Martedì 18 agosto alle ore 21 il Circolino di Facciatoia a San Piero in Campo ritornerà pista da ballo per un appuntamento molto atteso : “ Milonga sotto le stelle”, aperta a tutti i ballerini e gli appassionati di tango, al ritmo delle composizioni di Giuseppe Pietri, per un ulteriore omaggio in questo anno di celebrazioni in suo onore.
Con il patrocinio del Comune di Campo nell’Elba , la serata è organizzata dal Circolo Culturale Le Macinelle, Buena Onda Tango Elba e APS di San Piero.
Il tango argentino non è soltanto un ballo affascinante, ma è soprattutto un’esperienza artistica e umana, incentrata su un gesto significativo: l’abbraccio , che oggi si potrebbe definire quasi rivoluzionario, una forma di comunicazione profonda, basata sulla musica e sulla fiducia.
Nei primi decenni del Novecento, da Buenos Aires il tango diventò di moda a Milano e trovò in Giuseppe Pietri ( che lì viveva dopo il trasferimento dalla natia Elba ) un appassionato cultore, tanto che lui stesso compose musiche originali di questo genere dal ritmo incantato.
Celeberrima fu all’epoca la canzone “ Io ti voglio baciare” cantata da un giovanissimo Vittorio de Sica. Martedì sera queste musiche accompagneranno i tangueri di Buena Onda Tango Elba e tutti quelli che amano il ritmo di quello che è stato riconosciuto come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. In questa occasione sarà attivo come ristoro anche il chioschetto – bar del Circolino.
Si tratta di un evento speciale, da non perdere, in un momento storico raro di abbracci e di armonia !
Ti lascio una canzone: Giuseppe Pietri e il Tango:
Esiste un filo invisibile, sensuale e nostalgico, che unisce l’Isola d’Elba ai sobborghi di Buenos Aires, passando per i palcoscenici d’avanguardia della Milano degli anni Venti del Novecento Quando pensiamo a Giuseppe Pietri, la mente viaggia subito verso le melodie senza tempo dell’operetta, verso i successi travolgenti de L’acqua cheta o Addio giovinezza! che lo hanno consacrato nella storia della musica italiana. Eppure, in occasione della doppia ricorrenza del 140° anniversario della sua nascita a Sant’Ilario in Campo e dell’80° della sua scomparsa a Milano, l’Elba si prepara a svelare l’anima più segreta e inaspettata del suo leggendario compositore: la passione per il tango.
Nei primi del Novecento, questa danza nata dall’abbraccio degli immigrati d’oltreoceano -moltissimi dei quali italiani, i cosiddetti “tani”- stava cambiando pelle. Da ritmo puramente strumentale e frenetico, il tango rallentava, accoglieva la voce umana e si tingeva di quella struggente malinconia che avrebbe stregato il mondo intero. In Italia il fenomeno esplose con una forza travolgente, trovando proprio in Milano la sua seconda patria europea. Nei saloni aristocratici del Circolo del Giardino e nei caffè alla moda, le orchestre italiane reinventarono il genere, sostituendo il bandoneón argentino con la fisarmonica e mettendo al centro la melodia tipica della nostra tradizione .
Giuseppe Pietri non rimase a guardare. Da artista eclettico e curioso, respirò questa rivoluzione e la fece sua, dimostrando una fecondità sorprendente proprio nella scrittura di questo genere e imprimendo il ritmo della milonga su spartiti bellissimi rimasti segreti. Tra le carte del suo archivio privato riposa una perla rara, antecedente al 1927: la “Canzone Tango” intitolata Bianca Ninfea. Si tratta di un brano che racconta di una fanciulla bionda in attesa su un lago, la musica fu composta da Pietri, mentre le parole furono scritte dalla moglie Giovanna Saladino, che scelse di firmarsi con lo pseudonimo “Donatella”. Un dettaglio biografico dolcissimo, perché il nome sarà anche quello della loro terzogenita, Donatella Pietri, venuta al mondo nel 1932.
La melodia nata nell’intimità familiare era però destinata a una straordinaria metamorfosi e a una catena di incontri leggendari. Nel 1927, il testo venne completamente rivoluzionato e il brano, ribattezzato “Io ti voglio baciare”, sbarcò sul prestigioso palcoscenico della compagnia “Za Bum” di Mario Mattoli e Luciano Ramo, l’impresa teatrale milanese che stava sconvolgendo i canoni del varietà italiano. A prestare la voce e il fascino irresistibile a questa creazione di Pietri fu nientemeno che un giovanissimo Vittorio De Sica. Molto prima di diventare il celebre regista premio Oscar del Neorealismo, il dandy De Sica era il beniamino del teatro leggero, capace di ammaliare il pubblico sia dal vivo che attraverso le prime frequenze dell’Unione Radiofonica Italiana.
Fu proprio tra la fine degli anni Venti e i primissimi anni Trenta che le canzoni delle riviste della Za Bum, tra cui lo splendido tango di Pietri, entrarono con prepotenza nei palinsesti della neonata radio di regime. Con l’esplosione dei programmi radiofonici dedicati alla musica leggera, la voce magnetica di De Sica divenne una presenza fissa nelle case degli italiani, fino a culminare nel 1931 con la storica e definitiva incisione del brano su disco a 78 giri per la Columbia Records, un successo che portò quelle note a risuonare incessantemente nei giradischi e nei programmi radiofonici dell’epoca.
Tuttavia, Io ti voglio baciare non fu un episodio isolato. La penna del Maestro si cimentò ripetutamente con le cadenze avvolgenti del tango, inserendole persino nelle sue opere teatrali più importanti e declinandole in sfumature diverse e poetiche. Pietri compose infatti altri capitoli fondamentali di questa epopea musicale, legandoli a uno dei suoi più grandi successi internazionali: la sua celebre operetta del 1928, “Rompicollo”. È proprio da questo capolavoro teatrale -ambientato nell’ambiente contradaiolo del Palio di Siena- che nacque il malinconico “Tango della Patria”, un brano intriso del forte legame con le proprie radici che varcò trionfalmente i confini alpini. Quando l’operetta sbarcò nei teatri tedeschi e austriaci con il titolo di “Das große Rennen” (“La grande corsa”), quel tango stregò il pubblico mitteleuropeo, diventando celebre in Germania con il titolo di “Der Heimat”. A questo repertorio di grandissimo successo si affianca anche il “Tango del Marinaio”, un brano evocativo che ricreava le atmosfere dei porti e dei viaggi transoceanici, temi carissimi alla cultura di un uomo nato e cresciuto sul mare dell’Elba, isola anche di emigranti.
La forza immortale di questa melodia, capace di fondere la passionalità sudamericana con l’eleganza pop della penisola, non si è però fermata a quell’epoca pionieristica. Nel corso del Novecento, Io ti voglio baciare ha continuato a viaggiare nell’aria e nell’etere, fino a incontrare l’interpretazione intima, vellutata e senza tempo di un gigante della canzone e della chitarra come Fausto Cigliano. Il tango di Pietri, nobilitato dal carisma di De Sica, dalle orchestrazioni di grandi tenori come Carlo Buti e reinterpretato poi dalla sensibilità di Cigliano, si rivela ancora oggi un ponte culturale perfetto tra due mondi.



