ricerca scientifica e l’istruzione attuati durante l’amministrazione Trump. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, l’attore accusa la leadership di Trump di voler indebolire i pesi e contrappesi della democrazia americana e la libertà di stampa. Le elezioni di Midterm americane hanno portato al trionfo il Partito Democratico e dato una scòppola al presidente Trump come non se ne vedevano da tempo. Eppure esce un solo vincitore da questa competizione elettorale: gli USA. Il percorso politico di Donald Trump, segnato dalla vittoria nel 2016, dalla sconfitta nel 2020 e dal successivo ritorno al potere con la vittoria elettorale del 2024, viene interpretato in modi opposti a seconda della lente politica utilizzata. Il dibattito sull’argomento è molto acceso. Secondo una lettura progressista e istituzionale nel 2020 il sistema elettorale ha retto a pressioni senza precedenti, garantendo il passaggio di poteri nonostante le contestazioni e i drammatici fatti del 6 gennaio 2021 al Campidoglio. I tribunali americani, inclusi giudici nominati dallo stesso Trump o da amministrazioni repubblicane, hanno respinto i ricorsi infondati sulle elezioni, dimostrando l’indipendenza del potere giudiziario rispetto a quello esecutivo. Inoltre movimenti di protesta, media indipendenti e il voto di milioni di cittadini hanno dimostrato la capacità della popolazione di attivarsi per difendere gli standard democratici tradizionali. Al contrario, molti analisti ritengono che il sistema istituzionale americano abbia mostrato forti vulnerabilità, piuttosto che anticorpi efficaci: il fatto che le norme democratiche non scritte, il riconoscimento della sconfitta, il rispetto dei media e delle istituzioni, siano state apertamente sfidate indica secondo questa visione una fragilità del tessuto democratico. Il ritorno alla presidenza di Trump nel 2024, sostenuto da una coalizione elettorale ampia e diversificata che ha richiesto un profondo cambiamento politico, viene interpretato da molti come la prova che gli ‘anticorpi’ istituzionali o giudiziari non sono stati sufficienti a fermare un movimento populista radicato nel Paese. Per i sostenitori di Trump e per il fronte conservatore, la lettura è completamente capovolta: gli ‘anticorpi’ istituzionali o i processi giudiziari non vengono visti come difese della democrazia, ma come tentativi da parte di un’élite politica stabilita, il cosiddetto Deep State, di contrastare la volontà popolare. Secondo questo punto di vista, il vero esercizio della democrazia e il reale ‘anticorpo’ contro il declino economico e sociale americano è rappresentato proprio dal voto popolare che ha riportato Trump alla Casa Bianca, inteso come un mandato per scardinare istituzioni percepite come non più rispondenti ai bisogni dei cittadini. Il sistema americano con queste ultime elezioni ha fatto un resèt che risale alla natura stessa della sua matrice democratica: facciamo una succinta analisi. Con la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione gli Stati Uniti creano il primo moderno sistema di pesi e contrappesi (checks and balances). Tuttavia, la democrazia delle origini è fortemente limitata: il diritto di voto è riservato quasi esclusivamente ai proprietari terrieri bianchi di sesso maschile, e il sistema tollera e tutela l’istituto della schiavitù. La contraddizione tra gli ideali di libertà e la schiavitù esplode nella Guerra Civile: la vittoria del Nord e i successivi emendamenti costituzionali aboliscono la schiavitù e garantiscono sulla carta la cittadinanza e il voto agli afroamericani, anche se i successivi governi del Sud introdurranno leggi segregazioniste (Jim Crow laws) per neutralizzare questi diritti. Il XX secolo vede la reale estensione della democrazia a tutta la popolazione. Nel 1920 il 19° Emendamento sancisce il suffragio femminile, poi negli anni ’60 le storiche battaglie del Movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther King portano al Civil Rights Act (1964) e al Voting Rights Act (1965) che abbattono legalmente le discriminazioni razziali nel voto. Raggiunta la massima inclusività formale, la democrazia americana è poi entrata in una fase di forte stress strutturale. Oggi il dibattito si concentra sulla polarizzazione ideologica, sull’influenza del denaro nelle campagne elettorali e sulle riforme locali che, a seconda dei punti di vista, vengono descritte come misure di sicurezza del voto o come tentativi di limitarne l’accesso. Riassumendo all’estremo i concetti, l’ardire storico degli Stati Uniti non è stato quello di aver fondato una democrazia perfetta, ma di aver creato un modello istituzionale capace di emendarsi e allargare i propri confini civili sotto la spinta dei movimenti sociali. Malgrado questo sia stato un percorso complesso e articolato gli Usa restano il baluardo più importante della democrazia mondiale: le spinte estremistiche dei valori in campo tra democratici e repubblicani restano sempre nell’àlveo di un comune sentire l’istituzione dello Stato. I princìpi che muovono l’attuale sindaco di NewYork o il neo eletto Governatore del Michigan, egiziano di seconda generazione e musulmano, sono di certo nei fondamentali gli stessi che muovono i neoleletti senatori repubblicani più conservatori. Egli è nato in Michigan da genitori immigrati dall’Egitto ed è un medico epidemiologo con lauree e dottorati conseguiti alla Columbia University e a Oxford. Ha servito in passato come direttore del Dipartimento della Salute della città di Detroit. È inoltre un esponente dell’ala fortemente progressista del Partito Democratico, ma non ci sono ragioni per dubitare che la sua formazione culturale e il suo ruolo politico nella società, anche se espressione del progressismo più avanzato, non gli impediranno di ‘servire la Patria’ nel migliore dei modi. Ecco, il sale vero della democrazia americana sta proprio in questo ossia nell’essere ‘caleidoscopicamente’ rappresentativa delle più varie culture e posizioni politiche, per poi operare al suo interno una sintesi che le consente di essere ancora un esempio unico nel Mondo. Da qui il pensiero che deve essere centrale, a mio avviso, nell’analisi delle elezioni di Midterm USA, è che da esse esce un solo vero vincitore: gli USA. Trump o non Trump gli USA sono un’altra cosa e lo hanno dimostrato dandogli un chiaro segnale e costringendo il ‘tycoon’ a complimentarsi coi suoi avversari, secondo una mossa mediatica che mostra come anche in questo caso esista un margine anche per lui, oltre il quale non si può andare. I suoi più critici avversari sono costretti ad accettare le regole democratiche esattamente come i suoi sostenitori. Le ‘esagerazioni’ mediatiche e di sostanza istituzionale compiute dal presidente in questi mesi hanno portato l’opinione pubblica a mandargli un evidente segnale: attenzione Donald, se vai avanti così non hai futuro, nemmeno tra i tuoi. Poi sappiamo che Trump è Trump e che sarà sempre Trump: quello che deve consolarci è che il sistema democratico americano ha radici troppo solide e che certi regìmi che in questi mesi l’America sta combattendo sono lontani anni luce dalla democrazia USA che, in ogni caso e oltre ogni possibile sua incrinatura, resta un modello unico e irripetibile.

Jacopo Bononi- presidente del Premio letterario la Tore isola d’Elba

Una risposta a “Elezioni di Midterm USA: vince la democrazia”

  1. Fabio Rispondi

    Felice che il maiale col parrucchino abbia perso, gli auguro tutto il male possibile, ma per noi cambia poco io ci spero ancora in una bella guerra civile americana , finché ci sarà sto morbo chiamato USA il mondo non sarà al sicuro, quindi spero che Trump faccia qualche follia così scoppia la guerra e gli USA implodono su loro stessi e il mondo tornerà forse ad essere un posto meno vomitevole

    5 Novembre 2026 alle 18:53

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