Dopo le proteste e i disagi, l’amministrazione comunale di Porto Azzurro si è finalmente accorta della cantonata presa (l’ennesima nella gestione dei rifiuti e dintorni) e ha comunicato che “a partire dal 28 giugno, per il conferimento della CARTA e del VETRO presso le ecoisole informatizzate non saranno più indispensabili i sacchetti dotati di QR code”.
Seguono istruzioni abbastanza cervellotiche e frutto di un costoso percorso di autarchia dei rifiuti voluto dal sindaco Papi e dalla sua corte che ha Portato Porto azzurro ad assumere troppo spesso modalità eccentriche (raccolta e centro rifiuti, etc) rispetto alle regole in vigore negli altri Comuni Elbani e in Continente.
Ora l’Amministrazione Papi trova comodo scaricare le sue responsabilità attribuendole al “rispetto delle disposizioni impartite da ESA S.p.A., di cui il comune di Porto Azzurro sta entrando a far parte” e che vede come nuovo presidente un candidato della Lista Papi non eletto.
La raccolta differenziata avrebbe dovuto essere un servizio semplice, efficiente e realmente al servizio dei cittadini. A Porto Azzurro, invece, è diventata il simbolo di una scelta amministrativa sbagliata, costosa, con forme di controllo aggirabili e che hanno favoriti i furbetti e gli incivili. Una scelta ostinatamente difesa dal sindaco Maurizio Papi nonostante i continui disagi denunciati da residenti, attività economiche e turisti increduli.
Il sistema delle ecoisole informatizzate e dei sacchetti con QR Code era stato presentato come una soluzione innovativa, si è rivelata un costoso disastro. Ed è giusto ricordare che le ecoisole sono state finanziato in parte con soldi della Regione che si è poi “dimenticata” di verificare se il sistema era funzionante. In realtà era qualcosa di cervellotico: conferimenti complicati, ecoisole spesso difficili da utilizzare, problemi di accessibilità per anziani e persone con disabilità, disservizi nei periodi di maggiore afflusso turistico e un crescente malcontento dei cittadini. A tutto questo si era aggiunto il malfunzionamento dei lettori dei codici QR, le difficoltà di apertura delle ecoisole e la cronica irreperibilità dei sacchetti identificativi che, pur essendo a pagamento, spesso non sono disponibili.
Il paradosso ha raggiunto il suo apice con l’obbligo di conferire carta e vetro utilizzando sacchetti di plastica dotati di QR Code. Mentre si chiede ai cittadini di ridurre il consumo di plastica, la Giunta Papi li costringeva a utilizzarne altra per riciclare materiali destinati al recupero. Una scelta che smentisce nei fatti una proclamata attenzione all’ambiente che in realtà è puro greenwashing.
L’eterna Amministrazione Papi ha trascinato il Comune nell’isolamento amministrativo; mentre tutti gli altri Comuni dell’Isola d’Elba hanno aderito alla gestione unitaria del servizio attraverso ESA, Porto Azzurro ha perseguito una strada autarchica che si è rivelata più complessa, più costosa e meno efficiente. Affidare finalmente il servizio a ESA è stato di fatto il riconoscimento del fallimento di una scelta politica arrogante e isolazionista, difesa troppo a lungo e ingoiata alla fine quasi come un indigesto rospo.
La normativa della Regione Toscana (Leggi regionali n. 69/2011 e n. 61/2014) stabilisce che la gestione dei rifiuti debba garantire efficacia, efficienza, economicità, qualità del servizio e semplicità di utilizzo. Prevede inoltre che:
– i Comuni partecipino obbligatoriamente all’Autorità d’Ambito (ATO);
– il servizio sia organizzato in forma integrata a livello di Ambito Territoriale Ottimale, evitando la frammentazione delle gestioni;
– spetti all’ATO individuare il gestore unico;
– i Comuni esercitino funzioni di controllo e collaborazione, senza organizzare stabilmente modelli alternativi alla gestione integrata. Il passaggio a Rete Ambiente non ancora avvenuto è dovuto a impuntature che stanno costando caro soprattutto a commercianti e ristoratori. Una gestione fatta in maniera impropria, fatta troppo spesso ignorando le regole applicate da tutti gli altri.
È difficile sostenere che finora a Porto Azzurro questi principi siano stati rispettati quando un servizio pubblico essenziale è diventato fonte quotidiana di disagi, complicazioni e scelte isolate rispetto al resto del territorio. Il problema non è la raccolta differenziata, che rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela dell’ambiente e del decoro urbano, tanto più in un Comune a forte vocazione turistica. Il problema è aver costruito un sistema burocratico e tecnologico che sembra pensato più per complicare la vita ai cittadini che per aiutarli a differenziare correttamente.
L’amministrazione Papi non può continuare a minimizzare i problemi o a scaricare le responsabilità sui cittadini, come ha fatto finora. Dopo anni di segnalazioni è arrivato il momento di ammettere che il modello adottato si è rivelato sbagliato e inefficace e che deve essere profondamente ripensato. L’amministrazione deve ascoltare i suoi cittadini e gli operatori commerciali per questo proponiamo di pensare almeno nel periodo estivo ad un servizio di raccolta “porta a porta misto” per andare incontro ai disagi dell’attività commerciali e degli abitanti delle zone periferiche distanti dalle isole ecologiche. Chiediamo il rispetto delle norme in materia della gestione dei servizi per la raccolta dei rifiuti per tutelare sia i cittadini che i lavoratori.
Chiediamo che il Comune renda pubblici i costi sostenuti (anche quelli per i servizi affidati a terzi), i risultati realmente conseguiti, le criticità emerse e le modifiche che intende introdurre. Chiediamo inoltre un confronto pubblico con Esa, cittadini, attività economiche, Partiti e associazioni, perché un servizio essenziale non può essere gestito senza ascoltare chi ogni giorno ne subisce le conseguenze.
Difendere l’ambiente significa offrire servizi efficienti, semplici e accessibili. Invece, finora, si è difeso a ogni costo un sistema che ha mostrato tutti i suoi limiti, si è anteposto in maniera autoritaria l’orgoglio politico all’interesse della comunità. Dopo anni di disagi, questo non è più accettabile.


Francesca Cerboni
Io penso che il sistema poteva essere perfezionato , ma che comunque era assai migliore della raccolta porta a porta che viene effettuata negli altri comuni dell’isola, che hanno strade perennemente piene di sacchi di immondizia, con l’obbligo allo smaltimento dei rifiuti in giorni stabiliti, per cui l’organico maleodorante lo devi tenere in casa fino al giorno della raccolta! Un vero schifo!
27 Giugno 2026 alle 17:02