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Porto Azzurro, il carcere diventa sempre più cardiosicuro

Al via il progetto pilota per formare personale e detenuti alle emergenze cardiache

La Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro punta sulla prevenzione e sulla formazione per affrontare le emergenze cardiache. È stato presentato il progetto “Carceri Cardiosicure”, un’iniziativa pilota nata dalla collaborazione tra la Direzione dell’istituto penitenziario e il dottor Fabio Costantino, cardiologo e presidente di Cardiosecurity Italia APS. Al centro del progetto ci sono la diffusione della cultura del primo soccorso, la formazione BLSD e l’utilizzo corretto del defibrillatore. Un percorso pensato inizialmente per il personale della Casa di Reclusione, ma destinato a svilupparsi anche coinvolgendo la popolazione detenuta. A spiegare le finalità dell’iniziativa è stata la direttrice dell’istituto, Martina Carducci, che ha evidenziato come il progetto nasca dalla volontà di «creare competenze diffuse». Una formazione che, nel caso degli agenti e del personale penitenziario, può rappresentare una risorsa non soltanto all’interno della struttura, ma anche all’esterno. Uno dei defibrillatori sarà infatti installato sui mezzi di servizio, così da consentire al personale formato di avere a disposizione lo strumento in caso di emergenza anche fuori dall’istituto. Un ulteriore percorso riguarderà invece il servizio navale, dove è già presente un defibrillatore a bordo della motovedetta, ma sarà necessario completare la formazione degli operatori. Particolare attenzione sarà dedicata anche a Pianosa, dove il progetto coinvolgerà i detenuti. «La persona che riceve la formazione è un cittadino – ha spiegato Carducci – e al termine della pena continuerà ad esserlo». L’obiettivo è quindi fornire competenze che possano essere utilizzate anche una volta concluso il percorso detentivo. La scelta di partire da Pianosa non è casuale. L’isola presenta infatti caratteristiche particolari anche sotto il profilo dell’assistenza sanitaria. La presenza di un defibrillatore e di persone formate al suo utilizzo può aumentare la capacità di risposta nei minuti che precedono l’arrivo dei soccorsi. «Più siamo e più possiamo salvare» è il messaggio lanciato dal dottor Fabio Costantino, ideatore dell’iniziativa. «Si tratta di estendere la cultura del primo soccorso anche nelle istituzioni carcerarie», ha spiegato, sottolineando l’importanza di formare non soltanto la Polizia penitenziaria, ma anche le persone detenute, affinché possano intervenire in caso di arresto cardiaco. All’incontro è intervenuta anche la dottoressa Elena Giovanna Bignami, presidente nazionale SIAARTI, che ha definito il progetto di fondamentale importanza sia dal punto di vista sanitario sia organizzativo. «Il primo soccorso è quello che permette realmente di poter salvare la vita a una persona», ha sottolineato, evidenziando inoltre le difficoltà legate al fatto che Porto Azzurro si trova su un’isola e la necessità di garantire un percorso rapido e sicuro verso le strutture specialistiche. Convinto il sostegno del Panathlon International Distretto Italia, rappresentato dal presidente Giorgio Costa, che ha evidenziato il rapporto tra cultura del soccorso e sport. L’obiettivo, ha spiegato, deve essere quello di portare i defibrillatori e la formazione anche nei piccoli impianti sportivi e nei campi di periferia, dove un intervento tempestivo può fare la differenza. Sulla stessa linea Maurizio Mancianti, presidente della Commissione Sanità nazionale del Panathlon Italia e del Panathlon Firenze, che ha ricordato come i primi minuti siano decisivi in attesa dell’arrivo dei soccorsi. A sostenere concretamente il progetto è stata la Banca dell’Elba, che ha donato due defibrillatori. «È stato un onore partecipare a questo progetto», ha detto la direttrice Marika Donati, ricordando la vocazione della banca al sostegno della comunità: «La nostra vera missione è quella del sostegno al territorio». La giornata si è conclusa con la presentazione ufficiale del progetto e la consegna dei defibrillatori. Un’iniziativa che punta a trasformare la formazione al primo soccorso in una competenza diffusa e a fare della Casa di Reclusione di Porto Azzurro un luogo ancora più attento alla prevenzione, alla sicurezza e alla tutela della vita.

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